Mentre l'impegno dell'Italia ad aumentare le spese destinate alla difesa per sostenere l'Ucraina potrebbe vanificare gli sforzi del governo Meloni per contenere il gigantesco debito pubblico, mettendo a rischio l'affidabilità creditizia della terza economia della zona euro, dopo Equita e Kepler Cheuvreux anche Citi taglia il giudizio sul colosso italiano della difesa, Leonardo.
Il rating passa da buy a neutral. Eppure, il prezzo obiettivo è stato alzato parecchio da 28,4 a 48,4 euro, sopra alla quotazione attuale in borsa a 44,56 euro (-3,34%). Tuttavia, spiega Citi, dato il recente apprezzamento del titolo (+76,90% solo negli ultimi tre mesi), «riteniamo che il potenziale upside non sia sufficiente per mantenere il rating buy».
I due principali fattori che hanno determinato l’aumento del prezzo obiettivo sono l’incremento previsto della spesa per la difesa europea, che dovrebbe passare dal 2,5% al 3% del pil. «Crediamo che questo estenderà la durata della crescita sopra la media da 5 a 10 anni, aumentando il fair value del titolo di circa 8 euro», prevede Citi. A questo aggiunge l’aumento del 17% delle previsioni dell’utile di medio termine (2029) del gruppo, principalmente grazie alle nuove iniziative di crescita interne. Anche le migliori aspettative di conversione della cassa hanno contribuito alla revisione al rialzo del target price.
«I bilanci europei per la difesa mostrano un aumento dal 2,1% al 2,3% del pil entro la fine del decennio, anche se inizialmente speravamo che si potesse arrivare al 2,5% del pil», continua Citi. Dopo l’incontro tra Zelensky e Trump alla Casa Bianca e le successive riunioni d’emergenza in Europa, «crediamo che il 3% del pil sia ora un obiettivo realistico. Si potrebbe discutere di ulteriori aumenti, forse fino al 3,5-4% del pil, potenzialmente al vertice Nato di giugno, ma riteniamo che il livello finale della spesa sarà limitato da vincoli fiscali e politici in Europa».
Il nuovo prezzo obiettivo di Citi a 48,4 euro si basa su un modello Dcf, con previsioni esplicite fino al 2030, seguite da una crescita del 9% tra il sesto e il decimo anno e una crescita perpetua del 3%, in linea con la crescita nominale del pil, con un Wacc del 9%. L’aumento della durata della crescita sopra il livello normale riflette il recente cambiamento nelle aspettative di spesa per la difesa, passate dal 2,5% al 3% del pil.
Riteniamo che la geopolitica e il dibattito sui bilanci europei per la difesa saranno i principali driver del titolo. «Se il 3,5% del pil diventasse credibile, il nostro fair value aumenterebbe di circa 8-9 euro per azione; viceversa, se le aspettative scendessero al 2,5% del pil, rispetto al 2,1% nel 2024 e alla nostra nuova previsione di 3% a lungo termine, il fair value scenderebbe di circa 8-9 euro per azione», simula Citi. «Riteniamo che il 3% sia il nuovo livello probabile di spesa per la difesa, anche se potrebbero volerci dieci anni per raggiungerlo».
Certo, il livello di spesa per la difesa dovrebbe essere ancora più alto, intorno al 3,5-4% del pil, e il vertice Nato di giugno potrebbe introdurre obiettivi più ambiziosi a lungo termine. D’altra parte, la Nato deve trovare un equilibrio tra tre elementi fondamentali di dissuasione: Comunicazione: «se fai questo, io risponderò»; capacità: «posso rispondere»; credibilità: «credi che io risponderò». Se uno di questi tre elementi manca, afferma Citi, la dissuasione non funziona. Aumentare la spesa al 3% o più rafforza la capacità, ma al vertice precedente la Nato ha mantenuto il minimo al 2% (anziché il 2,5% atteso), per dimostrare unità piuttosto che rischiare di rivelare divisioni nell’alleanza.
Durante l’aggiornamento del piano industriale a marzo, Leonardo ha stimato che un aumento di 100 punti base della spesa italiana per la difesa potrebbe incrementare il fatturato di 2-3 miliardi di euro. Se anche il resto dell’Europa aumentasse la spesa di 100 punti base, il potenziale aumento del fatturato sarebbe di 4-6 miliardi di euro a medio termine, calcola Citi che a valere sul bilancio 2025 si aspetta un utile di 989,6 milioni di euro (1,068 miliardi nel 2024) e ricavi pari a 18,956 miliardi (17.763 nel 2024). (riproduzione riservata)