Leonardo consolida la propria presenza nel Golfo Persico con una nuova commessa firmata con Abu Dhabi Ship Building, la divisione navale del colosso emiratino Edge Group.
L’accordo prevede la fornitura di sistemi di combattimento navali di nuova generazione nella configurazione Falaj 3 destinati al programma «Al Dorra» della Marina del Kuwait. Il valore stimato del contratto è pari a 320 milioni di euro.
La nuova commessa rappresenta un ulteriore tassello nel rafforzamento della cooperazione industriale tra Leonardo ed Edge, una partnership che negli ultimi anni ha già portato alla consegna di oltre 25 unità navali. L’intesa conferma, inoltre, la centralità del Medio Oriente nelle strategie internazionali del gruppo italiano della difesa.
Secondo quanto comunicato dalle società coinvolte, il contratto costituisce anche un passaggio chiave verso la creazione di una joint venture tra il gruppo guidato dal nuoco ceo, Lorenzo Mariani, ed Edge Group con l’obiettivo di sviluppare capacità integrate nel settore navale militare e rafforzare il posizionamento sui mercati internazionali della difesa.
Il progetto «Al Dorra» punta a dotare la Marina del Kuwait di piattaforme avanzate in grado di integrare sistemi di combattimento di ultima generazione, sensoristica evoluta e capacità operative ad alto contenuto tecnologico. In questo contesto Leonardo fornirà il proprio know-how nell’integrazione dei sistemi e nelle tecnologie elettroniche per la difesa navale.
Per Leonardo il nuovo contratto contribuisce a rafforzare il portafoglio ordini internazionale in un segmento, quello della difesa navale, considerato tra i più dinamici del mercato globale anche alla luce dell’aumento degli investimenti militari da parte dei Paesi del Golfo.
Il contratto, stima Equita, vale l’1% del backlog (portafoglio ordini) di Leonardo atteso a fine 2026 e rafforza la collaborazione consolidata con Edge e Abu Dhabi Ship Building che ha già portato alla consegna di oltre 25 unità navali. «Ribadiamo il rating buy e il target price a 67 euro sull’azione», conclude Equita.
Per Banca Akros (rating neutral e target price a 63 euro) il valore del contratto è pari all’1,4% dei ricavi attesi a fine 2026 e allo 0,7% del portafoglio ordini 2025.
Mediobanca Research (rating outperform e prezzo obiettivo a 70 euro) sposta l’attenzione sul fatto che, come riportato da Euronews, Mbda, il colosso europeo dei missili partecipato da Leonardo, Airbus e Bae Systems, prevede di espandere la produzione di missili e sistemi di difesa in Italia, con il supporto di 300 milioni di euro di investimenti nei siti italiani nel periodo 2024-2029, nell’ambito di un più ampio piano di espansione industriale europeo da 2,4 miliardi di euro. L’obiettivo è aumentare la velocità di produzione e ridurre i tempi di consegna.
I principali siti italiani coinvolti sono Roma, La Spezia, Bacoli (nei pressi di Napoli) e un nuovo polo industriale pianificato nell’area di Parma, con la possibilità di almeno 300 nuove assunzioni in Italia. Focus, in particolare, sull’aumento della produzione dei missili Aster, utilizzati nel sistema di difesa aerea Samp/t, insieme ad altri programmi come Teseo Mk2/E, sistemi anti-drone, elettronica avanzata, radar seeker e missili a corto raggio per la difesa terrestre.
La Spezia dovrebbe avere un ruolo importante nella produzione di missili navali, incluso il Teseo. Mentre il nuovo missile Vshorad per l’Esercito Italiano, progettato per contrastare droni, elicotteri e velivoli a bassa quota, è visto operativo dal 2028 e potrebbe essere integrato nel sistema anti-drone Sky Warde di Mbda.
«I piani di espansione sono coerenti con la strategia di Mbda di aumentare la capacità produttiva per far fronte alla crescente domanda di missili in Europa. L’azienda prevede un incremento della produzione missilistica del 40% nel 2026, incluso il raddoppio della capacità degli Aster e un raddoppio del piano di investimenti fino a 5 miliardi di euro entro il 2030», commenta Mediobanca Research. «Mbda contribuirà agli utili sia di Leonardo (quota del 25%) sia di Bae Systems (quota del 37,5%). Nell’esercizio 2025, la joint venture ha registrato un portafoglio ordini di 44 miliardi di euro con vendite pari a 5,8 miliardi (+18% su base annua). Tuttavia, ci attendiamo una moderazione della crescita organica anno su anno nel 2026, dovuta all’anticipo di alcune consegne prima della fine del 2025».
A Piazza Affari il 20 maggio il titolo Leonardo è salito in chiusura del 2,4% a 52,16 euro. Negli ultimi tre mesi ha perso l’8% circa. Il 19 maggio la società ha annunciato l’avvio, nei prossimi giorni, di un programma di riacquisto di azioni proprie fino a un massimo di 2 milioni, pari allo 0,345% del capitale sociale. La durata massima è fissata in diciotto mesi a partire dal 7 maggio.
Le azioni acquistate saranno destinate a servire gli attuali piani di incentivazione a lungo termine e i piani di azionariato per i dipendenti, oltre a eventuali altri programmi di partecipazione azionaria. «Ai prezzi di mercato attuali, il programma implicherebbe un esborso fino a 100 milioni di euro», calcola Banca Akros. (riproduzione riservata)