La Regione Lombardia ha sorpreso i mercati, qualche mese fa, con il lancio del primo progetto europeo per aiutare le piccole e medie imprese a quotarsi in borsa. Infatti la Regione, con la delibera di giunta del 9 settembre 2024, ha stabilito un plafond di 25 milioni di euro per il triennio 2025-2027 a favore delle pmi che intendono effettuare un’ipo a Piazza Affari. Un progetto messo a punto da Guido Guidesi, Assessore allo Sviluppo Economico.
I fondi coprono anche la ricerca degli analisti, di cui le società più piccole hanno particolare necessità. La misura Quota Lombardia, fra l’altro, si può sommare a quella nazionale del bonus ipo, il credito di imposta per agevolare lo sbarco in borsa, che va calcolato sul 50% delle spese sostenute per le consulenze (per il 2025 è di 6 milioni).
Le due misure a favore della rete delle piccole e medie imprese arrivano in un periodo in cui i tassi in Eurozona sono in discesa, ma all’interno di un quadro macro complesso dove la guerra commerciale dei dazi Usa del presidente Donald Trump sta creando una forte volatilità in borsa e difficoltà nell’economia reale. Una situazione che non rende facile la vita delle pmi e non incentiva le quotazioni. Da inizio anno infatti, ci sono state tre ipo a Piazza Affari (tutte di piccole società) e quattro delisting. Sullo sfondo, intanto, si muove una campagna di fusioni e acquisizioni che sta caratterizzando il comparto bancario come non avveniva da decenni, un’ondata di m&a spinta dalla necessità di creare gruppi finanziari in Europa più grandi, solidi e in grado di competere con quelli americani, cinesi e giapponesi. Unicredit ha lanciato in tal senso un’opa su Banco Bpm ed è salita in Generali, mentre Mps ha avanzato un’offerta pubblica su Mediobanca. Se le operazioni andranno in porto, avremo meno banche sul mercato, a partire dalla Lombardia. Di pmi, tassi, dazi ed m&a Milano Finanza ha parlato con l’assessore Guidesi.
Domanda Il comparto industriale è stato messo sotto pressione per due anni dai tassi, ora Trump minaccia dazi al 25% all’Ue: che cosa si può fare per sostenere le aziende industriali della Lombardia, motore d’Italia?
Risposta A questo aggiungiamoci anche una regolamentazione europea e alcune strade intraprese dalla precedente Commissione che mettono a rischio la stabilità del sistema industriale. Poi aggiungiamo i costi energetici, su questo, bene il decreto del governo ma serve un limite europeo alla speculazione finanziaria sui costi energetici, dal momento che la volatilità dei prezzi dell’energia rende impossibile la programmazione produttiva e i costi alti rendono alcune produzioni diseconomiche.
Noi, come Lombardia, facciamo tutto quello che possiamo con una serie di strumenti che mettiamo a disposizione per filiere e pmi nel tentativo di cercare di far raggiungere il più velocemente possibile gli obiettivi prefissati dalle imprese.
Poi facciamo un’opera sindacale per le nostre aziende, per il nostro tessuto economico, e questo lo facciamo soprattutto in Europa dove cerchiamo di costruire alleanze con le altre regioni manifatturiere. Per ora dalla nuova Commissione si sono avuti solo titoli e nessuna sostanza: non c'è più tempo però, soprattutto per l'automotive e altri settori. Senza cambiamenti radicali delle regole europee si va verso la deindustrializzazione.
D. La Lombardia ha messo a punto il primo bonus regionale della storia per le quotazioni. Come ha reagito il territorio? Ci saranno altri strumenti di finanza a sostegno delle pmi?
R. Costruiamo diversi strumenti finanziari innovativi per le pmi come per esempio il Basket Bond, il progetto per agevolare e sostenere l’accesso a forme di credito alternativo da parte delle pmi che emettono debito. Abbiamo poi messo a punto strumenti per la patrimonializzione e assegnato 60 milioni di euro per le garanzie ai Confidi. Nello specifico del bonus regionale crediamo che avere più società quotate in Lombardia significhi crescere di struttura, nell’accesso alla liquidità ed essere più competitivi. Inoltre, si ribadisce il storico ruolo della Lombardia quale 'Capitale finanziaria'.
D. Banche: sempre la Lombardia è al centro di diverse operazioni di fusione e acquisizione in vista della creazione di gruppi più grandi e in grado di essere più competitivi a livello europeo. Questa trasformazione in atto è una buona notizia per il tessuto delle imprese lombarde? O può essere un pericolo per la mancanza di competitività sul fronte delle commissioni verso le imprese?
R. Quando c'è movimento ritengo sia un bene perché significa che c’è energia. Io credo che l’Europa abbia bisogno di una banca dimensionalmente grande da poter competere con le grandi banche player mondiali ma ciò non può andare a discapito di chi fa credito sul territorio che va difeso e tutelato.
Per cui, sì ad un player europeo e tutela delle banche territoriali con una particolare attenzione alla flessibilità. Ovvero, va bene la vigilanza, va bene la competenza degli amministratori ma bisogna, attraverso maggiore flessibilità, ribadire la priorità del ruolo di sviluppatori economici delle banche attraverso l’apertura di credito a famiglie e aziende. Alcune regole devono cambiare perché ingessano l’attività bancaria mettendo in secondo piano l’immissione di liquidità nel sistema economico produttivo, poi magari per alcuni è pure un buon alibi per rimanere fermi e fare utile finanziario senza impegnarsi molto sulle aperture di credito. Detto ciò, una filiale della cassa rurale in un paesino, fondamentale per l’economia di quell’area territoriale, non può avere la stessa gestione burocratica della centrale di una banca internazionale. Senza il credito non si investe, non si inventa, non si innova. Bisogna ridare alle banche il loro ruolo. (riproduzione riservata)