La manovra in via di perfezionamento in questi giorni è la conferma che «il governo vuole continuare con una pianificazione sostenibile e prudente, particolarmente adeguata alla gestione di un elevato stock di debito in un contesto di prolungata incertezza». Non solo in quanto «ritenuta la sola in grado di garantire la flessibilità necessaria per perseguire gli obiettivi programmatici e affrontare eventuali esigenze impreviste che potrebbero emergere nel prossimo futuro». Ma soprattutto perché è valsa al «nostro Paese il riconoscimento di stabilità e credibilità internazionale». Queste le parole pronunciate dal ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, in audizione sul Documento programmatico di finanza pubblica, davanti alle commissioni Bilancio congiunte di Camera e Senato.
Lasciando parlare qualche numero, la legge di Bilancio ammonta allo 0,7% del pil, quindi a 16 miliardi lordi. Sarà sostanzialmente neutrale sul deficit nel 2026 e moderatamente espansiva nel biennio successivo per circa lo 0,3 di pil nel 2027-28, spiega il titolare del Mef.
In particolare, il lieve peggioramento del deficit nel 2026 «potrà essere utilizzato, coerentemente con il quadro di governance europea, solo per spese una tantum. Per tali ragioni - ha aggiunto Giorgetti - sarà previsto «uno specifico fondo per fronteggiare gli effetti finanziari derivanti dalle sentenze, dei plessi giurisdizionali nazionali ed europei, nelle quali lo Stato potrebbe risultare soccombente».
Il ministro ha poi fatto presente che i minori oneri previsti per gli interessi passivi «non contribuiscono a ridurre il tasso di crescita dell'aggregato di spesa netta - dunque non liberano spazi di bilancio utilizzabili in manovra - ma, migliorando l'andamento del deficit, favoriscono l'uscita dalla procedura per disavanzi eccessivi e rallentano l'accumulazione di debito».
Da considerare in aggiunta che la riduzione dello spread dai 210 punti base di fine 2022 agli attuali 80 si tradurrà in minore spesa per gli interessi negli anni. Data la struttura dei titoli del debito pubblico, spiega Giorgetti. Tale miglioramento determina una «riduzione della spesa per interessi pari allo 0,13% del pil nel primo anno, 0,30% nel secondo anno e 0,44% nel terzo anno».
Infatti l’inquilino di Via XX Settembre comunica che la spesa per interessi salirà gradualmente, «raggiungendo il 4,3% del pil nel 2028, ma meno di quanto atteso ad aprile grazie al miglioramento del rischio Paese, che riflette il riconoscimento, da parte degli operatori di mercato e delle agenzie di rating, della prudente politica di bilancio italiana». E «penso che ci siano ulteriori margini non solo sul rating e sullo spread perché ritengo che avendo fatto i compiti a casa fatti bene e in bella calligrafia ci debba essere riconosciuto» ha aggiunto Giorgetti.
Il ministro poi si è soffermato sulla dimensione europea: a partire dal giugno dello scorso anno, la Bce ha ridotto i tassi guida di due punti percentuali, portando il tasso sulla deposit facility al 2%, un livello grosso modo neutrale «ma a nostro avviso ancora rivedibile dato il contesto di bassa crescita, se non di stagnazione, dell’area euro».
Entrando nello specifico delle misure della legge di Bilancio, Giorgetti ha confermato che «abbiamo intenzione di chiedere alle banche, in modo concertato, un contributo per il sistema Paese perché il beneficio del rating è andato a beneficio di tutto il sistema Paese, anche degli istituti di credito. Non ci sarà nessun intento punitivo o velleitario ma la richiesta di collaborare in un momento particolare per il Paese».
Allo stesso tempo ha precisato che anche se non sono esplicitate, sono previste delle privatizzazioni. Anche se «in alcuni casi è più facile in altri più complesso». E ha dichiarato che «intendiamo riproporre e prorogare la detrazione al 50% in modo selettivo, sulla prima casa in particolare».
Sull’adeguamento dell'età pensionabile alle aspettative di vita che scatterebbe nel 2027 «ci sarà, io userei questo termine, una sterilizzazione selettiva. Penso che non ci sono quelli più fortunati o quelli meno fortunati ma quelli meritevoli e quelli meno. I lavori usuranti o i precoci devono avere un trattamento diverso», ha anticipato il titolare del Mef. Sulla stessa linea di pensiero, «stiamo lavorando su una nuova rottamazione, ma non a beneficio di tutto, anche in questo caso bisogna distinguere tra meritevoli e non meritevoli».
Da ultimo, Giorgetti ha precisato che le spese per la difesa non sono «ancora parte integrante della manovra. Lo saranno nel momento in cui, una volta usciti dalla proceduta di infrazione chiederemo la deroga». Questo perchè «non abbiamo intenzione di finanziare la difesa togliendo le risorse ad altre voci di spesa, tanto meno a quella sociale o roba di questo tipo». Dunque «le spese per la difesa le faremo, ma ricorrendo alla deroga che ci consente l'Europa», ha concluso il ministro. (riproduzione riservata)