???La legge di Bilancio è la più leggera mai bollinata dal 2014: appena 18,7 miliardi in un Paese che cresce dello 0,5% a fronte dell’1,4% europeo. «È una manovra bonsai, di così scarso respiro da risultare inemendabile», osserva parlando a MF-Milano Finanza Daniele Manca, capogruppo del Pd in commissione Bilancio. Per il quale il limite è innanzitutto politico.
La scelta del governo di anticipare di un anno l’uscita dalla procedura di infrazione, utile per spread e rating, ha chiuso ogni margine di manovra: «Hanno creato spazio per la difesa ma non per salari e produttività». Per Manca sono i numeri a mostrare le scelte dell’esecutivo.
La spesa militare è l’unico capitolo in espansione: +3,4 miliardi nel 2026, +7,1 miliardi l’anno successivo e fino a +12,2 miliardi nel 2028, in coerenza con l’impegno assunto in sede Nato. Al contrario il Fondo sanitario nazionale scenderà sotto il 6% del pil per la prima volta dal 2011, mentre 5,8 milioni di italiani hanno rinunciato a curarsi nel 2024 e diverse Regioni stanno alzando l’addizionale Irpef per coprire i buchi.
Secondo il Nazareno si tratta di un testo «del tutto inadeguato» che ancora una volta non si fa carico dei due problemi strutturali dell’Italia: quello dei salari e della produttività bassi. «Per affrontarli servono riforme più ampie», ma la legge di Bilancio introduce solo misure spot della durata di un anno. «Manca un piano di riforme strutturali ed è su questo che stiamo lavorando».
L’alternativa delineata dal Pd ruota attorno a tre assi: lavoro e potere d’acquisto; politiche industriali; servizi pubblici. Sul fronte dei salari le misure del governo valgono in media 158 euro l’anno per chi guadagna tra 28 e 50 mila euro, una frazione dei 25 miliardi erosi dal fiscal drag dal 2021. Per i dem le priorità restano una legge sul salario minimo, l’adeguamento automatico dei contratti e una riforma Irpef che neutralizzi l’inflazione.
Sul piano industriale il Pd propone un fondo verde e digitale, garanzie pubbliche per il credito e un piano contro i dazi Usa (-16,5 miliardi di export). Per i servizi essenziali l’obiettivo è rifinanziare sanità, scuola, casa e trasporti, settori che la manovra lascerebbe sotto-finanziati.
Le coperture arriverebbero da una revisione selettiva della spesa e dal ripensamento delle politiche fiscali. Nel mirino la rottamazione delle cartelle (2,5 miliardi nel triennio), il riordino delle agevolazioni, una tassazione estesa degli extraprofitti (non solo banche e assicurazioni ma anche energia e difesa) e la riduzione dei sussidi ambientalmente dannosi. «Non è negativo tenere i conti in ordine», precisa Manca, «ma, se l’unico obiettivo è quello, basta la Ragioneria.
Questa manovra non costruisce nulla e non rimette il Paese su una traiettoria di crescita sostenibile e duratura». È per questo che il Partito Democratico sta già lavorando per posizionarsi come alternativa al governo attraverso un lavoro con imprese e parti sociali: «Vogliamo costruire un accordo sociale per lavorare in maniera condivisa». (riproduzione riservata)