È dura la vita delle boutique di consulenza e revisione contabile in un mondo dominato dalla Big Four: Deloitte, EY, Kpmg e Pwc. In Italia così come nei Paesi anglosassoni i colossi del settore presiedono il mercato, lasciando agli sfidanti poco più che le briciole.
Uno studio della società tecnologica partner di Microsoft Upslide, condotto nel Regno Unito e Usa su 400 società di consulenza strategica, ha mostrato che l’80% delle boutique di medio livello affronta le Big Four nella maggior parte delle operazioni, ma solo nel 12% dei casi si aggiudica i deal.
La ragione di questa incapacità di competere è la più logica in assoluto: i limiti tecnologici nei processi di lavoro delle società più piccole. Alla domanda su quale fosse il principale motivo di preoccupazione, il 32% dei 400 operatori intervistati da Upslide ha risposto che la tecnologia con strumenti obsoleti o limitati spesso li ha delusi, mentre il 20% ha detto che le proposte non soddisfacevano le aspettative dei clienti.
Al contempo si crea un paradosso: se l’85% delle aziende ritiene che intelligenza artificiale e automazione siano fondamentali per rimanere competitivi, quasi un intervistato su due pensa che investire in AI non sia prioritario per la sua azienda.
C’è però un problema ancora più grave, che non permette alle piccole boutique di competere coi giganti. Il 99% degli intervistati provenienti da società di revisione e consulenza di piccolo e medio livello hanno infatti riconosciuto che la loro azienda ha difficoltà con problemi legati al marchio: tra questi, più di un terzo (il 36%), è preoccupato di competere con aziende con un maggiore riconoscimento del brand, come per l’appunto le Big Four.
Se un tempo Deloitte & co puntavano alle grandi operazioni, lasciando ai più piccoli la grande arena del mid-market, oggi il bacino delle pmi (specie in Italia) è sempre più appetibile anche per i colossi.
«Le Big Four, un tempo focalizzate principalmente su transazioni grandi e complesse, si sono espanse in modo aggressivo nel mid-market per approfondire le relazioni con i clienti e cogliere nuove opportunità di crescita», spiega Julien Villemonteix, ceo di Upslide. «Le aziende più piccole, con la loro competenza specialistica e i prezzi competitivi, stanno guadagnando più spesso un posto al tavolo: ma questa nuova vicinanza porta nuove pressioni, poiché ora si trovano a competere direttamente con potenze globali che detengono chiari vantaggi in termini di scala, riconoscimento del marchio e risorse».
Quale può essere il rimedio? Sicuramente una strada è quella di fare massa critica concentrandosi su una strategia di acquisizioni. Scelta prediletta però solo dal 10% delle boutique americane e britanniche.
Una seconda soluzione, quella preferita da Upslide (visto anche il suo modello di business) è quella di investire in tecnologia. «L'automazione e l'intelligenza artificiale possono aiutare le aziende a sbloccare capacità, accelerare i processi e fornire risultati di alta qualità in modo costante», afferma Villemonteix. «I giusti investimenti tecnologici possono creare condizioni di maggiore parità e aiutare le aziende di tutte le dimensioni a competere, crescere e vincere in modo più coerente». (riproduzione riservata)