Wall Street chiude contrastata dopo la Fed. Il Dow Jones termina in positivo dello 0,57% a 46.018,50 punti, il Nasdaq perde lo 0,33% a 22.261,33 punti mentre lo S&P 500 finisce in negativo dello 0,10% a 6.600,42 punti.
Alle 20:30 le borse Usa proseguono contrastate dopo il discorso del presidente della Fed Jerome Powell. L’S&P500 e il Nasdaq perdono rispettivamente lo 0,3% e lo 0,7%, mentre il Dow Jones è positivo dello 0,4%. Il dollaro recupera uno 0,5% in meno di mezz’ora con il Dxy che guadagna uno 0,5%.
Il Dow Jones frena la corsa e sale dello 0,49%. Il Nasdaq resta rosso e perde lo 0,7%. Sale il cambio euro dollaro che inverte la tendenza giornaliera e la valuta europea si rafforza dello 0,32% a 1,19. Si tratta del massimo degli ultimi quattro anni. In generale, collassa la forza del dollaro – misurata dal paniere Dollar Index (Dxy) – che perde uno 0,4% contro un paniere composto dalle principali valute globali.
Il comunicato ufficiale della Federal Reserve relativo alla decisione sui tassi di interesse afferma che «a sostegno dei suoi obiettivi e alla luce del cambiamento nel bilanciamento dei rischi, il Comitato ha deciso di ridurre l'intervallo obiettivo per il tasso dei fondi federali di 0,25 punti percentuali, portandolo al 4-4,25%. Nel valutare ulteriori aggiustamenti a questo intervallo, il Comitato esaminerà attentamente i dati in arrivo, le prospettive in evoluzione e il bilanciamento dei rischi. Il Comitato continuerà a ridurre le sue posizioni in titoli di Stato e in debito delle agenzie, nonché in titoli garantiti da ipoteche delle agenzie. Il Comitato è fortemente impegnato a sostenere il massimo livello di occupazione e a riportare l'inflazione al suo obiettivo del 2%».
Il board si aspetta altri due tagli da 25 punti base entro fine anno e il neo nominato Miran ha espresso dissenso per la decisione del Board. voleva un taglio da 25 punti base.
L’S&P500 e il Nasdaq perdono lo 0,2% e lo 0,4%, mentre il Dow Jones guadagna uno 0,5%.
La riunione della Federal Reserve che si conclude oggi dovrebbe portare al primo taglio dei tassi del 2025, una decisione resa complessa dalle tensioni interne sul futuro della politica monetaria e, soprattutto, dalle incertezze legate alla successione di Jerome Powell a maggio. Negli ultimi giorni, l’attenzione si è concentrata su due governatori della Fed. Lisa Cook ha ottenuto lunedì sera dal tribunale federale d’appello il via libera a partecipare al meeting, nonostante il tentativo del presidente Donald Trump di rimuoverla per presunte irregolarità ipotecarie. L’altro governatore al centro dei riflettori, Stephen Miran, – già consigliere economico della Casa Bianca – è stato confermato dal Senato con un voto di misura (48-47) e ha prestato giuramento martedì, non davanti a Powell o a un altro governatore, come da prassi, ma da un giudice federale di Atlanta. Una nomina lampo che gli ha consentito di prendere parte immediata alla riunione di politica monetaria.
La sua scelta di non lasciare l’incarico alla Casa Bianca, pur sedendo ora al board della Fed, rappresenta un precedente assoluto nella storia statunitense e ha acceso le polemiche dei democratici, che accusano l’amministrazione Trump di minare l’indipendenza della banca centrale.
In questo clima, come riportato anche nell’aggiornamento serale de La diretta da Wall Street di ieri, tre sono i fattori chiave a cui gli investitori devono prestare attenzione.
Innanzi tutto i dot plot compilati da Powell e gli altri membri del board. Infatti, nelle proiezioni economiche trimestrali, Powell e i suoi colleghi potrebbero indicare un totale di tre tagli nel 2025, oppure confermare i due previsti a giugno. Quest’ultimo scenario sarebbe ribassista per i mercati che scontano, con una probabilità di poco maggiore al 70%, una riduzione di 75 punti base nel costo del denaro da qui a fine anno. Ciò corrisponderebbe a un taglio per ogni riunione a disposizione.
In secondo luogo, il numero di dissensi in merito alla decisione finale. Nell’ultima riunione di luglio, due governatori, Michelle Bowman e Christopher Waller, si erano opposti alla decisione di mantenere i tassi invariati. Lo faranno di nuovo, ritenendo necessari tagli più aggressivi?
Infine, il voto del neo nominato Stephen Miran. Sosterrà il consenso della banca centrale o spingerà per tagli più aggressivi, come auspicato dal presidente?
Sul fronte macroeconomico, l’inflazione resta il nodo principale. La Fed mira a un obiettivo del 2% annuo sul Pce, l’indice dei consumi personali: a luglio era al 2,6%, salito al 2,9% nella versione core che esclude energia e alimentari. Anche l’indice dei prezzi al consumo è aumentao in agosto, raggiungendo il 2,9%, il livello più alto dall’inizio dell’anno. I nuovi dati sul Pce di agosto arriveranno il 26 settembre, ma oggi la Fed pubblicherà le nuove previsioni su inflazione, disoccupazione e crescita. Intanto, le aspettative di lungo termine degli americani sui prezzi – rilevate dall’Università del Michigan – mostrano segnali di rialzo.
A livello operativo, è importante monitorare la retorica di Powell in merito a quella che, insieme all’occupazione, rappresenta la variabile macroeconomica che costituisce il doppio mandato della Fed. Un focus eccessivo sull’inflazione potrebbe essere recepito dagli operatori come uno scarsa propensione del board a implementare un ciclo di tagli prolungato, scenario che il mercato sta già iniziando a scontare.
L’S&P500 e il Nasdaq perdono, rispettivamente, lo 0,1 e lo 0,5%, mentre il Dow Jones guadagna lo 0,6%.
La riunione di politica monetaria della Federal Reserve si conclude oggi e gli investitori sono convinti che i banchieri centrali avvieranno presto una riduzione del costo del denaro per sostenere un mercato del lavoro in rallentamento. Secondo i dati del Cme basati sui future, c’è il 70% di probabilità che a fine anno i tassi si attestino tra il 3,5% e il 3,75%, il che implicherebbe tre tagli consecutivi di un quarto di punto nei restanti appuntamenti del 2025. Gli operatori attribuiscono invece circa una probabilità su quattro a soli due tagli.
Vale la pena ricordare come i mercatihanno reagito ai tagli del 2024: il 18 settembre, dopo la prima riduzione di mezzo punto dal 2020, l’azionario chiuse in calo, mentre i successivi due tagli da un quarto di punto accompagnarono una lenta risalita dell’S&P 500. A dicembre, però, il Dow Jones perse oltre 1.100 punti quando la Fed segnalò l’intenzione di mantenere i tassi più alti nel 2025 rispetto alle attese degli investitori.
In questo quadro, l’attenzione si concentra anche sul mercato immobiliare, che ha mostrato segnali di debolezza a causa dei tassi ipotecari ancora elevati e dell’incertezza sui costi dei materiali da costruzione. I dati diffusi oggi dal Dipartimento del Commercio mostrano che ad agosto i nuovi cantieri residenziali sono scesi a 1,307 milioni, contro 1,429 milioni di luglio (rivisti al rialzo), al di sotto delle stime degli analisti che si aspettavano 1,37 milioni. Si tratta di un calo del 6% rispetto a un anno prima. Anche i permessi di costruzione, altro indicatore chiave del settore, sono scesi a 1,312 milioni, deludendo le previsioni. La fiducia dei costruttori, invece, è rimasta stabile, secondo la National Association of Home Builders.
Il persistere di tassi elevati continua a mantenere i mutui a livelli che scoraggiano molti americani dall’acquistare o cambiare casa, aggiungendo ulteriore pressione a un settore già fragile.
L’S&P500 e il Nasdaq scambiano nei pressi della parità, mentre il Dow Jones guadagna lo 0,1%. Il decennale Usa rende il 4,03%, in aumento rispetto al minimo intraday di 4,006%. La guidance che il presidente della Fed Jerome Powell fornirà con il discorso programmato per le 20:30 ora italiana avrà sicuramente un impatto sul corso del rendimento del Treasury a 10 anni. Il dollaro si rinforza dello 0,23% contro l’euro, portando il cambio a 1,1841. Il Dollar Index (Dxy) – indice che misura la forza relativa del dollaro rispetto a un paniere composto dalle valute utilizzate nei paesi più sviluppati – si apprezza dello 0,12% a 96,76 punti.
Gli investitori sono quasi certi che la Federal Reserve taglierà i tassi di interesse di un quarto di punto percentuale. La loro attenzione è però rivolta soprattutto alle ultime proiezioni economiche della Fed e a ciò che il presidente Jerome Powell lascerà intendere riguardo ai futuri tagli.
La Fed sta cercando di bilanciare i rischi contrastanti di un’inflazione appiccicosa e di un mercato del lavoro in rallentamento. I trader scommettono su altri due tagli da un quarto di punto a ottobre e dicembre, portando il tasso obiettivo in un intervallo compreso tra il 3,5% e il 3,75%.
Le vicende e le trame politiche hanno dominato l’attesa della riunione. Ieri i Democratici hanno presentato un disegno di legge al Senato volto a tracciare una linea più netta tra la Casa Bianca e la Fed, dopo che Stephen Miran, consigliere di Trump, è stato nominato governatore. Inoltre, una corte d’appello ha confermato un’ingiunzione che permette alla governatrice Lisa Cook di partecipare alla riunione di oggi nonostante l’amministrazione Trump stia cercando di rimuoverla.
In questo scenario, si delinea la competizione per la successione di Powell a maggio, che potrebbe complicare l’interpretazione dei segnali di politica monetaria che emergeranno stasera.
Ecco cinque titoli da monitorare nel corso della seduta.
Elliott Investment Management ha dichiarato di aver investito oltre 2 miliardi di dollari nella società di software per le risorse umane, poco dopo che Workday aveva annunciato l’acquisto di Sana, azienda focalizzata sull’AI, per 1,1 miliardi di dollari. Le azioni Workday sono salite di circa l’8,3% all’apertura di Wall Street.
La società dietro ai marchi Cheerios e al gelato Häagen-Dazs ha pubblicato i risultati trimestrali prima dell’apertura dei mercati. Il titolo apre a -0,4%.
I giganti tecnologici statunitensi hanno annunciato che investiranno oltre 40 miliardi di dollari per espandere l’infrastruttura legata all’intelligenza artificiale nel Regno Unito. L’impegno è arrivato durante la visita del presidente Trump nel Paese. Microsoft, Alphabet e Nvidia sono tra le aziende che hanno confermato gli investimenti. Il titolo Microsoft perde lo 0,2% in avvio di seduta.
La piattaforma di rivendita di biglietti inizia oggi le contrattazioni alla Borsa di New York, con il simbolo “STUB”. Tuttavia non ha ancora segnato un prezzo per il titolo per i troppi ordini.
Jerry Greenfield, cofondatore di Ben & Jerry’s, ha annunciato che lascerà il marchio dopo 47 anni, in vista dello spin-off pianificato del business del gelato da parte della società madre Unilever. Il titolo apre la seduta a +0,8%.(riproduzione riservata).