Quando lo Stato emette titoli di debito, le pmi quotate ne risentono. È il cosiddetto fenomeno del «crowding out» su cui due ricercatori italiani, Martino Cabassi e Nicolò Cobianchi, hanno effettuato una ricerca per conto del Sandwich Club, il think tank internazionale fondato tra gli altri dal deputato leghista Giulio Centemero. Il risultato è appena stato presentato a Londra davanti a una platea di professionisti della finanza, imprenditori e policy maker.
Lo studio ha analizzato 1.265 giorni di negoziazione tra 2021 e 2026 incrociando i volumi giornalieri di scambio del Ftse Italia Small Cap con le date delle 120 aste Btp del Mef.
Secondo la teoria classica del crowding, il Tesoro, emettendo titoli di Stato, andrebbe a competere con il settore privato per la liquidità disponibile, alzando i tassi e sottraendo capitali alle imprese minori. Ma i dati raccontano una storia più complessa, secondo quanto emerso dallo studio.
Per ciascuna asta si è osservato come si comporta il mercato delle small cap nei cinque giorni precedenti e nei cinque successivi. Il volume di scambio tende a salire dell’11% alla vigilia di ogni emissione, per poi scendere del 4% il giorno stesso dell’asta e normalizzarsi rapidamente. Il modello è quindi «coerente con un effetto di pre-posizionamento istituzionale in cui gli operatori si riorganizzano in anticipo rispetto all’emissione», osservano i ricercatori.
Dall’analisi è emersa poi una correlazione tra il Vix, l’indice della volatilità, e il volume delle small cap, definita «schiacciante» perché supera di gran lunga qualsiasi effetto legato al calendario delle aste. Quindi, nel momento in cui i mercati globali diventano nervosi, le pmi quotate tendono a soffrire molto di più di quanto non facciano in risposta a qualsiasi emissione del Tesoro. Secondo gli autori sarebbe utile un coordinamento tra Mef, Consob e Borsa Spa per monitorare la liquidità dei segmenti più sottili durante le emissioni. (riproduzione riservata)