Il Sistema Europeo delle Banche Centrali (Sebc), che riunisce la Bce e gli istituti nazionali Ue, è a favore di una supervisione dei mercati più integrata a livello europeo, soprattutto in settori di importanza sistemica con attività cross-border, come quelli delle controparti centrali (Ccp) e dei fornitori di servizi in criptoattività (Casp).
In questi comparti un ruolo maggiore di supervisione potrebbe essere affidato all’Esma, l’autorità europea dei mercati, in collaborazione con gli organismi nazionali come la Consob.
In dettaglio, rispondendo a una consultazione della Commissione Ue, le banche centrali europee (anche quelle che non adottano l’euro) hanno osservato che «una prima opzione» potrebbe essere un modello a due livelli, in cui i soggetti significativi (cioè quelli sistemici e transfrontalieri) sarebbero controllati direttamente da un’autorità europea, in cooperazione con i supervisori nazionali, mentre i soggetti meno significativi rimarrebbero monitorati dalle autorità nazionali.
Sarebbe questo un modello simile a quello della Vigilanza bancaria della Bce. Una «seconda opzione» invece prevede il trasferimento graduale di alcuni poteri di vigilanza a un’autorità europea.
Inoltre, secondo il Sebc, si potrebbe ottenere una vigilanza più integrata creando team di vigilanza congiunti (Jst) oppure affidando all’Esma la vigilanza su asset management e fondi con significative attività transfrontaliere europee.
Così per il Sebc si rafforzerebbe la stabilità finanziaria, data «la crescente dimensione di questi mercati e la loro natura transfrontaliera», e si rimuoverebbero alcune barriere all’interno del mercato dei fondi europeo, il che «è fondamentale per promuovere la partecipazione degli investitori al dettaglio».
Una vigilanza integrata a livello Ue per i mercati dei capitali «potrebbe offrire benefici significativi, tra cui riduzioni dei costi, eliminazione della duplicazione delle infrastrutture e maggiore fiducia del mercato».
Secondo il Sebc, tuttavia, la governance del supervisore Ue «dovrebbe garantire indipendenza e un processo decisionale incentrato sull’Europa, potenzialmente attraverso un executive board composto da membri indipendenti affiancato da un supervisory board con rappresentanti delle autorità nazionali».
Inoltre «le regole di voto dovrebbero prevenire veti nazionali, soprattutto per i settori con una forte dimensione europea». Queste disposizioni di governance richiederebbero alcune modifiche dell’attuale assetto delle autorità di vigilanza europee (Eba, Esma ed Eiopa).
«Le efficienze a lungo termine e le economie di scala di un sistema integrato supereranno i costi iniziali di transizione a breve termine, come i costi di avviamento e gli investimenti», ha osservato il Sebc. Le banche centrali hanno suggerito anche una maggiore armonizzazione delle regole, un hub dei dati all’interno dell’Esma e la rimozione delle barriere tra mercati.
Quanto agli istituti di credito, invece, il direttore generale della Banca d’Italia Luigi Federico Signorini ha osservato ieri che «c’è ancora un bel po’ di strada da fare» per il compimento dell’Unione bancaria che presuppone anche «la rimozione effettiva di ogni barriera in materia di fusioni e acquisizioni transfrontaliere».
Intanto la Commissione Ue ha varato l’atto delegato che ha posticipato al 2027 le regole di Basilea 3 sul trading book (si veda MF-Milano Finanza del 27 maggio). (riproduzione riservata)