Nel giorno dell’introduzione dei dazi a oltre 60 Paesi da parte del presidente Usa Donald Trump i principali indici Usa chiudono contrastati, dopo aver aperto positivamente. Il Dow Jones cede lo 0,53% a 43.958,36 punti, il Nasdaq guadagna lo 0,28% a 21.229,31 punti, mentre lo S&P500 perde lo 0,12% a 6.337,15 punti.
Secondo quanto riportato dal Wall Street Journal, i Paesi colpiti dalle tariffe a partire dal 7 agosto saranno saranno 94. Di questi, 66 pagheranno subiranno tariffe al 15%. All’interno di questa categoria figurano tutti gli Stati appartenenti all’Unione Europea insieme all’Islanda, la Macedonia del Nord e la Norvegia. 28 Stati saranno sottoposti a dazi maggiori del 15%.
Tra questi Brasile (50%, ma con esenzioni), India (50%), Canada (50%, ma con esenzioni su diversi beni) e Messico. Con la Cina è ancora in atto un trattato che pone una «tregua» alla guerra commerciale, in scadenza il 12 agosto. Australia, Regno Unito, Argentina, Cile, Colombia, Kuwait, Qatar, Arabia Saudita, infine, subiranno un’aliquota tariffaria del 10%.
L’S&P500 perde uno 0,3%. Il Nasdaq perde lo 0,1% e il Dow Jones perde uno 0,7%. Nel frattempo, l’indice della volatilità Vix, anche noto come “l’indice della paura”, sale del 4% superando i 17. Quest’ultima è una soglia che, come sottolineato dal nostro capo economista Massimo Brambilla, sancisce lo spartiacque tra un mercato tranquillo e un mercato volatile.
Dal punto di vista dell’analisi tecnica dei mercati finanziari, gli operatori sono invitati a osservare con attenzione la chiusura giornaliera degli indici statunitensi. Nelle ultime sedute, infatti, la configurazione grafica delle candele giornaliere sta lanciando segnali di debolezza: il mercato ha aperto in rialzo, ma ha poi azzerato completamente i guadagni. Questo comportamento è tipico di una perdita di forza da parte della domanda, e potrebbe anticipare una fase correttiva.
Se nei prossimi giorni si dovesse confermare la formazione di un massimo inferiore rispetto al picco raggiunto il 28 luglio, accompagnato da un minimo più basso rispetto a quello dell’1 agosto, si configurerebbe un segnale tecnicamente ribassista. Tale struttura, in gergo, rappresenta un "lower high" e un "lower low", ovvero una sequenza di massimi e minimi decrescenti: una dinamica spesso interpretata come inversione di tendenza.
La lettura resta naturalmente subordinata alla conferma nei prossimi giorni.
Nel frattempo, Intel, dopo lo querelle odierna con il presidente Trump perde un 3,6% a Wall Street.
Questo perchè il mercato “ha digerito” i continui aggiornamenti sui dazi del presidente Usa Donald Trump.
L’S&P 500 gira in negativo e perde lo 0,2%, dopo aver toccato un picco intraday del +0,7%. Il Nasdaq, che all’apertura guadagnava uno 0,8%, rimane in positivo dello 0,4%. Il Dow Jones perde lo 0,7%.
La Svizzera ha dichiarato che continuerà i negoziati commerciali con gli Stati Uniti, pur non aspettandosi soluzioni rapide, dopo che l’amministrazione Trump ha imposto al Paese uno dei dazi più alti al mondo: un prelievo del 39% entrato in vigore giovedì.
La presidente elvetica Karin Keller-Sutter ha definito la misura «una situazione estremamente difficile per i settori colpiti, per le aziende e per i lavoratori». L’associazione industriale Swissmem ha parlato apertamente di uno «scenario da incubo» per il comparto manifatturiero svizzero.
«Non possiamo dire quanto durerà questa situazione», ha ammesso Keller-Sutter, sottolineando che il governo elvetico manterrà un dialogo “intensivo” con le controparti statunitensi. «Alla fine, però, tutto è nelle mani del presidente americano», ha concluso, facendo riferimento alla linea sempre più muscolare impressa da Trump sul fronte commerciale.
L’S&P500 sale dello 0,6%, il Nasdaq dello 0,8% e il Dow Jones dello 0,4%.
Mentre le nuove tariffe statunitensi entrano in vigore, dietro le quinte i negoziatori internazionali si affrettano a ottenere esenzioni per esportazioni strategiche e a negoziare un alleggerimento dei dazi complessivi. In Svizzera, il governo ha convocato una riunione d’emergenza, dopo che la presidente Karin Keller-Sutter è rientrata da Washington senza essere riuscita a scongiurare l’imposizione di tariffe del 39% sulle esportazioni elvetiche.
In India, il primo ministro Narendra Modi ha risposto con fermezza alla decisione di Trump di raddoppiare i dazi sui beni indiani al 50%, una misura punitiva legata agli acquisti di petrolio russo. Modi ha ribadito che il suo governo non intende arretrare nella tutela degli agricoltori.
I mercati finanziari hanno reagito con relativa tranquillità all’entrata in vigore dei nuovi dazi, in netto contrasto con quanto accaduto quattro mesi fa, quando l’annuncio delle misure aveva fatto precipitare le borse.
Nel frattempo, in Brasile il consigliere speciale della Presidenza della Repubblica, Celso Amorim, ha confermato la telefonata tra il presidente Luiz Inácio Lula da Silva e il primo ministro indiano, Narendra Modi, per parlare dell'aumento dei dazi Usa.
Il prossimo ad essere contattato dovrebbe essere il leader cinese, Xi Jinping. Secondo quanto riportano i media locali, Lula sta valutando una risposta coordinata dei Brics ai dazi statunitensi, tema di cui si era discusso anche in occasione del vertice dei leader di luglio, a Rio de Janeiro.
Spostandosi sul fronte azionario, le azioni di Apple e dei principali titoli legati ai semiconduttori salgono all’apertura di Wall Street. Mercoledì 6 agosto, Trump aveva minacciato l’imposizione di una tariffa del 100% sui semiconduttori, precisando però che aziende tecnologiche come Apple, che stanno investendo nella produzione domestica, sarebbero esentate. In controtendenza, Intel ha registrato un calo dopo che il presidente Trump ha pubblicamente chiesto le dimissioni del suo amministratore delegato.
Intanto, prosegue la stagione delle trimestrali: tra i risultati attesi figurano quelli di ConocoPhillips, della farmaceutica Eli Lilly – attiva nel settore dei farmaci per la perdita di peso – e di Krispy Kreme, recentemente tornata sotto i riflettori grazie all’interesse degli investitori retail. Toyota, primo costruttore automobilistico al mondo per vendite, ha invece annunciato che l’impatto dei dazi le costerà 9,5 miliardi di dollari nel corso dell’anno fiscale.
Ecco cinque titoli da monitorare nel corso della seduta.
Le azioni del produttore di iPhone salgono del 2,5% in apertura, dopo il rally della sessione precedente. Mercoledì Apple ha annunciato un ulteriore impegno da 100 miliardi di dollari nella produzione negli Stati Uniti, ottenendo così un’esenzione dalla minaccia di nuove tariffe sui semiconduttori imposte dal presidente Trump.
Il titolo sale del 2%in apertura del mercato, dopo che Apple ha annunciato l’espansione della sua partnership con il produttore di vetro di precisione, nell’ambito della sua strategia di rilancio della produzione negli Stati Uniti. In rialzo anche le azioni di MP Materials , partner di Apple che gestisce la più grande miniera di terre rare delle Americhe, con un guadagno di oltre il 5%.
I titoli legati ai semiconduttori sono saliti nelle contrattazioni pre-market dopo che Trump ha annunciato possibili esenzioni dai dazi del 100% previsti sul settore. Un alto funzionario taiwanese ha confermato che Tsmc sarà esentata, mentre Apple ha dichiarato di voler collaborare con Broadcom e altri fornitori per aumentare la produzione di componenti negli Stati Uniti. Tsmc sale dell’1% in apertura.
Il colosso farmaceutico ha annunciato che una pillola sperimentale per la perdita di peso ha portato a una riduzione del peso corporeo fino al 12%, leggermente al di sotto delle aspettative. Il titolo è crolla del 13% in apertura.
L’app per la consegna di cibo ha registrato un ritorno all’utile e ricavi trimestrali superiori alle attese. Le azioni salgono del 3% in apertura dei mercati.