Ecco una breve sintesi della misura presa dal governo e già emendata pesantemente dal Mef martedì sera.
Incomprensibile nella tecnica. Se vuoi prendere dei soldi alle banche, aumenta l’aliquota fiscale una tantum e basta. Che vuol dire tasse sugli extra profitti? Eccedere il 3% o il 6% di crescita (o il 5% e 10%, ci hanno già ripensato) è un extraprofitto? A cosa lo ancoriamo questo benedetto concetto, che in altri tempi avremmo definito cattocomunista? Al tasso di inflazione? All’eccesso rispetto alla crescita del Pil?
Calcolata a caso. Il gettito previsto dagli esperti del governo è di 3 miliardi. Gli analisti in dieci minuti hanno messo i dati di bilancio delle banche e le previsioni 2023 su un foglio elettronico e sono arrivati a un gettito tre volte maggiore, intorno ai 10 miliardi. Infatti il Mef ha capito l’errore e in serata ha parametrato il tetto massimo di imposte da pagare non al 25% del patrimonio netto (follia, Intesa avrebbe avuto capienza per 15 miliardi) e l’ha riporgtato allo 0,1% del totale attivo (per Intesa un tetto max teorico che oscilla da 715 a 975 milioni).
Facilmente aggirabile. Il margine di interesse colpito è il frutto di una differenza tra interessi pagati e incassati dalla clientela. Poiché nel 2023 gli extraprofitti vengono colpiti più duramente, le banche tenteranno di tenere il saldo più basso della differenza tra bilancio 2022 e 2021, in modo che quest’ultimo valore venga ripreso a tassazione.
Azioni italiane? Alla larga. Questo provvedimento sancisce la fine della luna di miele tra il governo e e i mercati finanziari. Perché un gestore dovrebbe comprare titoli italiani (prima gli energetici, poi i bancari) sapendo che un domani la benzina di ogni rialzo salutare del prezzo del titolo (l’incremento dei profitti societari) viene tarpato dal governo?
Destinatari. Carlo Messina lodevolmente ha detto di rispettare provvedimenti del genere se vanno nella direzione della lotta alle diseguaglianze sociali. Ma il governo ha detto che i proventi della tassa saranno destinati al finanziamento del fondo per i mutui sulla prima casa e per interventi volti alla riduzione della pressione fiscale di famiglie e imprese. Ma non si parlava di indennizzare i danneggiati dalle rate troppo alte dei mutui? Saranno loro a pagare meno imposte? E se sì, nel calcolare il loro danno per l’aumento dei tassi, per differenza dovrebbe essere anche tenuto conto del vantaggio del tasso variabile fino a quando è stato inferiore a quello fisso. Altrimenti è sempre Pasqua.
Azzardo morale. Ma ha senso per il governo fare tutto questo rebelot per difendere chi ha chiesto un mutuo optando per un tasso variabile e ora già si trova con rate altissime? Qui non stiamo parlando di chi non riesce a fare la spesa alimentare per il rialzo dei tassi. Si tratta di clienti che di fronte a una scelta hanno optato per il variabile, la situazione che in quel momento era più favorevole, dimenticando che quella scelta doveva rivelarsi vincente per 20 o 25 anni. Una follia, per chiunque sappia fare due più due. La decisione si inquadra nel cosiddetto azzardo morale: faccio una cosa che va al di là del rischio che posso sopportare perché tanto so che qualcuno pagherà per me.
Beneficiari collaterali. Intendiamoci: le banche, nessuna esclusa, hanno beneficiato troppo dall’allargamento degli spread sugli attivi mentre hanno remunerato molto poco e continuano a farlo i depositi sul loro passivo. Ora dovranno passare a farlo, e ringrazieranno fasce di popolazione molto diverse da quelle destinatarie della manovra, ovvero chi ha tanti soldi sul conto corrente.
Vittime collaterali. Per gli istituti aumentare gli impieghi nel 2023 è scarsamente incentivato. Quindi aumenterà il cosiddetto credit crunch. Particolarmente doloroso per le pmi e per i privati poco facoltosi o con bassi redditi. I grandi gruppi hanno spread molto stretti e che a chi ha soldi, anche già troppi, vengono offerti prestiti garantiti da asset a condizioni di spread molto favorevoli. Le banche non aiutano chi non ha soldi ad averne, aiutano chi già ce li ha a guadagnarne ancora di più. Senza ipocrisia: funziona così anche in UK, US, Svizzera, Francia, eccetera. (riproduzione riservata)