Una montagna di liquidità da 282 milioni di euro. A tanto ammonta la cassa di Newcleo tra denaro contante e investimenti di breve periodo. Un tesoretto che la startup del nucleare pulito guidata da Stefano Buono vuole destinare alle attività di ricerca e sviluppo e all’apertura di nuovi dossier m&a, anche in Italia.
La liquidità complessiva a fine 2023 è addirittura diminuita rispetto agli oltre 350 milioni del 2022, secondo quanto appreso da MF-Milano Finanza dai documenti depositati presso la Camera di Commercio del Regno Unito, dove Newcleo aveva la sede legale. Aveva, per l’appunto: lo scorso luglio, come confermato dal ceo Buono a organi di stampa nazionale, l’azienda ha infatti terminato la procedura per spostare il quartier generale a Parigi, anche con l’obiettivo di accedere più facilmente a finanziamenti transalpini ed europei.
Nel mentre sono arrivate numerose acquisizioni: quelle italiane di Srs e Fucina e quella franco-svizzera del gruppo Rütschi, da 69 milioni. D’altronde, la strategia di Buono è chiara: utilizzare il denaro raccolto con i vari aumenti di capitale per investire in ricerca e sviluppo da un lato, e per acquistare società specializzate nelle singole componenti necessarie per costruire un reattore nucleare di ultima generazione dall’altro. È ancora in corso peraltro il maxi-aumento di capitale da 1 miliardo lanciato nel marzo 2023, il cui primo closing, da 87 milioni, è stato completato la scorsa primavera.
Il denaro liquido in cassa c’è per essere impiegato, insomma: non a caso, tra le righe della relazione finanziaria si legge che «in media sono stati bruciati circa 13 milioni al mese nella prima metà del 2024: nonostante sia previsto che tale livello aumenti ancora, il suo utilizzo resta sotto controllo da parte del management». D’altronde, Buono non ha mai promesso agli azionisti risultati finanziari immediati: il ceo e fondatore ha più volte paragonato la sua startup a una biotech, che spenderà denaro per tanti anni e vedrà un significativo fatturato soltanto a partire dal 2030, anche se nel frattempo il giro d’affari crescerà via via grazie alle aziende acquisite. E infatti nel 2023, proprio grazie allo shopping, sono arrivati i primi ricavi consolidati della storia dell’azienda: 9 milioni di euro. Una cifra ovviamente simbolica, che si confronta però con il fatturato a zero in tutti gli esercizi precedenti.
Per un ragionamento analogo ha poco senso, in questa fase, concentrarsi sulla perdita, che tra fine 2023 e fine 2022 si è fisiologicamente allargata, lievitando da 18 a oltre 57 milioni. Sul rosso di bilancio hanno pesato le spese amministrative, più che triplicate da 22,5 a quasi 71 milioni, con un impatto notevole del costo del personale, salito da 8 a 28 milioni complessivi.
In attesa di completare l’aumento da 1 miliardo che farà dell’azienda il primo unicorno italiano dell’energia (secondo i portali specializzati di venture capitale il valore si aggira già intorno agli 1,3 miliardi), Newcleo ha di recente completato la prima fase di autorizzazione per costruire i suoi reattori in Francia, mercato chiave dove la startup ha già pianificato un piano di investimenti pluriennale da 3 miliardi. L’Italia resta però un’area fondamentale per i progetti di Buono, e non solo perché la compagine azionaria del gruppo (sono più di 600 i soci complessivi) è al 90% tricolore.
«Nel nostro processo di crescita l’Italia resta centrale. Gli investimenti nella supply chain attraverso le società acquisite continueranno, così come continuano i nostri sforzi per concretizzare ulteriori opportunità di m&a nel Paese», spiega il ceo e fondatore a MF-Milano Finanza. «Newcleo è ormai un attore di sistema che guarda all’Italia come punto di riferimento, grazie anche alle partnership che stiamo costruendo con importanti attori industriali nazionali, alcuni partecipati dal governo». Tra le partnership di peso ci sono quella con Fincantieri e Rina per studi di fattibilità sulla propulsione navale nucleare e quella con Maire per progettare impianti che decarbonizzino il settore chimico. «Nel prossimo futuro prevediamo di continuare le assunzioni di personale italiano altamente qualificato, così come gli investimenti in ricerca e sviluppo», prosegue Buono. «Nel centro del Brasimone abbiamo avviato i lavori per realizzare il nostro prototipo non nucleare e la qualifica dei materiali». Dalla fondazione nel 2021, conclude, «abbiamo investito in Italia quasi 90 milioni di euro e prevediamo di investirne altri 133 nel triennio 2025-27, compresi 15 milioni di euro di costo incrementale del personale». (riproduzione riservata)