Nell’Ue, come nel domino, ogni casella che cade può spostare anche le altre. Il possibile addio anticipato di Christine Lagarde alla Bce rischia di riaprire i giochi di potere per tutte le istituzioni europee. A fare da arbitri saranno sempre i governi che, questa volta, non si scontreranno né sulle grandi riforme né sulla postura da tenere in politica estera. In palio ci sono le principali poltrone dell’Unione Europea, che fanno gola perché riempirle, almeno questo è l’auspicio, consentirebbe di incidere nei momenti che contano.
Tutti gli Stati membri sono pronti a scendere in campo, ma nella giravolta delle cariche Ue dovranno fare i conti con due grandi manovratori: Emmanuel Macron e Friedrich Merz. Secondo il Financial Times, la numero uno della banca centrale europea vuole consentire al presidente francese e al cancelliere tedesco di scegliere il suo successore.
Il mandato all’Eliseo scade ad aprile 2027 e Macron non può ricandidarsi perché ne ha due alle spalle. Con l’addio di Lagarde prima di ottobre 2027, invece, il leader francese tornerebbe ad aver voce in capitolo sulla Bce, l’istituzione custode dell’euro che manovra i tassi per ancorare l’inflazione al 2%. E qui si inserisce la Germania di Merz che, nonostante il ruolo di prima economia europea, non ha mai ottenuto il vertice dell’Eurotower.
Berlino però ha già un connazionale alla guida della Vigilanza, Claudia Buch. Senza contare che un’altra tedesca, Ursula von der Leyen, è a capo della Commissione. Concedere alla Germania la Bce sarebbe troppo, a meno di muovere anche le altre tessere del domino. Nelle cancellerie europee, allora, c’è chi immagina le dimissioni anticipate di von der Leyen (il suo mandato scade a fine 2029) in cambio della presidenza della Repubblica tedesca.
Scenario a cui la numero uno della Commissione, in realtà, sarebbe poco interessata ma che permetterebbe a Merz, principale azionista del suo partito (il Ppe), di puntare dritto su Francoforte. La Germania, del resto, ha due nomi di peso da schierare: il presidente della Bundesbank, Joachim Nagel, e Isabel Schnabel, già membro del comitato esecutivo della banca centrale europea e in scadenza nel 2027 insieme al capo economista, l’irlandese Philip Lane.
Alla fine Berlino potrebbe consolarsi proprio con quest’ultima casella, perché il favorito per la Bce è Pablo Hernández de Cos. Il suo curriculum parla da solo: ex governatore della banca centrale spagnola, oggi direttore generale della Banca dei Regolamenti Internazionale, senza contare che viene da uno dei Paesi con la maggiore crescita in Europa.
Il problema è che Madrid ha già il vertice della Banca Europea per gli Investimenti con Nadia Calviño. Ed ecco perché de Cos se la gioca quasi ad armi pari con Klaas Knot, ex governatore della banca centrale olandese, uscito di recente dal comitato esecutivo della Bce. Altro candidato di ferro, insomma.
L’incastro però resta complicato, a meno di muovere altre due caselle di peso. Così anche la presidente del Parlamento Europeo, Roberta Metsola, potrebbe finire nel risiko delle nomine. Membro come von der Leyen del Ppe, la maltese scade nel primo semestre del 2027 ed è fiduciosa in un terzo mandato. Come confida nel rinnovo anche il numero uno del Consiglio Europeo, il socialista e portoghese Antonio Costa, anche lui in sella fino a metà 2027.
Tutti le principali caselle dell’Ue, quindi, potrebbero esser rimescolate. E tra i grandi Paesi solo l’Italia - almeno in apparenza - sembra defilata. Di solito la premier Giorgia Meloni preferisce muoversi in silenzio, dietro le quinte. E in caso, per Francoforte, avrebbe a disposizione uno dei banchieri centrali più apprezzati di tutta Europa, il governatore Fabio Panetta, arrivato al vertice di Bankitalia proprio dal comitato esecutivo della Bce.
Quanto a Lagarde, invece, c’è chi la immagina sfidare la destra di Marine Le Pen - o il suo delfino Jordan Bardella - per il posto di Macron, oppure alla guida del World Economic Forum di Davos. Poltrone di peso, anche in questo caso. (riproduzione riservata)