La piazza di Milano tiene e, nonostante il rallentamento fisiologico delle compravendite legato al periodo di emergenza sanitaria, l’interesse dei compratori rimane alto. «A non aver subito contrazioni è soprattutto la parte alta del mercato, quella degli immobili di lusso da un milione di euro in su. Inoltre registriamo una lieve tendenza a valutare la trattativa da parte dei venditori per le unità medie, da 350 mila in su, mentre i prodotti più popolari sono condizionati dalla difficoltà nell’ottenere un mutuo», commenta Emanuele Barbera, presidente di Sarpi immobiliare. In generale, per chi ha buone capacità di spesa, il centro e la prima circonvallazione continuano a esercitare un forte appeal, da Porta Romana a Porta Venezia, dalle Colonne di San Lorenzo a corso Magenta, e si privilegia una metratura per famiglia, intorno ai 120-130 mq ai piani alti oppure un bilocale classico, da investimento. La domanda per l’area della seconda circonvallazione è invece più condizionata dalla richiesta di un piano alto, una duplice esposizione e la presenza di balcone.
«Chi non dispone di una capacità di spesa così elevata oggi si orienta verso la ricerca di una casa nuova di qualità fuori Milano, in un comune limitrofo, da Busto Arsizio a Legnano, da San Donato a Segrate per fare alcuni esempi, purché ben collegato da metropolitana e treni», continua Barbera. In questo caso con un esborso compreso fra 2.500 e 3.200 euro/mq è possibile trovare un appartamento di buona metratura con, in aggiunta, terrazzo, box auto, giardino condominiale, impianti di domotica ed elevati standard energetici. «Questa è una tendenza che la quarantena ha rafforzato mettendo in luce una serie di esigenze ora percepite come fondamentali», prosegue Barbera, «dalla disponibilità di un balcone spazioso o terrazzo alla possibilità di avere una camera per lo smart working che diventerà una modalità di lavoro sempre più utilizzata e promossa dalle aziende, o ancora, la presenza di un box che all’occorrenza possa essere trasformato in una mini palestra».
Per quanto riguarda invece gli affitti, quelli temporanei hanno subìto un netto cambiamento della domanda: è infatti scomparsa, almeno per ora, la richiesta collegata al settore turistico e alle fiere. «Un bel bilocale in posizione centrale che in passato grazie all’affitto breve poteva rendere 2.500-3 mila euro al mese (300 euro per un paio di giorni), oggi lo si può affittare a un lavoratore fuori sede come un manager oppure a una giovane coppia a non più di 1.000-1.500 euro al mese», aggiunge Barbera. Nel segmento degli affitti si sta assistendo poi a una ripresa dell’interesse degli studenti fuori sede in concomitanza con le iscrizioni al nuovo anno accademico, dopo la fuga di molti, rientrati ai paesi di provenienza prima del lockdown. In questo mercato esiste una componente «di lusso» rappresentata dai nuovi studentati che offrono spazi di co-working e servizi vari, ma sono ancora una nicchia. «La domanda prevalente rimane quella che ricerca un appartamento, solitamente un trilocale da condividere, nell’ambito della seconda circonvallazione a un costo che si aggira sui 500 euro a stanza più le spese», conclude Barbera. C’è infine una porzione di studenti, benché minoritaria, disposta anche a cercare appartamento fuori Milano, nelle località servite dalla metropolitana, da Sesto San Giovanni a San Donato, dove il canone per una stanza in un trilocale condiviso può scendere a 300 euro. A fronte di un risparmio questa soluzione presenta però lo svantaggio della distanza dal centro, un fattore importante specialmente per chi non dispone di mezzi propri di trasporto. (riproduzione riservata)