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La nuova Eni

01 luglio 2024, 09:40 Ultimo aggiornamento: 09:45

La nuova mappa di Eni somiglia poco a quella di appena 2-3 anni fa. Ma è diversa anche dalla più recente istantanea scattata a marzo 2024, alla presentazione del piano strategico aggiornato al 27. Oggi il Cane a sei zampe restituisce l’anteprima di un pianeta attorno al quale orbiteranno ben sette società satellite, una in più di quelle previste appena quattro mesi fa, che già erano state portate da quattro a sei. Si perché nel frattempo, a Var Energi, Azule, entrambe attive nell’oil & gas, Plenitude (rinnovabili, retail e colonnine), Enilive (mobilità sostenibile) e alle altre due in fase di definizione (biochimica e Co2) si è aggiunta l’operazione di business combination delle attività upstream in Gran Bretagna con Ithaca Energy, compiuta la quale Eni avrà il 38,5% della società post-aggregazione e potrà mandare in orbita il settimo satellite. Novità di questi ultimi giorni è anche un assist del governo alla futura newco per la cattura e lo stoccaggio della Co2, con la creazione di un’Autorità che regolerà questo tipo di business.

 


A questa strategia di valorizzazione delle attività, si sta accompagnando una riorganizzazione mirata a semplificare la struttura societaria. È di pochi giorni fa la notizia della fusione in Eni di Petroven, la controllata del Cane a Sei Zampe nata nel 2000 per gestire i grandi depositi di carburante a Marghera, proprio accanto alla bioraffineria. L’operazione risponde a logiche di razionalizzazione per semplificare l'assetto organizzativo e societario e ridurre i costi di struttura. E ora, secondo quanto risulta a MF-Milano Finanza, in questa riorganizzazione potrebbe rientrare anche la creazione di una società tutta italiana per l’upstream. 

 


Il progetto è in fase preliminare e, stando alle fonti, prevede di riunire sotto un unico ombrello societario che dovrebbe chiamarsi Eni Italia le attività onshore in Basilicata e quelle offshore, da Ravenna alla Sicilia. Più nel dettaglio quindi, la nuova entità comprenderebbe i principali asset produttivi operati dal Cane a sei zampe sul mercato nazionale, come elencati nella relazione di bilancio 2023. Per l’Adriatico, Barbara (100%), Annamaria (100%), Clara Nw (51%), Hera Lacinia (100%) e Bonaccia (100%). In Basilicata la Val d’Agri (61%). In Sicilia, Gela (100%), Tresauro (75%), Giaurone, Fiumetto, Prezioso e Bronte (tutti 100% Eni). Si fa già anche il nome dell’eventuale amministratore delegato. La candidatura più accreditata è anche la più naturale, ovvero quella di Francesca Zarri, in Eni dal 1996 e da giugno 2024 a capo delle attività upstream italiane. Nel suo curriculum la Val d’Agri e lo sviluppo dei progetti offshore nell’Adriatico, molta Africa (Angola, Congo, Nigeria, etc), e, infine dal 2017 una serie di incarichi apicali nella gestione delle attività italiane. Da parte sua, Eni «non commenta l’ indiscrezione» sulla possibile costituzione della nuova società.

 


Tornando ai satelliti, la svolta più recente riguarda i lavori in corso per la creazione di una newco dedicata alla cattura e stoccaggio della Co2. Eni, che con Snam porta avanti a Ravenna il progetto candidato a diventare un hub europeo della Ccs (Carbon Capture Storage), sta aspettando di capire cosa decideranno a Roma. Il ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, infatti, dovrebbe definire tra settembre e ottobre 2024 il modello di mercato necessario per rendere finanziariamente sostenibile la nuova attività. Restando ai business legati alla decarbonizzazione, i riflettori del mercato restano puntati sulle due quotande, Plenitude ed Enilive. Il ruolino di marcia non prevede sorpassi, e quindi la prima a debuttare sul listino sarà Plenitude. Per Enilive, l’amministratore delegato di Eni, Claudio Descalzi, ha confermato che entro la fine dell’anno verrà scelto il partner di minoranza al quale cedere una quota della società. (riproduzione riservata)



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