Donald Trump, dopo la consueta delusione per la decisione della Federal Reserve del 29 gennaio di non tagliare i tassi di riferimento confermando la forchetta 3,50-3,75%, ha annunciato il nome del prescelto per la successione di Jerome Powell alla presidenza della Fed, con Fed: Kevin Warsh. Poi ha aggiunto l’altrettanto consueta critica con minacce al vertice della Banca centrale che pur ha votato la conferma dei tassi con soltanto due posizioni contrarie.
Powell e il comunicato ufficiale hanno rilevato che, negli Usa, l’attività economica è cresciuta con un ritmo solido, le spese dei consumatori sono apparse resilienti e il tasso di disoccupazione ha mostrato segnali di stabilizzazione. Se ne deve dedurre, rispetto al duplice mandato della Fed - mantenimento della stabilità dei prezzi e sostegno all’occupazione - che vi sono le condizioni al momento per mantenere invariati i tassi dopo tre tagli consecutivi. Un bilanciamento tra i due indicati obiettivi sembra appropriato.
Powell dal canto suo ha detto, rispondendo orgogliosamente a Trump, che la Fed continuerà a svolgere il proprio lavoro con obiettività, integrità e un profondo impegno al servizio del popolo americano.
La Banca centrale centrale ha intatta la sua credibilità, ma occorre avere sempre presente, come ha detto il Presidente, che se la si perde, poi sarà molto difficile riconquistarla.
Powell, con i fatti, ha dimostrato così di essere un «hombre vertical», per nulla intimorito dalle minacce di Trump che intende trascinarlo in giudizio perché avrebbe mentito al Congresso sul costo dei lavori di ristrutturazione della sede della Fed. Ma il banchiere centrale ha risposto di essere sereno e in grado di dimostrare la correttezza del proprio operato.
Si tratta, comunque, di una mossa trumpiane volta alle dimissioni di Powell o comunque al solo rendergli la vita dura: intenti, però, destinati a fallire.
Trump vuole una Banca centrale in regime di protettorato. Ha detto che chi non è d’accordo con lui mai potrà essere nominato presidente della Fed, con buona pace dell’autonomia e indipendenza di questa istituzione. Per il tycoon la debolezza del dollaro è un dato fantastico, perché egli continua a concepire una politica monetaria fondata sulla sola riduzione del costo del denaro, incurante dell’inflazione e del rapporto con gli altri Paesi per quel che riguarda l’afflusso di capitali in Usa.
Se, dunque, la concezione della Banca centrale da parte di Trump è quella di una istituzione eterodiretta, ci si deve chiedere se il prescelto «in pectore» abbia innanzitutto la qualità che Trump, come si è testé detto, ritiene essenziale: quella di essere d’accordo con lui e comportarsi conseguentemente, pur essendo, magari, un soggetto con indubbia competenza al quale però, rebus sic stantibus, non dispiace di mettere al servizio delle sballate concezioni di Trump la propria professionalità.
È proprio Kevin Warsh il prescelto da Trump, un ex esponente della Banca centrale che, in effetti, sintetizzerebbe le qualità di essere stato un «interno», ma di essere ora un «esterno», magari con spirito critico nei confronti della gestione Powell.
Si dovrebbe ritenere che egli sia in perfetta consonanza con Trump visto ciò che questi ha detto sull’impossibilità di essere nominati se non la si pensa come lui. Nei prossimi giorni potremo verificare, avendo sempre presente che quel che si decide per la Fed è suscettibile, per il ruolo di quest’ultima, di influenzare le altre Banche centrali e i Governi dei rispettivi Paesi. E potremo anche constatare se la designazione del nuovo presidente sia concepita anche come pressione su Powell perché lasci anticipatamente.
Il contesto in cui la decisione è stata resa pubblica non è affatto facile, con la situazione in Ucraina e in Palestina, nonché con altri diversi punti di crisi geopolitiche, l’imposizione dei dazi americani, i difficili rapporti Usa - Europa, le mire sulla Groenlandia, gli attacchi al Canada, i problemi della transizione digitale ed ecologica. Ma non certo per ultime vi sono le vicende interne riguardanti la brutalità delle violenze e le uccisioni compiute dall’Ice.
Una Banca centrale credibile, con alta reputazione e indipendente sarebbe fondamentale in tale contesto, ma le prospettive almeno finora non vanno in questa direzione. Trump qualche volta ha detto di temere di designare per la Fed persone che egli giudica positivamente ma che, quando poi esercitano la funzione, si comportano diversamente. In effetti, il ruolo, in molti casi, finisce con il cambiare la persona che lo ricopre. Ma non è sufficiente, innanzitutto per gli americani, puntare su questa trasformazione che resta pure aleatoria.
Non bisogna, però, dimenticare che la nomina del presidente della Fed è sottoposta alla conferma da parte del Senato e, con l’attuale situazione dei rapporti, la esigua maggioranza dei repubblicani e la minaccia in tale organo di un nuovo shutdown, non appare così semplice tale conferma. In più Powell potrebbe rimanere nel consiglio della Fed pur non ricoprendo più la carica di presidente. Insomma, per il tycoon non sarà un’operazione facile. (riproduzione riservata)