Disco verde in Aula alla Camera, con 122 voti a favore, 104 astenuti e nessun voto contro, al ddl Lobby, che passa ora al Senato. Le opposizioni hanno così confermato la posizione espressa in commissione Affari costituzionali al termine dell'esame del testo.
Il provvedimento, che contiene una “Disciplina dell'attività di relazioni istituzionali per la rappresentanza di interessi”, a prima firma del presidente della commissione Affari costituzionali Nazario Pagano (Fi), che ne è stato anche relatore, è stato approvato in prima lettura.
Si tratta di un provvedimento atteso da anni, più volte discusso nelle scorse legislature ma mai arrivato al traguardo finale, e sollecitato anche dalla Corte costituzionale e dalle istituzioni europee.
A livello internazionale, sono, infatti, diverse le nazioni, dal Canada alla Francia, che hanno adottato normative specifiche per regolamentare il lobbismo e anche l’Unione europea ha previsto un “registro per la trasparenza” che disciplina le relazioni tra i portatori di interesse e le istituzioni comunitarie. Il provvedimento approvato oggi, 29 gennaio, in prima lettura si propone di regolamentare e dare trasparenza all’attività svolta dai rappresentanti di interessi come contributo alle decisioni pubbliche, ma sempre «nell’osservanza della normativa vigente, nel rispetto dell’autonomia delle istituzioni e con obbligo di lealtà e integrità verso di esse».
La nuova normativa sul lobbying, articolata in 12 articoli, nasce anche dai risultati dell’indagine conoscitiva promossa lo scorso anno dalla commissione Affari costituzionali e riunisce diverse iniziative parlamentari precedenti.
Al centro della disciplina, ora all’esame del Parlamento, c’è il ruolo del Cnel, cui viene affidato il compito di istituire il Registro pubblico per la trasparenza dell’attività di rappresentanza di interessi, che sostituirà ogni precedente registro analogo. Il Registro conterrà i dati identificativi di rappresentanti e portatori di interessi e sarà affiancato da un codice deontologico, la cui violazione potrà comportare l’espulsione.
Secondo il dossier della Camera, il Registro dovrà essere consultabile anche sui siti istituzionali degli enti cui appartengono i decisori pubblici. Sempre nell’ambito del Cnel sarà istituito un Comitato di sorveglianza sulla trasparenza dei processi decisionali pubblici, composto da nove membri: tre nominati dal presidente dell’ente e sei estratti a sorte da un elenco di trenta esperti tra professori universitari e avvocati con almeno venti anni di esperienza. Nessun compenso o rimborso è previsto. Il Comitato dovrà riferire annualmente entro il 30 giugno al presidente del Consiglio e ai presidenti delle Camere sull’attività dei portatori di interessi.
La scelta di affidare al Cnel il ruolo centrale nella nuova disciplina ha suscitato critiche dalle opposizioni, che avevano auspicato l’intervento di autorità indipendenti come Antitrust o Agcom. In Aula, la linea prevalente è stata quella dell’astensione.
Infine, i decisori pubblici avranno il diritto di richiedere al Comitato la rimozione o la correzione di informazioni relative a loro incontri ritenuti inesatti o già pubblicati.
Secondo la coalizione Lobbying4change il testo è meno incisivo del previsto perchè «esclude dagli obblighi di trasparenza alcuni tra i principali attori che svolgono attività di relazioni istituzionali, come ad esempio Confindustria, compromettendo per i cittadini la possibilità di valutarne l’influenza sulle decisioni pubbliche». La Camera «ha perso un’occasione: quella di approvare una legge sul lobbying efficace e senza sconti alle associazioni datoriali», denuncia Federico Anghelé, direttore di The Good Lobby. «Il risultato finale è una legge meno ambiziosa, meno coerente e meno incisiva rispetto agli obiettivi iniziali della riforma, incapace di garantire parità di trattamento tra tutti i soggetti che svolgono attività di rappresentanza di interessi». La coalizione annuncia che continuerà a promuovere «un confronto costruttivo volto a rafforzare la disciplina della rappresentanza di interessi» in Senato.
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