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La tassa minima globale di Biden gioverà all'Europa, Italia in primis
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La tassa minima globale di Biden gioverà all'Europa, Italia in primis

di Marco Vignali
08 aprile 2021, 13:40

Per Unicredit una tassa globale minima sulle multinazionali favorirà soprattutto l'Europa, a discapito dei paradisi fiscali. I vantaggi saranno più tangibili per Germania, Francia e Italia e la leadership degli Usa accresce le possibilità di un accordo. Si punta anche a limare le differenze tra aliquote effettive e legali

Durante la recente presentazione del pacchetto infrastrutturale da oltre 2 miliardi di dollari, il presidente degli Stati Uniti, Joe Biden, ha proposto l'introduzione di una tassa minima globale del 21% per le multinazionali. L'idea, qualora dovesse essere implementata, darebbe vita ad una tassa che, di fatto, andrebbe a raddoppiare l'attuale imposta minima statunitense già esistente sugli utili delle multinazionali a stelle e strisce.

Tuttavia, il discorso non riguarderebbe solo le aziende che operano negli Usa. Secondo Andreas Rees, chief german economist di Unicredit, "è addirittura più importante, visto che gli Stati Uniti stanno esortando altri Paesi ad aderire, considerare come la proposta Biden potrebbe aprire un più ampio dibattito a proposito della questione di lunga data legata all'arbitraggio fiscale, chiarendo una volta per tutte la diatriba tra Paesi ad alta tassazione e quelli a bassa imposizione fiscale".

Infatti, "la rigorosa applicazione di una tassa minima a livello mondiale potrebbe portare al definitivo rimpatrio dei profitti verso il Paese d'origine o quello in cui sono stati effettivamente conseguiti. Negli ultimi decenni, le multinazionali hanno utilizzato metodi piuttosto creativi per ridurre le loro tasse, e in un recente articolo di Torslow si stima che quasi il 40% degli utili delle multinazionali a livello mondiale sia stato spostato verso i cosiddetti paradisi fiscali", evidenzia Rees.
 
L'approvazione di un'aliquota fiscale minima avrebbe, dunque, implicazioni anche e soprattutto per i Paesi dell’Unione europea. "Il rimpatrio dei profitti delle imprese porterebbe probabilmente a minori entrate pubbliche nei Paesi più piccoli dell'Unione, i quali finora hanno agito da veri e propri paradisi fiscali. Ne sono un esempio l'Ungheria, con un'imposta legale sulle società solo del 9%, la Bulgaria con il 10% e l'Irlanda con il 12,5%", argomenta Rees.

Allo stesso tempo, presumibilmente, tale proposta "contribuirebbe a riportare le entrate imponibili ai tre paesi dell'Unione che vantano un onere fiscale più elevato: la Francia, con un’imposta del 32%, la Germania, con un'imposta di circa il 30%, e l'Italia, quasi il 28%. È bene mettere in luce che nel Regno Unito è invece previsto un aumento dell'aliquota sulle società dal 19% al 25% nel 2023", sottolinea l'esperto, secondo cui, naturalmente, le tariffe legali possono dare solo una prima approssimativa indicazione relativa a tutte le differenze che tutt'ora sussistono tra i vari Paesi.

Infatti, ai fini di un tale discorso, risulta molto più decisiva l'aliquota effettiva rispetto a quella "teorica". Non è una rarità che la prima differisca notevolmente dalla seconda, tenendo conto delle deduzioni, delle esenzioni e di altre pratiche simili. Esempi concreti, a tal proposito, sono rappresentati dai Paesi Bassi e dal Lussemburgo, dove le imposte effettive sulle società si stima che siano inferiori alle aliquote legali di circa il 25%.

Inoltre, resta da vedere se la proposta di Biden potrà effettivamente andare in porto e, se così fosse, cambiare le cose. Molti dettagli legali devono infatti essere risolti per rendere davvero efficace l'approvazione di una tassa minima globale. "Sebbene il piano sia stato accolto con favore da Germania e Francia, è probabile che incontrerà una forte opposizione da parte dei Paesi a bassa imposizione fiscale. Tuttavia, dopo la vera e propria ripresa del ruolo di leadership globale degli Stati Uniti, le possibilità di un accordo multinazionale sono aumentate. Ci sarebbe molto da guadagnare, probabilmente ancora di più per l'Unione europea nel suo complesso che per gli Usa, dato che, sempre secondo Torslow, circa un terzo dei profitti globali delle multinazionali provengono dall'Ue, esclusi i paradisi fiscali, e solo un quarto dagli Usa", conclude Rees. (riproduzione riservata)



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