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Franco Stevanato, presidente e ad di Stevanato group
Franco Stevanato, presidente e ad di Stevanato group
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La strategia vincente di Stevanato: crescere con i prodotti ad alto valore aggiunto

08 agosto 2026, 02:00

Il gruppo italiano registra un’ottima trimestrale ed è imminente l’autorizzazione negli Stati Uniti per alcuni prodotti. Riviste al rialzo le previsioni per il 2026, nonostante la vendita della controllata Balda C. Brewer

Ottimi risultati trimestrali, aumento delle previsioni per il 2026 e l’imminente autorizzazione negli Stati Uniti per alcuni prodotti. Questo, in sintesi, l’andamento del gruppo Stevanato, fornitore leader a livello globale di soluzioni per il contenimento di farmaci, i sistemi di somministrazione e la diagnostica per l’industria farmaceutica, biotecnologica e life sciences, quotato a Wall Street, che ha raggiunto 302 milioni di euro di ricavi (+8%) e utili diluiti per azione rettificati pari a 0,14 euro nel secondo trimestre del 2026. Gli analisti prevedevano un utile per azione di 0,13 euro e ricavi pari a 298,64 milioni.

Il segreto di questi numeri? L’aumento della domanda dei cosiddetti «high value product», soluzioni ad alto valore aggiunto, che nell’ultimo trimestre hanno visto un aumento dei ricavi del 16% su base annua. «Questi prodotti rappresentano il 45% del fatturato di questo periodo. Durante l'anno dell'ipo nel 2021 eravamo al 23-25%», spiega a MF-Milano Finanza Franco Stevanato, presidente esecutivo e amministratore delegato del gruppo. «Sempre di più ci stiamo spingendo sugli high value product, in primis perché sono prodotti sofisticati, dove il nostro gross margin target è tra il 40 e il 70%. Inoltre, nel settore biologico ci sono più di 9 mila molecole in fase 2 e fase 3 di sperimentazione e tutte queste saranno utilizzate tramite un’iniezione o un drug delivery system che sono prodotti sofisticati».

Le richieste degli investitori

Gli investitori chiedono all’azienda di Piombino Dese, in provincia di Padova, proprio questo: spostarsi verso i prodotti ad alto valore aggiunto. E Stevanato lo sta facendo. Recentemente il gruppo ha raggiunto un importante traguardo commerciale: i prodotti combinati a base di liraglutide che incorporano la piattaforma proprietaria di iniettori a penna denominata Alina di Stevanato hanno ottenuto autorizzazioni all’immissione in commercio in Europa. Inoltre, anticipa l’ad, «nella seconda parte dell’anno si otterrà la registrazione anche negli Stati Uniti». E aggiunge: «Stiamo costruendo un grosso reparto produttivo nel nostro stabilimento tedesco che andrà a creare diverse decine di milioni di pezzi nei prossimi anni». Dall’anno della quotazione ad oggi, il gruppo ha investito quasi un miliardo e mezzo di euro, «e adesso stiamo raccogliendo i frutti».

I numeri della società

Nel corso del trimestre è stata anche venduta la controllata Balda C. Brewer, situata in California, e sono state registrate 12,2 milioni di euro di spese relative all’operazione. «Fatturava 30 milioni di dollari ed era praticamente in break even», dice Stevanato. Nonostante la vendita, il bilancio è risultato comunque positivo: un margine di profitto lordo salita di 60 punti base al 28,7% e un margine ebitda rettificato al 26% (+2,8%).

Il buon risultato è dovuto a un incremento del 9% dei ricavi provenienti dal segmento delle soluzioni biofarmaceutiche e diagnostiche (Bds), che ha compensato un calo del 2% del fatturato del segmento dell’ingegneria. Inoltre, a seguito della vendita della controllata, Stevanato ha aggiornato le proprie previsioni per il 2026. La società adesso stima che il fatturato si attesti tra 1,26 e 1,28 miliardi di euro, precedentemente era compreso tra 1,26 e 1,29 miliardi. Anche l’ebitda rettificato adesso viene previsto in un intervallo compreso tra 335 milioni e 345,2 milioni di euro, mentre quelle relative agli utili diluiti per azione rettificati oscillano tra 0,6 e 0,62 euro.

Nonostante i risultati positivi, il titolo quotato a Wall Street ha perso circa il 2% il giorno dell’annuncio dei risultati. Inoltre il titolo nell’ultimo anno è in calo del 16%. Ma questo andamento non preoccupa Stevanato: «ll nostro è un settore anticiclico e stabile, poco esposto a grandi variazioni. Adesso ci stiamo riposizionando sui target degli analisti». (riproduzione riservata)



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