Ottimi risultati trimestrali, aumento delle previsioni per il 2026 e l’imminente autorizzazione negli Stati Uniti per alcuni prodotti. Questo, in sintesi, l’andamento del gruppo Stevanato, fornitore leader a livello globale di soluzioni per il contenimento di farmaci, i sistemi di somministrazione e la diagnostica per l’industria farmaceutica, biotecnologica e life sciences, quotato a Wall Street, che ha raggiunto 302 milioni di euro di ricavi (+8%) e utili diluiti per azione rettificati pari a 0,14 euro nel secondo trimestre del 2026. Gli analisti prevedevano un utile per azione di 0,13 euro e ricavi pari a 298,64 milioni.
Il segreto di questi numeri? L’aumento della domanda dei cosiddetti «high value product», soluzioni ad alto valore aggiunto, che nell’ultimo trimestre hanno visto un aumento dei ricavi del 16% su base annua. «Questi prodotti rappresentano il 45% del fatturato di questo periodo. Durante l'anno dell'ipo nel 2021 eravamo al 23-25%», spiega a MF-Milano Finanza Franco Stevanato, presidente esecutivo e amministratore delegato del gruppo. «Sempre di più ci stiamo spingendo sugli high value product, in primis perché sono prodotti sofisticati, dove il nostro gross margin target è tra il 40 e il 70%. Inoltre, nel settore biologico ci sono più di 9 mila molecole in fase 2 e fase 3 di sperimentazione e tutte queste saranno utilizzate tramite un’iniezione o un drug delivery system che sono prodotti sofisticati».
Gli investitori chiedono all’azienda di Piombino Dese, in provincia di Padova, proprio questo: spostarsi verso i prodotti ad alto valore aggiunto. E Stevanato lo sta facendo. Recentemente il gruppo ha raggiunto un importante traguardo commerciale: i prodotti combinati a base di liraglutide che incorporano la piattaforma proprietaria di iniettori a penna denominata Alina di Stevanato hanno ottenuto autorizzazioni all’immissione in commercio in Europa. Inoltre, anticipa l’ad, «nella seconda parte dell’anno si otterrà la registrazione anche negli Stati Uniti». E aggiunge: «Stiamo costruendo un grosso reparto produttivo nel nostro stabilimento tedesco che andrà a creare diverse decine di milioni di pezzi nei prossimi anni». Dall’anno della quotazione ad oggi, il gruppo ha investito quasi un miliardo e mezzo di euro, «e adesso stiamo raccogliendo i frutti».
Nel corso del trimestre è stata anche venduta la controllata Balda C. Brewer, situata in California, e sono state registrate 12,2 milioni di euro di spese relative all’operazione. «Fatturava 30 milioni di dollari ed era praticamente in break even», dice Stevanato. Nonostante la vendita, il bilancio è risultato comunque positivo: un margine di profitto lordo salita di 60 punti base al 28,7% e un margine ebitda rettificato al 26% (+2,8%).
Il buon risultato è dovuto a un incremento del 9% dei ricavi provenienti dal segmento delle soluzioni biofarmaceutiche e diagnostiche (Bds), che ha compensato un calo del 2% del fatturato del segmento dell’ingegneria. Inoltre, a seguito della vendita della controllata, Stevanato ha aggiornato le proprie previsioni per il 2026. La società adesso stima che il fatturato si attesti tra 1,26 e 1,28 miliardi di euro, precedentemente era compreso tra 1,26 e 1,29 miliardi. Anche l’ebitda rettificato adesso viene previsto in un intervallo compreso tra 335 milioni e 345,2 milioni di euro, mentre quelle relative agli utili diluiti per azione rettificati oscillano tra 0,6 e 0,62 euro.
Nonostante i risultati positivi, il titolo quotato a Wall Street ha perso circa il 2% il giorno dell’annuncio dei risultati. Inoltre il titolo nell’ultimo anno è in calo del 16%. Ma questo andamento non preoccupa Stevanato: «ll nostro è un settore anticiclico e stabile, poco esposto a grandi variazioni. Adesso ci stiamo riposizionando sui target degli analisti». (riproduzione riservata)