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Viktor Orban, ex primo ministro dell'Ungheria
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La sconfitta di Viktor Orbán fa volare la borsa di Budapest. Ora l’Ungheria può recuperare 18 miliardi di fondi Ue

13 aprile 2026, 18:23 Ultimo aggiornamento: 19:11

Il mercato festeggia il cambio al vertice dopo 16 anni di governo Orbán. Il neo premier Peter Magyar: aderire all’euro è nell’interesse dell’Ungheria. E con le risorse congelate l’economia può ripartire

Dopo l’approvazione della politica arriva quella della finanza. I mercati accolgono l’uscita di scena di Viktor Orbán, per 16 anni primo ministro dell’Ungheria, con un verdetto che non lascia adito a dubbi: in una giornata di generale debolezza dei listini, cauti dopo il fallimento delle trattative tra Stati Uniti e Iran nel fine settimana, la borsa di Budapest chiude le contrattazioni con un balzo del 5% il 13 aprile. Segno di gradimento da parte degli investitori per la vittoria del leader dell’opposizione Peter Magyar. 

Senza Orbán, è la speranza che accomuna mercati e politica, l’Ungheria potrà ritrovare un posizionamento filo-europeo che da un lato consentirà a Bruxelles di liberarsi dei continui veti di Budapest e dall’altro permetterà al Paese di accedere di nuovo alla totalità dei fondi europei. 

Un leader filo-europeo

Le prime dichiarazioni del neo-premier Magyar sostengono questa lettura. In un’intervista il primo ministro ha detto che l’adozione dell’euro è nell’interesse dell’Ungheria, precisando però di non poter indicare tempi precisi per l’ingresso nell’Eurozona. Inoltre, Magyar ha detto che non ostacolerà la concessione da parte dell’Unione europea di un prestito da 90 miliardi di euro all’Ucraina. Entrambe le posizioni segnano un netto cambio di passo rispetto al governo Orbán. 

I fondi bloccati

Il riavvicinamento a Bruxelles dovrebbe consentire a Budapest di recuperare i fondi europei bloccati a causa delle violazioni dello stato di diritto commesse da Orbán. Secondo gli economisti di Pgim si tratta di circa 14 miliardi di euro, mentre le stime di Scope Ratings arrivano a 18,5 miliardi, una cifra che corrisponde all’8,5% del pil ungherese. Nel conteggio rientrano circa 9 miliardi di fondi di coesione 2021-2027, più 6,4 miliardi di sovvenzioni RRF (relativi al Dispositivo per la Ripresa e la Resilienza) e 3 miliardi legati ai progetti RePowerEu. 

«L’economia ungherese è in stagnazione dal 2018. L’accesso limitato ai fondi Ue, la debole domanda dei consumatori e il clima di sfiducia degli investitori hanno portato a una contrazione degli investimenti sia interni sia esteri», spiega Magdalena Polan, head of Em macro research di Pgim. «L’iniezione di fondi Ue potrebbe dare una spinta di cui hanno bisogno soprattutto infrastrutture, sanità e trasporti».

I primi fondi, quelli del RRF, potrebbero arrivare «già in estate», secondo il team Global Credit di Algebris Investments. Cercando di quantificare i benefici, Scope Ratings prevede una crescita del pil reale intorno all’1,3% nel 2026 e al 2,3% nel 2027.

L’impatto su deficit e fiorino ungherese

La sconfitta di Orbán ha avuto un effetto immediato anche su obbligazioni e valuta ungherese. «Il fiorino in particolare di recente ha messo a segno un rally significativo ed è ora una delle valute più forti rispetto all’euro», osserva Ronald Schneider, responsabile obbligazionario Cee & Global Emerging Markets di Raiffeisen Capital Management. 

Inoltre, il possibile recupero dei fondi sospesi avrebbe un impatto positivo sul deficit ungherese, pari al 4,6% nel 2025. «Tali fondi contribuirebbero a migliorare il deficit di bilancio, fortemente sotto pressione, e anche a rafforzare le prospettive di crescita nel medio termine», conferma Schneider. Anche se, ricorda l’esperto, «la condizione necessaria per l’erogazione sarà il rispetto dei requisiti in materia di stato di diritto e governance». Ovvero di tutte quelle regole che Orbán ha progressivamente infranto nei 16 anni della sua leadership. (riproduzione riservata)



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