Wall Street chiude in rialzo nel giorno del taglio dei tassi Fed e della contestuale decisione di acquistare 40 miliardi di dollari in T-Bill nei prossimi 30 giorni, una sorta di Qe mascherato: Dow Jones +1,1%, S&P500 +0,7%, Nasdaq +0,3%. Il presidente Donald Trump ha dichiarato che la Fed avrebbe dovuto attuare un taglio dei tassi «almeno due volte più grande» e ha definto il numero uno della Banca centrale Jerome Powell «un rigido» che ha approvato un taglio «piuttosto piccolo».
Alle 20:30 è iniziata la conferenza stampa di Jerome Powell. Il presidente della Fed ha affermato che il mercato del lavoro mostra «segni di indebolimento», mentre l’inflazione resta «ancora in qualche modo elevata». Le nuove proiezioni della banca centrale sulla crescita del Pil reale indicano un +1,7% per il 2025 e un +2,3% per il 2026, entrambi superiori alle stime di settembre. A sostenere l’economia, ha spiegato Powell, sono soprattutto gli investimenti privati, in particolare nei settori dell’intelligenza artificiale e dei data center, mentre i consumi restano solidi e il comparto immobiliare continua a mostrarsi debole. Il lungo shutdown governativo, il più esteso della storia, ha sottratto circa 0,2 punti di Pil alle previsioni per il 2025.
Sul fronte dei prezzi, l’inflazione è calata notevolmente dai picchi del 2022 ma rimane sopra i livelli desiderati: la discesa riguarda soprattutto i servizi, mentre restano pressioni sull’inflazione dei beni durevoli, anche per effetto dei dazi. Mentre si osserva a un buon livello di disinflazione nei servizi, nei beni si ha un aumento dei prezzi imputabile all’effetto dazi.
Powell ha inoltre ricordato che il quantitative tightening è stato concluso al fine di mantenere un livello adeguato di riserve nel sistema bancario.
Le nuove proiezioni medie contenute nei “dot plot” del Summary of Economic Projections indicano un tasso al 3,4% a fine 2026 e al 3,1% nel 2027, scenario che implica un solo taglio dei tassi nel prossimo anno.
Rispondendo a una domanda dei giornalisti, Powell ha infine dichiarato che i tassi di interesse si trovano attualmente su un livello che può essere considerato “neutrale”.
Come ampiamente scontato dal mercato, la Fed ha deciso di tagliare il costo del denaro di 25 punti base portando il tasso di riferimento tra il 3,50 e il 3,75%.
Hanno votato a favore della decisione di politica monetaria: il presidente Jerome Powell, presidente; il vicepresidente John Williams, vicepresidente; Michael S. Barr; Michelle W. Bowman; Susan M. Collins; Lisa D. Cook; Philip N. Jefferson; Alberto G. Musalem e Christopher J. Waller.
Hanno votato contro: Stephen Miran, che avrebbe preferito un taglio di mezzo punto, Austan Goolsbee e Jeffrey Schmid, che avrebbero preferito lasciare invariato il tasso.
A seguito dell’annuncio, il Dollar Index è in calo dello 0,4% e gli indici consolidano i guadagni, con il Nasdaq che gira in positivo e segna un +0,1%. L’indice di volatilità Vix segna un +1,24% a 17,15 punti in attesa della conferenza di Powell delle 20:30.
L’S&P500 gira in territorio positivo e segna un +0,1%. Il Dow Jones consolida i guadagni e avanza dello 0,5%, mentre il Nasdaq cede lo 0,2%.
Nel settore dei media, Netflix, un tempo soprannominata “Debtflix” per il ricorso massiccio al finanziamento tramite junk bonds nelle fasi iniziali di vita della società, dovrà emettere debiti per decine di miliardi di dollari per finanziare la proposta di acquisizione da 72 miliardi di Warner Bros. Tuttavia, osserva Bloomberg, oggi il colosso dell’intrattenimento ha ha un bilancio molto più solido rispetto al pre-pandemia, e questo le consentirebbe di rilanciare in un eventuale duello di offerte senza perdere il rating investment grade.
«Il profilo creditizio di Netflix è cambiato radicalmente», spiega Stephen Flynn, analista di Bloomberg Intelligence: «sono lontani i tempi dell’high yield».
L’operazione, già concordata, prevede 59 miliardi di finanziamenti ponte messi a disposizione dalle banche. Successivamente Netflix punta a sostituirli con fino a 25 miliardi in obbligazioni, 20 miliardi in term loan a erogazione differita e 5 miliardi di linee revolving, oltre a una parte coperta con la generazione interna di cassa. Il debito potrebbe però crescere ulteriormente: Paramount Skydance ha infatti lanciato un’offerta ostile per la totalità di Warner Bros., valutando la società oltre 108 miliardi, cioè circa 26 miliardi in più della proposta Netflix.
Secondo Morgan Stanley, l’impennata del leverage è un rischio per gli obbligazionisti: con un rating A per S&P e A3 per Moody’s, Netflix potrebbe scivolare in area BBB se aumentasse troppo l’indebitamento. Gli analisti suggeriscono quindi di vendere le obbligazioni in scadenza 2034 e 2054.
Oltre al rischio downgrade, restano le incognite sull’operazione: si tratta di una delle più grandi acquisizioni della storia dei media, soggetta a potenziale veto regolamentare. E se Paramount vincesse la contesa, Netflix sarebbe costretta a pagare una break-up fee da 5,8 miliardi, senza ottenere l’asset. Tuttavia molti analisti giudicano i rischi «gestibili». Moody’s ha confermato il rating A3, sottolineando i forti fondamentali e gli asset di pregio che Netflix otterrebbe - tra cui Harry Potter, HBO e DC Comics - pur abbassando l’outlook da “positivo” a “stabile”.
Secondo Bloomberg Intelligence, in caso di successo dell’acquisizione il debito netto di Netflix potrebbe salire a 75 miliardi di dollari, contro i circa 15 miliardi attuali. Ma già nel 2026 la nuova entità genererebbe 20,4 miliardi di Ebitda, con un rapporto debito/Ebitda pari a 3,7x, destinato a scendere verso la fascia mid-2x entro il 2027.
Nel comparto farmaceutico, Pfizer sta tagliando diverse centinaia di posti di lavoro in Svizzera nell’ambito di un piano pluriennale di riduzione dei costi, secondo quanto riferito da persone informate sulla questione intervistate da Bloomberg. Il gruppo farmaceutico statunitense ridurrà entro fine anno la propria forza lavoro nel Paese da circa 300 addetti a una settantina, spiegano le fonti, che hanno chiesto di restare anonime poiché la questione è riservata. Si tratta di una riduzione di più del 70%. I tagli seguono un ridimensionamento del ruolo della filiale svizzera all’interno della struttura globale del gruppo. Pfizer sta «snellendo e riallineando» le proprie risorse per ridurre la complessità operativa, ha dichiarato un portavoce in una nota via email, senza commentare i numeri relativi alla Svizzera. La società newyorkese è ancora alla ricerca di una rotta di crescita post-pandemia e sta portando avanti un programma di risparmi da oltre 7 miliardi di dollari fino al 2027.
Se, da un lato, il Dow Jones avanza dello 0,2%, dall’altro, S&P500 e Nasdaq cedono rispettivamente lo 0,1 e lo 0,5%. A pesare sulle quotazioni dell’indice tecnologico è l’andamento delle cosiddette “Magnifiche 7”, tutte in negativo ad eccezione di Amazon (+1,4%) e Alphabet (+0,1%). Nvidia (-1,4%), Microsoft (-2,6%), Meta (-1,1%), Tesla (-0,1%), Apple (-0,1%) sono in calo. Male anche Netflix (-1,7%) e Broadcom (-1%). A meno di tre ore dalla decisione sui tassi da parte della Fed, la volatilità è in leggero aumento: l’indice Vix segna un +1,4% a 17,2 punti.
Le borse statunitensi (e globali) sono in attesa della decisioni sui tassi di interesse da parte della Fed. L’S&P500 e il Dow Jones arretrano dello 0,1%, mentre il Nasdaq cede lo 0,2%. È giunto il tanto atteso giorno della decisione sui tassi di interesse. Anche se il mercato è praticamente certo che il Board guidato da Jerome Powell procederà con una sforbiciata da 25 punti base, le divisioni tra i policymaker non sono mai state così profonde. La decisione sarà diffusa alle 20, ma gli operatori presteranno attenzione al summary of economic projections in cui sono contenuti i “dot-plot” - il grafico con le proiezioni dei tassi - e alla conferenza stampa del vertice della banca centrale, in programma per le 20:30. Come osserva il Wall Street Journal, quest’ultima potrebbe provocare un po’ di volatilità temporanea nei mercati.
Gli investitori si stanno mostrando meno convinti sulla possibilità di nuovi tagli nel prossimo anno, anche a causa dei commenti prudenti di Kevin Hassett, il probabile successore di Powell. L’attuale direttore del National Economic Council ha dichiarato ieri che non cederà ad alcuna pressione politica per abbassare i tassi qualora dovesse ottenere l’incarico. Il presidente Trump, dal canto suo, ha più volte detto di voler un prossimo presidente della Fed disposto a ridurre il costo del denaro.
In avvio di seduta il dollaro si è leggermente indebolito, in particolare contro euro e franco svizzero. Nel mercato obbligazionario il rendimento del Treasury decennale è risalito al 4,2%, avvicinandosi ai massimi di tre mesi. Sul fronte delle materie prime, l’argento segna un +0,7% a 61,3 dollari l’oncia e aggiorna i record storici.
Ecco cinque titoli da monitorare nel corso della seduta.
Il titolo del produttore di chip avanza dello 0,3% in avvio di seduta. Gli investitori stanno valutando se il piano Usa che consentirebbe l’esportazione di chip per l’intelligenza artificiale verso la Cina potrà tradursi in vendite significative. Il programma, approvato l’8 dicembre, autorizza l’export in Cina dei chip H200 prodotti da Nvidia, sottoponendo però le vendite a condizioni rigorose e imponendo una sovrattassa del 25% sui ricavi. La misura è valida anche per altri produttori come Amd e Intel. Secondo quanto riportato dal Wall Street Journal, i chip AI H200 di Nvidia verrebbero prodotti a Taiwan ma dovrebbero essere inviati negli Stati Uniti per una revisione di sicurezza nazionale prima di poter essere consegnati in Cina.
Il produttore di turbine a gas e apparecchiature per la generazione di energia ha rivisto al rialzo le proprie previsioni e ha raddoppiato il dividendo, prevedendo un’ulteriore spinta dalla crescente domanda di elettricità. Le azioni della società, nata dallo spin-off di Ge e già sostenuta dal boom dell’intelligenza artificiale, hanno toccato un massimo intraday record di 725 dollari. Il titolo guadagna circa il 12%, risultando il migliore dell’S&P 500. La società ora prevede ricavi fino a 52 miliardi di dollari entro il 2028, con un tasso di crescita annuo composto a doppia cifra, contro una precedente stima di 45 miliardi.
Le azioni della catena di ristoranti hanno perso il 2,1% dopo aver mancato le aspettative sulle vendite. La società ha registrato ricavi pari a 797,2 milioni di dollari, inferiori alle previsioni, mentre gli utili rettificati di 74 centesimi per azione hanno superato le stime.
Il titolo della società guidata da Alex Karp ha guadagnato l’1,9% nei primi minuti di contrattazione dopo aver ottenuto un contratto con la Marina degli Stati Uniti per gestire la catena di approvvigionamento di una flotta di sottomarini nucleari, con l’obiettivo di ridurre i tempi di inattività per manutenzione. L’accordo, valutato 448 milioni di dollari, è finanziato con fondi provenienti dal cosiddetto “Big, Beautiful Bill”, disegno di legge di spesa simbolo dell’amministrazione Trump.
Le azioni della società specializzata in comunicazioni satellitari, telecomunicazioni wireless e servizi internet sono salite del 5,8% nei primi minuti di contrattazione. Lo strappo al rialzo è imputabile a delle indiscrezioni secondo cui SpaceX di Elon Musk potrebbe prepararsi a una offerta pubblica iniziale nel 2026. La società ha inoltre annunciato a inizio anno un accordo per vendere a SpaceX le sue licenze di spettro AWS-4 e H-block.(riproduzione riservata)