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Leonardo, Avio e Officina Stellare: come si muovono i big italiani della space economy in un universo di pmi
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Leonardo, Avio e Officina Stellare: come si muovono i big italiani della space economy in un universo di pmi

27 febbraio 2026, 20:30

In Italia si contano 14 distretti, con moltissime piccole e medie imprese a conduzione familiare e pochi grandi player. Investimenti per 7,3 miliardi di eur tra 2023 e 2026

Piantare una bandiera sulla Luna, ma anche connettere i cellulari di miliardi di persone sulla Terra. Sono due delle molte facce della moderna economia dello spazio. Si va dalla costruzione delle infrastrutture per le missioni lunari a una molteplicità di tecnologie e prodotti dual use, come sono chiamati tutti gli articoli che hanno anche applicazioni «civili». Il campo è vasto e, secondo le stime del World Economic Forum, nel 2023 valeva circa 630 miliardi di dollari, indotto incluso. In questa arena competono centinaia di aziende italiane, con moltissime pmi e pochi grandi player che stanno rivedendo assetti e alleanze.

In Italia 14 distretti di space economy

«La space economy oggi è una filiera che impatta molti settori. A differenza del passato, quando era solo una questione geopolitica e militare, i prodotti ‘spaziali’ hanno una pervasività molto forte e tante tecnologie sono diventate di uso quotidiano», spiega Leonella Gori, co-autrice del libro Volare Alto: la space economy italiana tra filiera, capitali e competizione globale (2026) e docente alla Sda Bocconi. «L’Italia può contare su 14 distretti, distribuiti da Nord a Sud. Si tratta di un universo composto da una miriade di piccole e medie imprese, spesso a conduzione familiare, con competenze tecnologiche elevatissime ma di dimensioni estremamente ridotte e, di conseguenza, contendibili».

La divisione spazio di Leonardo vale 1 miliardo di ricavi 

In Italia, dove alla space economy sono destinati investimenti per 7,3 miliardi nel triennio 2023-2026, uno dei player più grandi è Leonardo. Pur ottenendo la maggior parte dei ricavi da altri segmenti legati alla difesa, il gruppo è coinvolto in numerosi progetti e joint venture nel mondo space.

Nel 2025 la divisione spazio ha contribuito con 1 miliardo di euro (+11,1%) al fatturato totale, arrivato a 19,5 miliardi (+10,9%), e ordini per quasi 1,1 miliardi (+9,4%). Inoltre Leonardo controlla il 33% di Thales Alenia Space e il 19% di Avio, altro operatore quotato sul segmento Star di Borsa Italiana.

I piani americani di Avio

Avio, specializzata in lanciatori spaziali, sta rapidamente cambiando pelle. La società ha appena ottenuto incentivi per 97,7 milioni di dollari dallo Stato americano della Virginia per un nuovo stabilimento di motori a propellente solido, da usare sia per la difesa sia nel settore spaziale commerciale. Il baricentro si sposta così verso gli Stati Uniti, con il nuovo sito che avrà un ruolo centrale nei piani di crescita dell’azienda e il 20% del capitale già in mano a soci statunitensi.

L’assetto attuale è frutto di un aumento di capitale da 400 milioni di euro, varato lo scorso ottobre, che ha visto Leonardo scendere dal 28% all’attuale 19%. Il colosso della difesa ha inoltre siglato un patto parasociale con In Orbit (partecipata da manager di Avio) e Rbc Holding, che fa capo al presidente Roberto Italia, in vista del rinnovo del cda il 3 marzo. Quanto ai numeri, Avio stima un portafoglio ordini tra 2,1 e 2,2 miliardi a fine 2025 e ricavi netti tra 510 e 540 milioni.

Il riassetto di Officina Stellare

Scendendo di dimensioni anche Officina Stellare (Egm), che progetta telescopi e altri strumenti, sta attraversando una fase di riassetto. L’assemblea ha approvato un piano di fusione con Global Aerospace Technologies Group per creare, con un aumento di capitale da oltre 60 milioni, una «space factory» italiana. Nel 2024 la società ha registrato un valore della produzione di 22 milioni (+20%) e un utile di 415 mila euro.

La space economy tra borsa e private equity

Con Leonardo, Avio e Officina Stellare di fatto si conclude la lista delle italiane quotate in borsa, dove la space economy è poco rappresentata. «La borsa richiede risorse e autorizzazioni onerose per pmi spesso prive di struttura manageriale», aggiunge Gori. «In più, il mercato vuole comunicazione costante e ritorni veloci. La space economy invece ha bisogno di investimenti di lungo periodo. È un settore capital intensive, per cui un’opzione è rappresentata piuttosto dal private equity, alternativa percorribile per molte aziende consolidate in cerca di finanziamenti». (riproduzione riservata)



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