I tempi sono maturi per un taglio dei tassi di interesse che dovrebbe concretizzarsi a settembre sia nella zona euro sia negli Stati Uniti. Lo hanno lasciato intendere apertamente gli ultimi commenti in tema di politica monetaria giunti nella seduta di venerdì 23 agosto dallo stesso numero uno della Fed, Jerome Powell, secondo cui è arrivato il momento di intervenire sui tassi, e da alcuni esponenti della Bce. I toni scelti dal banchiere centrale Usa sono stati particolarmente espansivi: Powell ha detto apertamente che i rischi al rialzo sull'inflazione sono diminuiti, ma quelli al ribasso sul mercato del lavoro sono aumentati. Prima del presidente Powell si era espresso Raphael Bostic, numero uno della Fed di Atlanta, con parole altrettanto da colomba.
Sempre da Jackson Hole, ma sabato, il capo economista della Bce, Philip Lane, ha detto che Francoforte sta facendo «buoni progressi» nel riportare l'inflazione al suo obiettivo del 2%, ma il successo non è ancora assicurato, per cui, ha aggiunto Lane, è ancora necessaria una politica monetaria restrittiva. Le attese sono ora che la Bce tagli i tassi il 12 settembre portando quello sui depositi al 3,5%, livello abbastanza alto da frenare la crescita. Nel caso della Fed, ha sottolineato Luigi De Bellis, co-responsabile dell'ufficio studi di Equita, i mercati hanno aumentato leggermente le aspettative di un taglio tassi per il 2024 e per il 2025: ora stanno prezzando una probabilità del 35% per un taglio di 50 punti base il 18 settembre rispetto al 25% prima del discorso di Powell il quale è fiducioso che l'inflazione sia sulla strada giusta per raggiungere il 2% e non desidera un ulteriore raffreddamento del mercato del lavoro: «i rischi al rialzo per l'inflazione si sono ridotti. E i rischi al ribasso per l'occupazione sono aumentati».
Un taglio dei tassi della Fed, in un contesto di normalizzazione dei tassi di interesse senza un significativo deterioramento del mercato del lavoro e dell'economia, rappresenta un fattore positivo per i mercati azionari. In particolare, in questo scenario, «riteniamo che i titoli di qualità e growth siano da preferire rispetto ai ciclici e tra i nostri preferiti ci sono DiaSorin, Campari, Moltiply, Marr, Reply e Technogym», ha suggerito De Bellis. «Nel settore finanziario, ci aspettiamo che un contesto di graduale calo dei tassi di interesse favorisca i titoli del risparmio gestito, e i nostri preferiti sono Banca Mediolanum e FinecoBank, le società meno sensibili al margine di interesse come Mediobanca o le banche con una maggior quota di ricavi da commissioni, quindi Intesa Sanpaolo e Credem.
Il recente peggioramento del mercato del lavoro e di altri indicatori macroeconomici, unito all'incertezza geopolitica con le tensioni in Medio Oriente, richiede, tuttavia, un attento monitoraggio», ha concluso De Bellis. Sono, invece, cinque le top picks di Banca Akros tra i big di Piazza Affari: DiaSorin, Enel, Intesa Sanpaolo, Leonardo e Tenaris. E sempre cinque le top picks tra le mid-small cap del listino milanese: Avio, Digital Value, Fine Foods, Technoprobe e Tamburi Investment Partners (Tip). (riproduzione riservata)