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Lane (Bce): guardare oltre la volatilità dell'inflazione
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Lane (Bce): guardare oltre la volatilità dell'inflazione

di Marco Vignali
01 aprile 2021, 15:45 Ultimo aggiornamento: 15:48

Per il capo economista l'indice dei prezzi resta lontano dal target della Bce. Le prospettive del medio termine sono modeste a causa del rallentamento del mercato del lavoro e dei consumi. L'aumento è dovuto a fattori transitori, ma i trend sottostanti restano deboli. Weidmann: previsioni a rischio dopo i nuovi lockdown

La probabilità di assistere a una crescita dell'inflazione in futuro preoccupa gli investitori, ma non i banchieri centrali. L'ultimo a esprimersi in relazione a un possibile aumento dei prezzi è stato Philip Lane, capo economista della Banca centrale europea, che ha ribadito: "L'aumento dell'inflazione nella zona euro è causato da una serie di fattori transitori, mentre i trend sottostanti restano deboli. La Banca centrale europea deve quindi mantenere una politica ultra accomodante".

"La volatilità dell'inflazione nel 2020-2021 può essere ampiamente attribuita alla natura dello shock pandemico", ha detto Lane in un post pubblicato sul sito della Bce, "e le prospettive nel medio termine restano modeste, a causa di una domanda debole e di un significativo rallentamento dei mercati del lavoro e dei prodotti”.
 
Lane ha ribadito che è necessario guardare oltre questa volatilità, che potrebbe portare l'inflazione anche temporaneamente al di sopra dei target dell'Eurotower, e ha chiesto inoltre ai governi di continuare a spendere per sostenere la crescita, con il blocco probabilmente tornato in recessione nel primo trimestre e che farà fatica anche nel secondo. La volatilità dell'inflazione, secondo il capo economista, potrebbe essere meglio interpretata come "l'esaurimento delle forze disinflazionistiche che hanno preso piede nel 2020, ma di fatto non costituisce alcuna base per un cambiamento sostenuto nella dinamica dell'inflazione futura".

"Le prospettive per l'inflazione", ha assicurato, "rimangono contenute, e la chiusura del divario rispetto al nostro obiettivo costituirà l'agenda del Consiglio direttivo nei prossimi anni". Lane ha fornito anche una lunga analisi per spiegare come mai le prospettive di medio termine per l'inflazione rimangano “modeste”, a partire da "un contesto di domanda debole e di sostanziale rallentamento dei mercati del lavoro e dei beni".
 
L'inflazione, infatti, "dovrebbe raggiungere solo l'1,4% entro il 2023, ben al di sotto dell'obiettivo del Consiglio direttivo".  Alla luce dell'impatto dello shock pandemico sulla dinamica dei prezzi, "garantire condizioni di finanziamento favorevoli è fondamentale per ridare slancio all'inflazione" e a lungo termine appare "di vitale importanza che il sostegno fiscale sia mantenuto e che la risposta fiscale dell'area dell'euro allo sviluppo della pandemia e ai requisiti per una forte ripresa sia calibrata in modo appropriato".

Non solo, perché "il livello ancora elevato di infezioni, i rischi posti dalle mutazioni del virus e il relativo prolungamento delle misure di contenimento continuano a pesare sull'attività economica dell'area dell'euro, soprattutto nei servizi, con il Pil che probabilmente si è nuovamente contratto nel primo trimestre di quest'anno”. Per questo, "l'ulteriore prolungamento delle misure di contenimento lascerà un'impronta sull'attività nel secondo trimestre, anche se le campagne di vaccinazione dovrebbero guadagnare terreno nelle prossime settimane", conclude il capo economista.
 
"Le previsioni della Bce pubblicate tre settimane fa che stimavano un rimbalzo del 4% dell'economia della zona euro, sono già minacciate da un aumento dei casi di Covid-19 che costringe i governi a rimandare il riavvio delle attività", ha aggiunto Jens Weidmann, componente del board Bce e governatore della banca centrale tedesca.

Il rimbalzo dell'economia della zona euro è molto indietro rispetto a quello degli Stati Uniti, con i 19 Paesi che condividono la moneta unica che faticano a tenere sotto controllo la terza ondata della pandemia, anche per ritardi nelle campagne di vaccinazione. Weidmann ha detto che le previsioni della Bce sul pil 2021, che sono state riviste al rialzo l'11 marzo scorso, potrebbero non essere confermate se le restrizioni per contrastare la pandemia dovessero venire estese.

"A causa del forte aumento del numero dei contagi, potrebbe essere necessario più tempo per allentare le misure di protezione rispetto a quanto previsto a marzo", ha detto Weidmann ai giornalisti nella tarda serata di ieri, parole pubblicate oggi. "In questo caso le previsioni del tasso di crescita del pil della zona euro per il 2021 potrebbero non essere più sostenibili". Il banchiere centrale ha precisato che una campagna vaccinale di successo potrebbe ancora permettere di recuperare il terreno perduto nel resto dell'anno.

Weidmann ha sostenuto la decisione presa a marzo da Francoforte di accelerare il programma di acquisto di titoli di Stato, una forma di stimolo monetario, nonostante un balzo temporaneo dell'inflazione, in un contesto in cui un'attività economica debole avrebbe potuto frenare i prezzi.

Il governatore della banca centrale tedesca ha aggiunto che il recente aumento dei rendimenti delle obbligazioni tedesche riflette un miglioramento delle prospettive economiche negli Stati Uniti e ha avvertito che il fenomeno potrebbe portare a un aumento dei costi di finanziamento per imprese e famiglie della zona euro.
 
Indicazioni simili arrivano anche oltreoceano, dove ieri è stato presentato il piano infrastrutturale da 2mila miliardi di dollari varato dall’amministrazione di Biden. Secondo Mary Daly, la presidente della Fed di San Francisco, "il piano spingerà la crescita, non l'inflazione", ha dichiarato Daly in un'intervista ad Axios. Molti temono che questo progetto, in aggiunta al piano di stimoli da 1.900 miliardi recentemente approvato, possa far aumentare l'inflazione, spingendo la Fed ad alzare i tassi d'interesse prima del previsto.

"Sarà una spinta per la crescita e non per l'inflazione. Ci saranno più lavoratori, una migliore produzione, le strade e i ponti e le infrastrutture digitali miglioreranno. E' molto positivo per la nostra economia. Ci permetterà di crescere più velocemente", ha concluso la presidente della Fed di San Francisco. (riproduzione riservata)



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