Si sta facendo una grande confusione tra bolla AI e bolla cripto, per giunta senza indicare come evitarle. Se per bolla AI si intende una replica della bolla delle dot.com, ossia una sopravvalutazione del capitale di imprese che investono in iniziative legate all’intelligenza artificiale, può darsi che i timori siano fondati e sarebbe saggio che gli investitori non basino le loro scelte sulle speranze future di aumenti di valore delle società che prendono le iniziative, ma si domandino quali possano essere i rendimenti effettivi dell’investimento.
È già successo per la bolla delle dot.com che ha portato alla crisi del 2008. Narra la leggenda che due barboni seduti uno di fronte all’altro a Wall Street chiedevano l’elemosina, ma solo uno dei due riusciva ad avere dollari in abbondanza, mentre l’altro otteneva quasi nulla; deciso ad affrontare il mistero, il barbone svantaggiato attraversò la strada per scoprire quale fosse il segreto del successo e vide che il barbone, più abile che fortunato, aveva messo un cartello con su scritto «barbone.com».
Se gli investitori non provvedessero a farlo di loro iniziativa, come sembra, il compito delle autorità, semmai decidessero di intraprenderlo, sarebbe individuare quante imprese hanno esposto il cartello «AI.com», perché è loro dovere impedire (finalmente) le temute crisi sistemiche.
L’intelligenza artificiale non produce bolle, perché, se ben usata, è invece in condizione di fornire dati oggettivi sulla convenienza di un’iniziativa, allontanando i rischi di crisi sistemica. Un uso sconsiderato, tutto fumo e niente arrosto, è il vero problema etico e politico da affrontare; diciamoci la verità, le autorità non sono ancora in condizione di fronteggiare questo rischio perché bisogna avere il coraggio di mettere mano alle vecchie istituzioni (enti e norme), ossia agli equilibri esistenti, un compito che muta anche quelli tra poteri economici e politici, uno sbocco che fa venire l’orticaria ai gruppi dirigenti solo a evocarlo. L’AI trasforma le scelte soggettive in oggettive o quantomeno riduce il saggio di soggettività umana delle scelte e incrementa quello di oggettività scientifica.
La vera bolla è quella delle cripto, per la diffusione quasi incontrollata e il loro doppio uso (moneta e finanza) e per l’ibridazione (growing links, secondo il Financial Stability Board) con gli strumenti finanziari tradizionali. Il caso oggi più dibattuto è quello delle stablecoin, ossia delle cripto garantite da attività il cui valore è stabile; esso esplode in ritardo, perché queste circolano da parecchi lustri nell’ignavia normativa delle autorità.
La loro legittimazione da parte degli Stati Uniti con il Genius Act sconvolge il sistema monetario internazionale e l’architettura istituzionale esistente, come già illustrato in più occasioni anche su queste stesse colonne. La Federal Reserve afferma che sono pericolose, ma non per le ragioni dette quanto per i rischi sistemici che potrebbero causare richieste eccessive e immediate di rimborso; ossia sono preoccupate di dover svolgere pericolosi interventi di ultima istanza. Si preoccupa un po' tardi per evitare gli effetti, non per rimuovere le cause.
La Cina si è mossa per tempo, creando un proprio regime monetario e finanziario, che spera di estendere ai Paesi che mal sopportano la leadership americana e hanno nella supremazia del dollaro il simbolo da abbattere.
Gli Stati Uniti si sono già premurati dal rischio di detronizzazione internazionale della loro moneta offrendo in alternativa cinque cripto (bitcoin, ethereum, xrp, sol e ada), considerandole as good as gold (buone tanto quanto l’oro), come impunemente vengono pubblicizzate sui media.
L’Europa si è fermata all’euro digitale, certamente utile ma incapace di opporsi allo strapotere delle cripto e di un assetto monetario e bancario autonomo degli Stati Uniti e, forse, della Cina. Con il MiCaR ha legittimato le proprie stablecoin, ma le sottopone ad autorizzazione (da noi da parte della Banca d’Italia) senza risolvere prima il problema segnalato dal Financial Stability Board nel suo recente rapporto su Criptoattività e contabilità decentrata: quelle «possedute da europei sono controllate da entità non-europee…amplificando la possibilità di crisi (runs) provenienti dal suo esterno»; anche a crearne di proprie, lo scenario non cambia. (riproduzione riservata)
*presidente della Consob