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La Yellen rettifica. Unicredit: sell-off dimostra le valutazioni tirate
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La Yellen rettifica. Unicredit: sell-off dimostra le valutazioni tirate

di Marco Vignali
05 maggio 2021, 10:25

Sono bastate le parole Segretario al Tesoro degli Stati Uniti (poi riviste) per far sprofondare ieri i listini Usa ed europei. Il credito ha resistito all'impatto, mentre il dollaro ne ha approfittato. Stamani le perdite sono in parte ripianate, ma lo scenario di ieri è un'ulteriore prova delle valutazioni tirate. In questo contesto, focus su dati macro e trimestrali

La seduta di borsa ieri ha colto piuttosto di sorpresa gli investitori, con i mercati azionari globali che hanno messo a segno una brusca correzione al ribasso guidati da un crollo delle azioni tecnologiche statunitensi (il Nasdaq 100 e l'indice Fang+ hanno entrambi perso l'1,9%) e del più ampio S&P 500 (che ha perso lo 0,7%). Solo il Dow Jones è riuscito chiudere la seduta con un piccolo guadagno, dello 0,06%. Viceversa, dal momento che il sell-off è stato assai più pronunciato nel pomeriggio, gli indici europei hanno sottoperformato e chiuso in profondo rosso, con perdite diffuse sia per lo Stoxx Europe 600 (-1,9%) che per il Dax di Francoforte (-2,5%, il peggiore in Europa).

Sul mercato obbligazionario, le valutazioni dei titoli di Stato sono state rimaste sostenute, con un calo del rendimento a 10 anni del Bund superiore a quello del Treasury (3 punti base contro 1 punto base). In questo contesto, i Btp hanno leggermente sottoperformato i cugini tedeschi e il differenziale di rendimento è aumentato di 2 punti base, tornando sopra quota 110 punti base.

Il sell-off sui mercati è stato causato anche e soprattutto dalle dichiarazioni, piuttosto schiette, del Segretario al Tesoro degli Stati Uniti, Janet Yellen, che durante la seduta di borsa aveva ribadito la possibilità di dover assistere ad un rialzo dei tassi da parte della Federal Reserve già nel prossimo futuro "per assicurarsi che la nostra economia non si surriscaldi eccessivamente". A borse chiuse, tuttavia, Yellen ha chiarito ulteriormente la sua posizione, ribadendo che non sta "predicendo o raccomandando" alla Fed di alzare i tassi di interesse chiave, quanto piuttosto che, prima o poi, questo potrà avvenire.

Dopo queste dichiarazioni, stamani i futures azionari statunitensi stanno mostrando timidi segni di stabilizzazione, mentre le borse europee hanno aperto in rialzo di oltre l'1% sulla scia della normalizzazione a cui si è assistito sul finale della seduta statunitense di ieri, quando i listini Usa hanno limato parte delle perdite intraday. I mercati obbligazionari (futures sui Treasury) e i principali tassi di cambio si muovono invece in laterale, con variazioni alquanto marginali.

Secondo gli analisti di Unicredit, nel mercato obbligazionario, il calo di ieri dei rendimenti del Bund a dieci anni è stato nuovamente trainato dalla componente dei tassi reali. "Sta diventando sempre più evidente che la stretta correlazione della settimana scorsa tra il rendimento nominale del Bund e il tasso di pareggio era solo temporanea”, sottolineano. Per quanto riguarda i titoli di Stato statunitensi, l'attenzione si concentrerà sull'annuncio del rimborso trimestrale del Tesoro, previsto alle 14:30 (orario europeo). "Lunedì, il Tesoro ha annunciato che il governo intende prendere in prestito 463 miliardi di dollari tra aprile e giugno, mentre a febbraio l'obiettivo di tale finanziamento per il medesimo periodo era di appena 95 miliardi di dollari", evidenziano gli strategist.

Nel frattempo, l'amministrazione Biden ha approvato 1,9 milioni di dollari in aiuti fiscali. I fondi necessari, tuttavia, saranno in gran parte coperti da una riduzione del saldo di cassa del Tesoro, superiore a 1,6 miliardi di dollari all'inizio di febbraio e ridotto a 970 miliardi di dollari la settimana scorsa. "Il Treasury Borrowing Advisory Committee ha raccomandato di mantenere i volumi delle aste praticamente invariati nel secondo trimestre 2021 rispetto a quelli del primo trimestre. Qualsiasi deviazione da questa raccomandazione potrebbe essere considerata una sorpresa e avrebbe probabilmente un impatto visibile sui mercati", argomentano a Unicredit.

Sebbene i futures dei mercati azionari scambino in rialzo questa mattina ed è probabile assistere già oggi ad una stabilizzazione degli spread nei mercati europei del credito, "il sell-off di ieri dei titoli azionari è un promemoria del fatto che le valutazioni nei mercati sono tirate, e che vi è un potenziale negativo di ricaduta anche nel credito europeo”, affermano da Unicredit, secondo cui il fatto che l'impatto sul credito europeo sia stato relativamente contenuto ieri è in gran parte un riflesso del forte supporto tecnico, soprattutto con una minore offerta di nuove obbligazioni all'inizio di questo mese.

“Mentre i dati sui Pmi di questa mattina non saranno in grado di fornire notevoli impulsi al mercato, la forte lettura prevista nell'indice Ism dei servizi di questo pomeriggio dovrebbe dimostrarsi favorevole alla propensione al rischio. "Data la forte correlazione tra ibridi e credito high-yield e azioni, i risultati di quest'ultimo rimangono i veri driver nei mercati del credito europei", sottolineano gli esperti.

In questo contesto, tutti gli occhi restano puntati sulla stagione delle trimestrali: negli Stati Uniti, dove il 72% dell’S&P 500 aziende ha già riportato i propri conti, quasi il 90% ha stupito al rialzo, con sorprese positive in praticamente tutti i settori. La stagione degli utili europei, invece, con appena il 56% delle 600 aziende che compongono lo Stoxx Europe ad aver già riportato i risultati, continua a sostenere una decisa propensione per il rischio. "Guidati dai beni di consumo, dalle risorse di base, dalla tecnologia e dai finanziari, quasi il 70% delle aziende ha battuto il consenso, mentre solo negli industriali, nelle telecomunicazioni e nelle utilities si sono registrati una serie di risultati deludenti", evidenziano gli analisti della banca milanese.

Infine, per quanto riguarda il mercato del Forex, le dichiarazioni del Segretario al Tesoro americano sono andate a favore del dollaro, che ha beneficiato anche di uno scenario risk-off sui mercati soprattutto a causa delle preoccupazioni circa la situazione Covid-19 in India. Tuttavia, “il rendimento del Treasury a 10 anni a ridosso di quota 1,60% ha probabilmente impedito un acquisto più intenso del dollaro, e il cross con l'euro è riuscito a restare sopra 1,20 nonostante anche il rendimento del Bund a 10 anni si sia ritirato verso il -0,25%", concludono da Unicredit. (riproduzione riservata)



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