Lo scambio di quote sulle emissioni di carbonio è una forma di emission trading, ovvero un approccio per controllare l'inquinamento basato su degli incentivi economici per ridurre le emissioni. Il mercato del carbonio si rivolge specificamente all'anidride carbonica (calcolata in tonnellate di biossido di carbonio equivalente), e costituisce attualmente la maggior parte dello scambio di quote di emissioni.
Questa forma di scambio di permessi è un metodo comune che i Paesi utilizzano per rispettare gli obblighi specificati dal Protocollo di Kyoto, che ha come principale scopo la riduzione delle emissioni di carbonio nel tentativo di mitigare i futuri cambiamenti climatici. Nell'ambito dello scambio di quote di carbonio, un Paese con più emissioni di carbonio è in grado di acquistare il diritto di emettere di più, e l'entità con meno emissioni vende il diritto di emettere carbonio ad altri Paesi. Quelli inquinanti che emettono più carbonio soddisfano quindi i loro requisiti in materia di emissioni, e il mercato degli scambi si traduce in metodi di riduzione del carbonio più efficaci sotto il profilo dei costi.
Secondo Berenberg, la Brexit e le previsioni più ottimistiche relative alla ripresa dell’economia dell’Eurozona porteranno le stime per il deficit dello scambio di quote di emissione di quest'anno ad aumentare del 26%, da 159 milioni permessi a 200 milioni. Questo equivarrà ad un deficit della domanda del 27% contro il 19% stimato in precedenza. Le previsioni relative al disavanzo commerciale nell'ambito del sistema ETS dell'Unione europea sono state riviste al rialzo dopo l'uscita del Regno Unito dal sistema e dopo la revisione delle stime della produzione industriale per l'area dell'euro. Insieme, queste due fattispecie accentueranno i deficit commerciali del mercato del carbonio, raggiungendo un picco di poco più di 800 milioni di autorizzazioni (pari al 112% della domanda) nel 2024.
“Per collocare il deficit nella giusta prospettiva, mostriamo i nostri casi base come una percentuale della domanda del sistema, cioè le emissioni totali. Prevediamo un deficit annuale di liquidità del 27%, 36%, 32% e 36% della domanda rispettivamente nel 2021,2022,2023 e 2024. Ciò lascia il 2024 a un deficit di liquidità cumulativo del 112%, e anche se ci aspettiamo una ripresa nel triennio 2025-28, pensiamo che l'impatto degli obiettivi del Green Deal porterà quel livello al 97% della domanda entro il 2030”, sottolineano da Berenberg.
L'impatto cumulativo sul disavanzo è cruciale, perché la sanzione per il mancato rispetto degli obiettivi di riduzione delle emissioni di carbonio per gli emettitori non è solo di 110 euro per ogni autorizzazione, ma, l'anno successivo, gli emettitori devono compensare ciò che viene emesso in più, indipendentemente dal requisito di conformità dell’anno in corso.
I target di prezzo relativi alle emissioni del carbonio di Berenberg nell'ambito del sistema ETS sono rispettivamente 65, 85 e 50 euro per tonnellata per, rispettivamente, il 2021, 2022 e 2023. “Entro questo termine, ci aspettiamo che il prezzo del carbonio raggiunga 110 euro per tonnellata entro il quarto trimestre di quest'anno e rimanga a quel livello per i prossimi tre trimestri, prima che la reazione politica inneschi un ritorno alla soglia dei 50 euro”, evidenziano da Berenberg.
Anche se ci fosse una crescita economica pari a zero nel 2021 e 2022, ci sarebbero comunque deficit commerciali significativi. Per far fronte a questa emergenza, Berenberg si affida alle energie rinnovabili e punta sulle aziende elettriche, scegliendo, in ordine, Rwe, Fortum, Orsted, Engie e Verbund (tutte con un rating buy). “Tutti questi nomi traggono vantaggio da un prezzo del carbonio più elevato, sebbene le energie rinnovabili diventino più attraenti quando vi è un aumento dei prezzi dell'elettricità”, evidenziano gli analisti.
In particolare, Rwe (target price 39,50 euro), è una compagnia elettrica tedesca fondata nel 1898, con sede ad Essen. L’azienda Fortum (target price a 23 euro), invece, affonda le sue radici in Finlandia. Di proprietà statale, il suo business è focalizzato sui paesi nordici e baltici, Polonia, Russia e India. Orsted (target price a 1700 corone danesi) è la più grande compagnia energetica in Danimarca, mentre Engie (target price a 14 euro) è un’azienda energetica francese che opera nel settore della produzione e distribuzione di energia elettrica, nel settore del gas naturale e dell'energia rinnovabile. Infine, Verbund AG (target price a 68 euro), precedentemente noto come Verbundgesellschaft, è il maggiore fornitore di energia elettrica dell'Austria. (riproduzione riservata)