Le borse Usa chiudono in rosso, ma riducono leggermente le perdite giornaliere: l’S&P500, il Nasdaq e il Dow Jones registrano rispettivamente -0,3, -0,1 e -0,5%. In generale tutti i settori che compongono l’S&P500 hanno chiuso in negativo, tranne i beni di consumo essenziali. Tra i comparti che hanno performato peggio invece quello dei materiali (-1,3%), gli industriali (-1,3%) e gli energetici (-1,2%). In sostanza, sono andati molto male i ciclici che tendono a essere correlati positivamente alle sorti dell’economia.
Continua la forza del biglietto verde con il Dollar Index (Dxy) che guadagna lo 0,6% a 99,4 punti. A seguito degli sviluppi geopolitici positivi a Gaza l’oro rintraccia dell’1,5% a 3980 dollari l’oncia, dopo aver superato due giorni fa la soglia dei 4000.
Sul fronte corporate, il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti ha avviato un’indagine sul fallimento del fornitore automobilistico First Brands Group, recentemente dichiarato in bancarotta. I procuratori federali intendono fare luce su come investitori e creditori siano rimasti esposti a perdite potenziali per miliardi di dollari. Si attendono sviluppi.
S&P500, Nasdaq e Dow Jones registrano tutti -0,5%. Aumenta di un 5% a 17,12 punti anche l’indice di volatilità Vix - noto anche come “l’indice della paura” - segno che, almeno nella giornata, gli investitori stanno acquistando coperture in opzioni per potenziali ribassi.
Gli investitori che faticano a capire perché alcuni osservatori siano preoccupati per l’economia, nonostante gli indici azionari ai massimi, potrebbero trovare risposte nelle aree meno visibili del mercato.
Negli ultimi mesi, infatti, come sottolineato dal Wall Street Journal, una serie di aziende di medie dimensioni ha dichiarato bancarotta, evidenziando le difficoltà che ancora pesano su diversi settori. A fine settembre, il fornitore di componenti auto First Brands Group ha chiesto l’amministrazione controllata: secondo quanto indicato dal responsabile della ristrutturazione aziendale, le recenti «incertezze geopolitiche e i venti contrari derivanti dai nuovi dazi imposti hanno messo sotto pressione le catene di approvvigionamento globali».
Nello stesso mese, anche il retailer di articoli per la casa At Home Group ha avviato la procedura di fallimento, spiegando che i dazi — inclusi quelli sulle importazioni dalla Cina, da cui proviene gran parte dei suoi prodotti — hanno complicato gli sforzi di rilancio.
Secondo un rapporto di Morningstar Dbrs pubblicato a settembre, tra i debitori di fascia media più deboli non si è registrato «alcun significativo miglioramento delle performance operative», e questa tendenza potrebbe «peggiorare l’anno prossimo, a causa di ulteriori pressioni legate ai dazi o a un rallentamento dell’attività economica».
Sul fronte della politica estera e tecnologica, intanto, l’amministrazione Trump e l’Arabia Saudita stanno facendo progressi verso un accordo che consentirebbe alle società statunitensi di semiconduttori di esportare chip nel Regno, con la possibilità di finalizzare l’intesa a breve, secondo fonti vicine ai negoziati. I colloqui tra le due parti sono iniziati a maggio, quando Trump aveva promosso accordi tra Nvidia e Advanced Micro Devices con l’Arabia Saudita e gli Emirati Arabi Uniti. I chip verrebbero utilizzati nei data center per l’addestramento di modelli di intelligenza artificiale e rappresentano un tassello chiave dei piani dell’amministrazione per diffondere la tecnologia statunitense a livello globale.
Tuttavia, l’intesa con Riyad deve ancora superare diversi ostacoli, legati ai timori che la Cina possa ottenere accesso indiretto ai chip e beneficiare delle esportazioni statunitensi. Preoccupazioni analoghe hanno rallentato anche l’accordo tra Nvidia e gli Emirati Arabi Uniti, suscitando la frustrazione del ceo di Nvidia, Jensen Huang.
S&P500, Nasdaq e Dow Jones perdono rispettivamente lo 0,4% e lo 0,5%. A pesare sul corso dei listini, come ormai usuale, è il rosso di cinque delle magnifiche 7. Apple perde l’1,2%, Tesla il 2%, Alphabet (holding di Google) l’1,6%, Amazon l’1,2%, e Microsoft (-0,7%). Continua a dominare il mercato Nvidia che guadagna un 2,6% a 194 dollari per azione. Meta scambia nei pressi della parità.
Nell’S&P500 si può notare che di 11 comparti solo due sono positivi: healthcare (+0,1%) e beni di consumo essenziali (+0,3%). Sul podio dei peggiori i beni di consumo discrezionali (-1,2%), gli industriali (-1,1%) e, a pari merito, materiali e servizi di comunicazione (entrambi a -0,7%). Anche se non si possono giudicare le aspettative degli operatori da una singola giornata di trading (e anche perché la crescita è ancora molto forte per poter parlare di contrazione economica), la giornata di oggi sembra configurarsi come un recession-trade: vengono comprati titoli difensivi e venduti i ciclici, più correlati all’andamento dell’economia.
Si segnala inoltre che i future sull’argento hanno sfondato durante la giornata la resistenza storica di 50 dollari all’oncia per la prima volta dal 1980, con gli investitori che messi davanti a una nuova ondata di incertezza hanno deciso di puntare tutto sui beni rifugio. Più precisamente, il future a Londra è arrivato a toccare i 50,85 dollari per oncia grazie a un balzo di oltre il 4%. La performance a un anno rimane nettamente positiva , tanto da portare l’argento a battere il cugino più prezioso, l’oro, +70% contro +57%.
In parallelo il petrolio registra un leggero rialzo dello 0,7% dopo tre rialzi nelle ultime quattro sedute, in seguito all’annuncio del presidente Donald Trump secondo cui Israele e Hamas hanno approvato la prima fase di un accordo di pace. Nonostante gli sviluppi geopolitici, l’oro sale dello 0,4% a 4056 dollari l’oncia, recuperando il rintracciamento disegnato graficamente nella notte come reazione alla notizia.
Più vivace il movimento dei singoli titoli. Le azioni SoftBank sono balzate dell’11%, spingendo il Nikkei 225 giapponese a chiudere ai massimi storici, dopo l’annuncio di un accordo da 5,4 miliardi di dollari nel settore della robotica. In rialzo all’apertura anche PepsiCo (+1,2%) e Delta Air Lines (+7,7%), entrambe premiate da risultati trimestrali superiori alle attese.
Sul fronte commerciale, l’amministrazione Trump ha dichiarato nella serata di ieri di non avere intenzione di imporre dazi sui farmaci generici importati. Nel frattempo, la Cina ha inasprito i controlli sulle esportazioni di terre rare, facendo salire in avvio di seduta le azioni del produttore statunitense Mp Materials (+4,5%).
Intanto, secondo quanto riportato dal Wall Street Journal, alcuni esponenti repubblicani di spicco avrebbero messo in guardia il presidente dal procedere con licenziamenti di massa e tagli ai programmi di assistenza pubblica.
Ecco cinque titoli da monitorare nel corso della seduta.
Le azioni del produttore di metalli delle terre rare, nel quale il Pentagono ha recentemente acquisito una partecipazione, sono salite del 4,5% all’apertura di Wall Street dopo che la Cina ha inasprito i controlli sulle esportazioni di terre rare.
La società di bevande e snack ha registrato utili e ricavi trimestrali superiori alle attese. Le azioni del gruppo, proprietario di Mountain Dew, Doritos e Quaker Oats, sono salite di circa l’1,2% all’apertura dei mercati.
La principale compagnia aerea statunitense ha pubblicato risultati trimestrali migliori delle previsioni e ha annunciato di attendersi una ripresa della domanda di viaggi anche nella stagione delle vacanze. Le azioni sono salite del 7,7% in avvio di seduta.
La National Highway Traffic Safety Administration ha aperto un’indagine sul sistema di guida autonoma di Tesla per possibili violazioni della sicurezza stradale. Le azioni sono scese di circa il 2% nei primi minuti di contrattazione.
Il colosso farmaceutico danese Novo Nordisk ha annunciato l’acquisizione della società californiana per un massimo di 5,2 miliardi di dollari. Le azioni di Akero, che sta sviluppando un trattamento per una malattia epatica legata all’obesità, sono salite del 18% all’apertura di Wall Street.(riproduzione riservata)