La produzione industriale nell’area euro è scesa dell’1,1% mensile a dicembre, oltre le attese degli analisti di un -0,6% e rispetto al +0,4% di novembre. La flessione è stata del 2% su base annua, cioè rispetto a dicembre 2023. Nell’intero 2024 la produzione è calata dell’1,7%.
A livello mensile, a dicembre la flessione è stata significativa in Italia (-3,1%) e Germania (-2,9%). I dati peggiori sono stati registrati in Belgio e Portogallo, mentre sono andate meglio Francia (-0,4%) e Spagna (+1,4%).
I valori complessivi per l’Eurozona sarebbero risultati ancora peggiori (-2% secondo Capital Economics) senza il +8,2% mensile registrato dall’Irlanda, i cui valori sono spesso volatili a causa della presenza a Dublino di molte grandi società Usa.
Anche su base annua a dicembre c’è stata una forte caduta in Italia (-7,1%, la peggiore in Europa dopo l’Austria) e Germania (-4%). I due Paesi risentono soprattutto della crisi del settore automotive.
Il calo della produzione industriale conferma la debolezza dell’economia dell’area euro e in particolare della manifattura. Questo elemento sarà tra quelli valutati dalla Bce nell’ambito delle prossime decisioni sui tassi, ora al 2,75%.
Uno studio Bce ha indicato il tasso neutrale per l’economia in una fascia tra 1,75% e 2,25%. Il presidente della Bundesbank Joachim Nagel ha detto che la banca centrale tedesca vede questo intervallo tra 1,75 e 2,5%.
Di conseguenza Nagel ha auspicato «gradualità» nei prossimi tagli della banca centrale, pur evidenziando (come altri membri Bce) che il tasso neutrale è soltanto uno tra i molti dati considerati da Francoforte.
I mercati si aspettano almeno altre tre riduzioni dello 0,25% nel 2025. L’inflazione secondo le attese di Francoforte tornerà quest’anno all’obiettivo del 2%.
Anche Nagel si è detto «molto convinto» del ritorno del carovita al target. Il presidente della Bundesbank ha sottolineato comunque che la Bce non deve muoversi con «l’autopilota» e ha confermato che le decisioni saranno «riunione per riunione» e «dipendenti dai dati».
Secondo Capital Economics «la produzione rimarrà bassa nei prossimi mesi. I problemi strutturali che affliggono il settore non si attenueranno presto». Per gli economisti «i dati di dicembre indicano che, escludendo l’Irlanda, la produzione ha fatto seguito al calo dello 0,3% del terzo trimestre con una contrazione dello 0,8% nel quarto trimestre». Inoltre, «il livello di produzione di dicembre è stato inferiore di circa il 7% rispetto all’inizio del 2022, prima dell’impennata dei prezzi dell’energia in seguito alla guerra in Ucraina».
Per Moreno Zani di Tendercapital «le difficoltà legate alle tensioni geopolitiche, alla frammentazione del commercio e all’aumento dei costi energetici, unite ai rischi per l’export derivanti dalla possibile introduzione di dazi Usa, evidenziano la necessità di un intervento coordinato in Europa», sulla linea indicata dai rapporti di Mario Draghi ed Enrico Letta. (riproduzione riservata)