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Le tensioni sulle banche spingono giù Piazza Affari
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Le tensioni sulle banche spingono giù Piazza Affari

di Marco Sasso
08 novembre 2017, 18:10 Ultimo aggiornamento: 18:11

Il FtseMib di Piazza Affari ha ceduto lo 0,57% sulla scia della tensione che si è creata attorno alla questione npl: oggi il parlamento europeo ha bocciato le nuove linee sugli npl indicate dalla Vigilanza guidata da Nouy. A creare ulteriore tensione, l'aumento di capitale da 700 mln di Creval

Ha terminato la seduta in rosso il FtseMib di Piazza Affari che ha ceduto lo 0,57% in una giornata particolarmente carica di tensione per la questione delle banche. Ieri il presidente della Banca centrale europea, Mario Draghi, aveva lanciato un appello in merito al delicato argomento dei crediti deteriorati, chiedendo "uno sforzo congiunto da parte di banche, autorità di vigilanza, legislatori e autorità nazionali per affrontare la questione in maniera ordinata", precisando che “anche se i livelli di Npl sono scesi in maniera significativa dal 7,5% di inizio 2015 al 5,5% attuale, il problema non è ancora risolto".

Il clima si è inasprito ulteriormente nella giornata di oggi, dopo che il servizio giuridico del Parlamento europeo ha bocciato le nuove linee guida sugli npl indicate dalla Vigilanza guidata da Danièle Nouy, affermando che "Non spetta alla Bce adottare l'Addendum sui crediti deteriorati poiché i suoi contenuti hanno valore normativo". Nel documento presentato, il Parlamento ha precisato che l'Addendum fissa regole generali legalmente vincolanti applicabili a tutte le banche e quindi "la Bce non ha la competenza per adottarlo".

A chiedere il parere era stato, il 24 ottobre scorso, il presidente dell'Europarlamento, Antonio Tajani, per verificare la competenza della Bce ad adottare questo tipo di provvedimenti. Nel documento è stato concluso che "la Bce corre il rischio di agire al di là del suo mandato invadendo il campo del legislatore".

A inasprire ulteriormente il clima sul comparto bancario si è inserito l'aumento di capitale di Creval, un'operazione da 700 milioni di euro che ha fatto peggiorare il sentiment degli investitori nei confronti di tutto il settore. Come ha fatto notare Banca Akros, si tratta di un ammontare pari a circa 2,5 volte la capitalizzazione di Borsa.

Piuttosto scarna invece l’agenda degli appuntamenti con i dati macroeconomici: la giornata non ha fornito dati particolarmente rilevanti.

A Piazza Affari, dunque, male il comparto bancario con Banco Bpm -7,53%, B.Mps -4,76%, Bper -4,38%, Ubi B. -2,96% e Mediobanca -0,1%. Sono rimaste a galla invece Intesa Sanpaolo (+0,28%), Unicredit (+0,74%) e FinecoBank (+0,19% a 7,975 euro) su cui Kepler Cheuvreux ha alzato il prezzo obiettivo da 8,5 a 8,8 euro, confermando la raccomandazione buy dopo la trimestrale.

Male anche Mediaset (-3,93% a 2,93 euro) penalizzata dalla debolezza del mercato e dal fatto che in occasione della trimestrale non ci sono stati aggiornamenti sul possibile accordo con Vivendi su Mediaset Premium.

Prysmian ha perso il 2,44% in seguito al giudizio di Banca Akros che ha ridotto la raccomandazione sul titolo da accumulate a neutral, con prezzo obiettivo da 28,5 a 29,5 euro. Gli analisti hanno tagliato il rating dopo la buona performance messa a segno dall'azione da inizio anno.

In calo anche Telecom (-1,41% a 0,7355 euro) nonostante i risultati di Tim Brasil superiori alle attese. Il 10 novembre il Cda del gruppo si riunirà per approvare i conti del terzo trimestre 2017 del gruppo Tim.

In progresso Italgas (+0,39% a 5,125 euro) che ha sottoscritto un accordo vincolante con Cpl Concordia e Impresa Costruzioni Raffaello Pellegrini per rilevare il 100% di Ichnusa Gas, holding che controlla 12 società titolari di altrettante concessioni per la realizzazione e l'esercizio di reti di distribuzione di gas in 81 comuni della Sardegna.

Ondata di vendite su Maire Tecnimont (-9,95% a 4,254 euro) su cui Mediobanca Securities ha abbassato il giudizio da outperform a neutral, con prezzo obiettivo che sale da 4,5 a 4,85 euro.

Negli Stati Uniti proseguono cautamente il Dow Jones (-0,06%) e il Nasdaq (+0,05%). L’'attenzione degli investitori continua ad essere rivolta sulla stagione delle trimestrali e sulla riforma fiscale americana.

Secondo Jonathan Mackay, strategist di Schroeders, un anno dopo l'insediamento di Donald Trump alla Casa Bianca gli operatori hanno ormai realizzato che il piano di riduzione della pressione fiscale sarà differente da quanto inizialmente previsto. "Ci sono buone probabilità di riuscita della riforma, ma sarà diversa da quella presentata dai Repubblicani fino a ora", ha commentato lo strategist. Mentre secondo Nathan Sheets, capo economista di Pgim, "La modifica della normativa dovrebbe far aumentare la crescita degli Stati Uniti nel corso del prossimo anno, anche se tuttora non si riesce a capire se ciò riuscirà a far aumentare gli investimenti delle imprese. Si tratta di un esperimento coraggioso".



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