Gli indici Usa chiudono la seduta in rosso: l’S&P500 perde lo 0,6%, il Nasdaq l’1,2% e il Dow Jones lo 0,2%.
Nel corso della settimana prossima verranno rilasciati una serie di dati macroeconomici rilevanti per gli operatori di mercato. Soprattutto per quanto riguarda il mercato del lavoro Usa.
Martedì 2 settembre è atteso il dato sulla spesa per costruzioni di luglio, stimata in crescita dello 0,55% su base mensile, in netto miglioramento rispetto al -0,40% di giugno, insieme all’indice Ism manifatturiero di agosto, previsto a 49 punti contro i 48 di luglio, segnalando una possibile stabilizzazione dell’attività industriale.
Mercoledì 3 settembre verrà pubblicato il rapporto Jolts (Job Openings and Labor Turnover Survey) sulle offerte di lavoro – un indicatore attentamente osservato dagli investitori, soprattutto in un contesto di dibattito sul mercato del lavoro – con un dato atteso a 7,388 milioni, in lieve calo rispetto ai 7,437 milioni registrati a giugno. Nella stessa giornata è attesa anche la pubblicazione del Beige Book della Federal Reserve, che offrirà una panoramica qualitativa sull’andamento economico nei diversi distretti.
Giovedì 4 settembre saranno diffusi i numeri del rapporto Adp sull’occupazione nel settore privato, con una crescita prevista di 85.000 posti ad agosto, in calo rispetto ai 104.000 di luglio, insieme al dato settimanale sulle richieste iniziali di sussidi di disoccupazione, relativo alla settimana conclusa il 30 agosto, ancora in attesa di conferma ma confrontabile con le 229.000 richieste della settimana precedente. Nella stessa giornata verrà pubblicato anche l’indice Ism dei servizi, atteso in leggera ripresa a 50,7 punti contro i 50,1 di luglio.
Il dato più importante della settimana è in programma per venerdì 5 settembre, quando verrà pubblicato il Rapporto ufficiale sull’occupazione negli Stati Uniti: le buste paga non agricole (nonfarm payrolls) sono previste in aumento di 92.500 unità, rispetto alle 73.000 di luglio, mentre il tasso di disoccupazione è atteso in leggero rialzo al 4,3%, rispetto al 4,2% precedente. La settimana lavorativa media dovrebbe confermarsi a 34,3 ore e le retribuzioni orarie medie sono stimate in crescita dello 0,3% su base mensile, in linea con la rilevazione di luglio.
Sul fronte corporate, martedì verranno rilasciate le trimestrali di Nio e Zscaler. Mercoledì saranno pubblicati i conti di Macy’s e Salesforce. Infine, giovedì, sono attesi i dati finanziari di Lululemon e Broadcom.
L’S&P500 è in calo dello 0,7%, il Nasdaq dell’1,3% e il Dow Jones dello 0,3%.
La fiducia dei consumatori americani è leggermente diminuita nel mese di agosto, secondo quanto rilevato dall’indice elaborato e diffuso dall’Università del Michigan. Il dato si è attestato a 58,2, in calo rispetto ai 61,7 di luglio, risultando leggermente inferiore alle stime degli economisti interpellati dal Wall Street Journal. L’indice si discosta di poco dalle rilevazioni preliminari diffuse a inizio mese. Sebbene le famiglie risultino più ottimiste rispetto ad aprile o maggio, il livello della fiducia rimane decisamente più basso rispetto alla maggior parte del 2023 e del 2024.
A preoccupare di più sono le aspettative sull’inflazione che emergono dal sondaggio: gli intervistati prevedono un aumento dei prezzi del 4,8% nei prossimi 12 mesi, in salita rispetto al 4,5% rilevato il mese scorso. Anche le aspettative sull’inflazione a lungo termine crescono, passando dal 3,4% al 3,5%.
L’indagine è stata condotta tra il 29 luglio e il 25 agosto, in un clima segnato da attacchi crescenti dell’amministrazione Trump alla Federal Reserve e da segnali di rallentamento nel mercato del lavoro. Proprio il doppio effetto “Trump” ha avuto un impatto visibile sul mercato obbligazionario.
La campagna di pressioni del presidente contro la Fed, unita ai dati economici deludenti, ha spinto i trader a scommettere con forza su un possibile taglio dei tassi d’interesse già a settembre. Allo stesso tempo, l’inflazione ancora ostinatamente sopra l’obiettivo e i timori di Wall Street che la Fed possa essere limitata nell’azione dalla Casa Bianca hanno spinto alcuni investitori ad alzare le proprie aspettative sui tassi di lungo periodo.
Questo contesto ha favorito l’acquisto di titoli di Stato a breve scadenza (abbassandone i rendimenti) e la vendita di quelli a lungo termine (aumentandone i rendimenti). Venerdì, lo spread tra i rendimenti dei Treasury a 2 e 30 anni – un indicatore chiave della cosiddetta curva dei rendimenti – si è avvicinato ai massimi dal 2022, secondo i dati di Dow Jones Market Data.
I rendimenti più alti dei titoli di Stato a lunga scadenza, però, non sono ancora riusciti a distogliere gli investitori da un mercato azionario in piena corsa. Ma, come avverte Lawrence Gillum, chief fixed income strategist di Lpl Financial, «se il tratto lungo della curva continua a salire, potrebbe avere un impatto anche sull’azionario».
l’S&P500 perde lo 0,6%, il Nasdaq l’1% e il Dow Jones lo 0,2%.
Attenzione anche all’indice di volatilità, il Vix, in aumento del 10%. Un rialzo di questo strumento implica che gli operatori stanno aumentando le copertura comprando opzioni put “out of the money”, ossia con prezzo di esercizio lontano rispetto al corso attuale dell’S&P500. Questo implica che una certa frazione del mercato non solo si stanno coprendo, ma lo sta facendo aspettandosi un ribasso di una certa entità rispetto alla quotazione attuale dell’indice.
Sul fronte del tema AI – importante per i listini data l’elevata concentrazione in Nasdaq e S&P500 di società collegate al business dell’intelligenza artificiale – il Wall Street Journal ha annunciato che Alibaba ha sviluppato un nuovo chip per l’intelligenza artificiale, pensato come alternativa cinese all’H20 di Nvidia. Allo stesso tempo, le aziende locali accelerano per costruire un arsenale di tecnologie domestiche. La seduta, in generale, si sta configurando come negativa per il settore tecnologico: il Nasdaq ha chiuso in calo di circa l'1% dopo che Dell è diventata l’ultima big tech a riportare risultati deludenti in uno dei segmenti legati all’intelligenza artificiale in più rapida crescita. Il titolo Dell ha perso il 10%, mentre Nvidia, Broadcom e Oracle sono scese di oltre il 3%.
Nel frattempo, sul fronte dazi, le politiche commerciali del presidente Usa Donald Trump e l’aumento dei costi delle materie prime iniziano a pesare sui portafogli dei consumatori: diverse grandi aziende hanno annunciato rincari sui beni di prima necessità.
L’S&P500 perde lo 0,3%, il Nasdaq è in calo dello 0,5% e il Dow Jones dello 0,2%.
Il ribasso dei listini può essere ricondotto alla lettura del dato sull’indice Pce pubblicato alle 14:30 ora italiana. La variabile macroeconomica è anche nota come “deflattore del pil”, in quanto utilizzata per trasformare il pil nominale in pil reale (prodotto interno lordo al netto dell’inflazione). Allo stesso tempo, rappresenta la misura d’inflazione preferita dalla Federal Reserve. A luglio, l’indice è salito del 2,6% su base annua, lo stesso ritmo di crescita registrato a giugno. Il dato, diffuso dal Bureau of Economic Analysis del Dipartimento del Commercio, evidenzia come il percorso verso l’obiettivo del 2% fissato dalla Fed resti ancora lungo. Escludendo le componenti più volatili, come alimentari ed energia, l’indice core Pce — osservato con particolare attenzione dai policymaker — è invece aumentato del 2,9% rispetto a un anno fa, in accelerazione rispetto al 2,8% di giugno. Si tratta di un dato in linea con le attese del mercato, dal momento che l’inflazione Pce può essere anticipata con buona precisione grazie ad altri indicatori pubblicati nel corso del mese.
Nonostante la dinamica dei prezzi resti sopra il target, spinta anche dai dazi commerciali, il presidente della Fed Jerome Powell ha lasciato intendere la scorsa settimana che la banca centrale potrebbe procedere con un primo taglio dei tassi già a settembre, citando segnali di rallentamento nel mercato del lavoro. Il report del Dipartimento del Commercio ha però mostrato anche elementi di forza nell’economia: il reddito personale degli americani è salito dello 0,4% a luglio, in aumento rispetto allo 0,3% di giugno. Anche la spesa al consumo è cresciuta dello 0,5%, accelerando rispetto allo 0,3% del mese precedente — un segnale che la domanda interna resta solida.
A questo punto, gli investitori guardano con attenzione ai dati in cerca di indizi sulla probabilità di un taglio dei tassi da parte della Fed a settembre. Secondo i dati del Cme Group, i future prezzano attualmente una probabilità dell’85% che la banca centrale decida di abbassare i tassi il mese prossimo. Nella serata di giovedì, il governatore della Fed Christopher Waller si è espresso a favore di un taglio di 25 punti base per sostenere il mercato del lavoro. In giornata, è attesa la decisione di un giudice sulla richiesta di un’ordinanza restrittiva temporanea avanzata da Lisa Cook, collega di Waller alla Fed, contro il presidente Usa Donald Trump. Cook ha intentato causa giovedì per impedirgli di rimuoverla dal suo incarico.
Infine, si rileva che, in data odierna, gli Usa hanno revocato la cosiddetta “regola de minimis”, in vigore dal 2016, che consentiva l’ingresso nel Paese senza dazi per pacchi di valore pari o inferiore a 800 dollari. L’esenzione per i beni provenienti dalla Cina era già stata eliminata lo scorso maggio.
Ecco cinque titoli da monitorare nel corso della seduta.
L’azienda tecnologica ha rivisto al rialzo le previsioni annuali, sostenuta dalla forte domanda legata all’intelligenza artificiale. Tuttavia, le indicazioni più deboli per il trimestre in corso hanno pesato sul titolo, che è sceso di circa il 10% all’apertura di Wall Street.
La società del "compra ora, paga dopo" è tornata in utile, superando le attese degli analisti. Il titolo è salito del 18,5% prima dell’apertura dei mercati Usa.
Il rivenditore di cosmetici e profumi ha alzato la guidance annuale, dopo aver registrato un aumento sia degli utili sia delle vendite. Il titolo è sceso dell’1,3% nei primissimi minuti di contrattazione.
Il produttore di macchinari da costruzione ha dichiarato che l’impatto netto dei dazi potrebbe arrivare fino a 1,8 miliardi di dollari quest’anno, rispetto a una stima precedente più bassa. Il titolo ha perso il 3,1% in apertura di seduta.
L’azienda di semiconduttori ha riportato utili in linea con le attese, ma le previsioni per il trimestre in corso hanno deluso. Il titolo è crollato del 17% all’apertura di Wall Street.