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La pagella del governo Meloni, dalle promesse mantenute alle sfide da affrontare
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La pagella del governo Meloni, dalle promesse mantenute alle sfide da affrontare

13 febbraio 2026, 23:00

Sono ancora in divenire le riforme più corpose. I nodi di Pnrr e Ponte sullo Stretto

Il 22 e il 23 marzo si terrà il referendum sulla riforma della giustizia spinta dal governo guidato dalla premier Giorgia Meloni. Una chiamata nazionale alle urne che mancava dal 25 settembre 2022, ossia dalle elezioni politiche che hanno portato all’insediamento dell’attuale esecutivo che è il terzo più longevo della storia e il primo guidato da una donna.

La stabilità politica degli ultimi anni ha permesso all’Italia di guadagnare credibilità e attrattività agli occhi degli investitori (anche esteri) e al governo stesso di avere meno pressioni e più tempo per centrare diversi obiettivi dichiarati. A poco più di un anno dalla fine della legislatura, risalendo alle oltre 100 promesse messe nero su bianco dal programma elettorale comune del centrodestra - e che raccoglie quindi gli impegni condivisi da Fratelli d’Italia, Lega, Forza Italia e Noi Moderati - si può tracciare una linea (non ancora con il pennarello indelebile) tra le promesse elettorali e l’azione concreta del governo. Con la lente di ingrandimento sulle voci più economiche del programma, si vedono impegni rispettati soprattutto in materia fiscale ed energetica, nonché in termini di rapporti internazionali e di difesa. Il capitolo riforme, anche proprio ontologicamente, è quello che richiede più tempo e quindi risulta in gran parte ancora in atto.

Addio al superbonus e il reddito di cittadinanza

Entrando nel dettaglio, spiccano alcune battaglie ideologiche per il centrodestra: il reddito di cittadinanza è stato sostituito dall’assegno di inclusione e dal supporto per formazione e lavoro. È poi arrivato l’addio al Superbonus, salvo poche eccezioni nei crateri sismici. Riconosciute, come da programma, anche le agevolazioni per l’accesso al mutuo per l’acquisto della prima casa per le giovani coppie, mentre del Piano Casa annunciato dalla premier nella conferenza di inizio anno non c’è ancora alcuna traccia concreta.

Come promesso nel 2022 il taglio del cuneo fiscale è stato reso strutturale e sono arrivati la riforma del fisco e la cosiddetta «pace fiscale» con agevolazioni per i contribuenti in debito con l’erario, da ultimo con la rottamazione quinquies in manovra. Eppure la pressione fiscale non è stata ridotta, anzi: nel 2025 toccherà il 42,8% a causa dell’aumento dell’occupazione ma anche in parte del fiscal drag.

L’esecutivo ha mantenuto la parola anche nel garantire il principio «chi più assume meno paga» - deduzioni fino al 120% alle aziende che assumono a tempo indeterminato - e nel rafforzare le agevolazioni per dare contratti a donne, giovani e residenti del Sud. Allo stesso tempo l’esecutivo Meloni ha introdotto l’equo compenso per i liberi professionisti. Mentre non ha ancora attuato la promessa di estendere la flat tax ai lavori autonomi con ricavi annui fino a 100 mila euro.

Risultati raggiunti per giovani e pensionati

Anche considerando i due estremi del continuum della vita lavorativa, giovani e pensionati, il quadro resta in chiaroscuro. Da un lato, l’Italia è rimasta lontana dal livello degli investimenti in ricerca medio europeo e non è stato neanche reintrodotto il sistema del prestito d’onore per gli studenti universitari. Anche se, come promesso, il governo ha introdotto borse di studio universitarie per meriti sportivi e potenziato i finanziamenti per le esperienze di studio all’estero. Dall’altro lato, l’esecutivo con la manovra 2026 ha alzato le pensioni minime tra 3 e 50 euro al mese, anche se non è riuscito a garantire maggior flessibilità in uscita.

L’esecutivo ha messo in moto l’iter legislativo per garantire come promesso a tutti i cittadini il diritto al conto corrente (obbligando di fatto le banche ad aprire un cc a chiunque ne faccia richiesta). Già è realtà l’innalzamento a 5 mila euro (da 2 mila euro) del limite massimo per i pagamenti in contanti, allineandolo alla media Ue.

Gli impegni mantenuti a livello internazionale

A proposito di Unione europea, gli esponenti dell’esecutivo di centrodestra sono riusciti, come scrivevano nel 2022, a operare delle revisioni del Piano nazionale di ripresa e resilienza, concordate con la Commissione europea, senza perdere fondi. Resta il nodo sull’effettiva spesa delle risorse, anche se si nota un’accelerazione con l’avvicinarsi nella scadenza.

A livello internazionale l’Italia è riuscita a rafforzate le tutele per il Made in Italy, con sanzioni più severe contro la contraffazione e un liceo ad hoc. Parallelamente il governo si è speso come aveva promesso per garantire al Paese più eventi internazionali (attesi l’America’s Cup a Napoli nel 2027 e gli Europei di calcio nel 2032) e la possibilità di ospitare enti internazionali. Dopo la bocciatura per l’Autorità europea antiriciclaggio, Roma ci riprova candidandosi per l’Agenzia delle dogane Ue.

L’obiettivo elettorale di un piano straordinario europeo per l’Africa è stato ritoccato in una dimensione nazionale: l’Italia si è mossa con il Piano Mattei. In itinere, senza alcun segno di cedimento, anche la promessa del governo di continuare a sostenere l’Ucraina con l’invio di armi e aiuti economici e quella di rispettare gli impegni di spesa in difesa concordati con la Nato (2% del pil entro il 2025 e un progressivo aumento fino al 5%).

Il nodo energia

Tra la dimensione nazionale ed europea, si muove anche il capitolo che riguarda le promesse fatte e/o mantenuta dal governo in questi oltre tre anni in materia di energia. È stata riattivata (in parte) l’estrazione di gas naturale e aumentata la produzione dell’energia rinnovabile. Anche la promessa di non precludere la strada del nuovo nucleare è stata rispettata dall’esecutivo con un pacchetto normativo ad hoc, anche se il percorso di attuazione è lungo.

Il capitolo delle riforme

Il livello di complessità resta elevato anche guardando ad alcune delle riforme più ambiziose del programma di governo. Come sopra accennato, la riforma costituzionale sulla separazione delle carriere dei magistrati sarà sottoposta alla sovranità popolare; laddove la riforma sull’Autonomia approvata dal Parlamento ha bisogno di decreti attuativi in primis per la definizione dei Livelli Essenziali delle Prestazioni. Quanto invece alla promessa elettorale di introdurre l’elezione diretta del presidente della Repubblica, il governo ha virato invece sul premierato, cioè la scelta popolare del presidente del consiglio, ferma in Parlamento.

Tra le riforme compiute c’è il nuovo codice degli appalti, una richiesta del Pnrr, il cui percorso era stato avviato dal governo Draghi e completato sotto l’egida del ministro delle Infrastrutture, Matteo Salvini. Di sua competenza anche una questione ostica, che il governo aveva promesso di sciogliere: il ponte sullo Stretto, in stand by dopo la bocciatura della Corte dei Conti secondo la quale serve far ripartire tutto il processo burocratico e autorizzativo.

Realizzata inoltre la stretta multitematica in termini di sicurezza promessa dal governo, con il ddl per inasprire le sanzioni contro chi imbratta beni culturali o paesaggistici, nonché il recente pacchetto per il contrasto alla microcriminalità giovanile e tutelare le case dall’occupazione illecita. (riproduzione riservata)



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