A differenza di quanto previsto da alcune delle grandi banche di Wall Street, nei giorni scorsi, tra cui Citi, che vedeva possibile «un taglio di 50 punti base a settembre» da parte della Fed, l’approccio della Banca centrale americana potrebbe essere più morbido e la limatura più contenuta, fermandosi a 25 punti base. Ne sono convinti diversi economisti in un sondaggio realizzato dall’agenzia Bloomberg.
Secondo gli esperti i timori di recessione per gli Usa sono esagerati e Jerome Powell potrebbe convincersi, che la riduzione di 25 punti base potrebbe essere sufficiente a dare il segnale che si aspetta l’economia. Non vorrebbe premere, quindi, troppo in fretta sul taglio del costo del denaro, per evitare di trovarsi con la catena troppo corta, in caso di maggiori turbolenze dei mercati.
Dello stesso parere anche Mark Haefele, chief investment officer di Ubs Global Wealth Management, che in un report giudica prematuri i «timori di una recessione». Mentre Gero Jung, chief economist di Mirabaud Asset Management, sostiene che «i dati statunitensi sono coerenti con un atterraggio debole» e gli indicatori «indicano una normalizzazione da livelli elevati, piuttosto che un periodo di debolezza». Ecco perché appare più probabile, secondo diversi economisti, che la Fed tagli i tassi di 25 punti nella riunione di settembre, per riservarsi un nuovo intervento a dicembre o nel primo trimestre, in base ai dati sull'inflazione. (riproduzione riservata)