Wall Street chiude in calo. Il Dow Jones cede lo 0,71% a 46.590,41 punti, il Nasdaq perde lo 0,93% a 22.740,40 punti mentre lo S&P 500 termina a -0,53% per 6.699,43 punti.
Alle 19:30 gli indici statunitensi ampliano le perdite giornaliere: l’S&P 500 arretra dell’1%, il Nasdaq dell’1,6% e il Dow Jones dello 0,5%.
A pesare sui mercati è la nuova escalation commerciale tra Stati Uniti e Cina: secondo quanto riportato da Reuters, il presidente Donald Trump starebbe valutando un piano per limitare le esportazioni verso la Cina di prodotti che contengono software di origine statunitense, secondo fonti ufficiali americane.
All’interno dello S&P 500, i comparti healthcare (+0,93%) e beni di consumo primari (+0,82%) guidano i rialzi, segnalando un tono difensivo sui mercati. In parallelo, il Volatility Index (Vix) - noto come “indice della paura” - è balzato del 10% a 19,7 punti.
Tra i peggiori, invece, i titoli ciclici: consumer discretionary (-0,9%), tecnologici (-1,4%), servizi di comunicazione (-0,9%) e industriali (-1%) registrano le performance più negative.
Sul fronte obbligazionario, mai come oggi cruciale vista la delicata situazione fiscale americana, il Tesoro Usa ha collocato titoli a 20 anni con un rendimento massimo del 4,506%, in calo rispetto al 4,613% dell’asta precedente.
Il bid-to-cover ratio - indicatore della domanda - si è attestato a 2,73, appena sotto il 2,74 della tornata precedente.
Nel dettaglio, i dealers hanno rappresentato il 52,72% delle offerte, i direct bidders il 14,32% e gli indirect bidders il 32,95%. In fase di assegnazione, i dealers hanno ottenuto il 10,04% dei titoli, i direct bidders il 26,33% e gli indirect bidders il 63,63%.
In generale, nella seduta i Treasury sono deboli: il rendimento del decennale è in calo di 2 punti base, al 3,95%.
L’S&P 500 cede lo 0,3%, il Nasdaq lo 0,7% e il Dow Jones lo 0,3%. A pesare sul mercato è l’andamento delle otto principali società tecnologiche che rappresentano oltre il 35% dell’S&P 500. Il Cnbc Magnificent 7 Index (che monitora Nvidia, Microsoft, Apple, Amazon, Meta, Alphabet e Tesla), scende dello 0,7%, mentre Broadcom perde l’1,3% e Nvidia l’1,8%.
Il settore dei chip mostra segni di cedimento in generale, con Amd in calo del 4%. Anche Intel è sotto pressione: Wedbush Securities definisce la valutazione «insostenibile» rispetto ai fondamentali, nonostante gli investimenti recenti del governo Usa, di Nvidia e SoftBank abbiano rafforzato il bilancio e l’ottimismo degli investitori. Gli analisti prevedono tuttavia risultati del terzo e quarto trimestre superiori alle attese, grazie a una crescita moderata delle vendite di Pc e a una maggiore domanda di server legata all’intelligenza artificiale. Wedbush ha alzato il prezzo obiettivo da 19 a 20 dollari, confermando il rating «neutral». Il titolo cede il 3,2%, a 36,92 dollari.
Tra le altre big tech, Apple scende dell’1,5% e Tesla del 2%, poche ore prima della pubblicazione dei conti trimestrali. Tengono invece Microsoft (+1,1%) e Amazon (+1%). Netflix, dopo i risultati deludenti, cede quasi il 10%, ma secondo Bank of America la mancanza di un outlook per il 2026 non indica cambiamenti nei fondamentali sottostanti.
Gli analisti stimano che la pubblicità di Netflix più che raddoppierà nel 2025 e sottolineano la crescita dell’engagement nel terzo trimestre, oltre a un contesto favorevole sui prezzi. La banca conferma il rating “buy” con prezzo obiettivo a 1.490 dollari, riducendo le stime di utili 2025 a 25,14 dollari per azione.
Amazon dovrebbe registrare un trimestre positivo nel retail, con Bank of America che stima ricavi trimestrali per 179,2 miliardi di dollari, sopra i 177,7 miliardi previsti da Wall Street. La banca segnala segnali positivi nelle vendite online e nella pubblicità, nonché potenziali benefici dalla crescita di Amazon Web Services e dai tagli del personale a luglio. BofA conferma il rating «buy» con prezzo obiettivo a 272 dollari; il titolo scende a 217,71 dollari (-1,95%).
Nel settore Food & Beverage, Coca-Cola mantiene resilienza nel terzo trimestre, con crescita organica stimata intorno al 6% e un beneficio di prezzo/mix del 6%. Bank of America prevede un’espansione del margine lordo e conferma il rating «buy», alzando il prezzo obiettivo da 78 a 80 dollari; il titolo chiude a 71,24 dollari (+0,02%).
L’S&P 500 perde lo 0,4%, il Nasdaq lo 0,8% e il Dow Jones lo 0,2%.
L’indice di volatilità VIX, pur restando sotto la soglia critica dei 20 punti – che segna lo spartiacque tra un mercato rialzista e uno turbolento - registra un rialzo del 6%, a 18,9 punti.
Sul fronte automotive, diverse banche d’affari hanno rivisto al rialzo i target price di General Motors: Wells Fargo li ha portati da 40 a 46 dollari confermando il rating “underweight”, BofA Securities da 61 a 73 dollari con rating “buy”, Td Cowen da 92 a 100 dollari sempre con “buy”, mentre Barclays ha alzato il target da 77 a 85 dollari confermando “overweight”. Anche Goldman Sachs (da 74 a 81 dollari, buy), JPMorgan (80 a 85 dollari, overweight) e Bnp Paribas Exane (72 a 80 dollari, outperform) hanno rivisto le valutazioni. Secondo gli analisti intervistati da FactSet, Gm mantiene un rating medio “overweight” con un prezzo obiettivo medio di 70,52 dollari.
Novità anche da Cupertino, dove Apple avrebbe ridotto gli ordini di produzione per l’iPhone Air aumentando invece quelli per altri modelli della gamma iPhone 17, secondo quanto riportato mercoledì da Nikkei Asia, citando fonti interne. L’aggiustamento produttivo rifletterebbe una ricezione tiepida dell’iPhone Air nei mercati extra-Cina, mentre la domanda per i modelli iPhone 17 e iPhone 17 Pro risulta inaspettatamente forte. Apple non ha risposto immediatamente a una richiesta di commento da parte di Mt Newswires.
Il prezzo dell’azione Apple è a 261,04 dollari, in calo di 1,73 dollari (-0,66%).
l’S&P 500, il Dow Jones e il Nasdaq cedono lo 0,1%.
Il dollaro si rafforza leggermente, con il Dollar Index (Dxy) in rialzo dello 0,1% a 99,11 punti, contro un paniere composto dalle principali valute dei Paesi sviluppati.
Sul fronte delle materie prime, l’oro continua a scendere dopo aver registrato il calo giornaliero più ampio degli ultimi dieci anni. Secondo alcuni analisti, il rally straordinario di quest’anno ha reso inevitabile una correzione.
I contratti future sull’oro più scambiati avevano inizialmente recuperato terreno nella mattinata di mercoledì, per poi invertire la rotta: al momento perdono oltre l’1,6%, attestandosi intorno ai 4.041 dollari l’oncia. I future sull’argento scendono dell’1,3% a 48 dollari l’oncia, mentre quelli sul platino segnano un lieve rialzo dello 0,3%.
Il petrolio greggio guadagna circa il 2%, sostenuto dalle notizie secondo cui l’India potrebbe ridurre gli acquisti di petrolio russo e gli Stati Uniti intendono ampliare le riserve strategiche.
Sul fronte corporate, emerge un nuovo caso nel settore dei prestiti subprime erogati al di fuori del sistema bancario tradizionale. PrimaLend Capital Partners ha presentato istanza di fallimento dopo mesi di negoziati con i creditori, a seguito del mancato pagamento degli interessi sul proprio debito. L’impresa opera nel segmento “buy here, pay here”, ossia concessionarie che offrono ai clienti la possibilità di acquistare e finanziare l’auto direttamente in sede.
«Nessun debito sarà richiesto o accelerato a causa di questo processo», ha dichiarato il ceo Mark Jensen, aggiungendo che la società “intende continuare a servire la comunità dei dealer buy-here-pay-here”.
Secondo il comunicato, PrimaLend ha ottenuto un finanziamento ponte in Chapter 11 dai creditori esistenti per sostenere le operazioni durante la procedura. Tra i creditori figura anche Jefferies Financial, già coinvolta nel recente fallimento di First Brands Group.
Sul mercato azionario, la stagione delle trimestrali prosegue con toni generalmente positivi.
I risultati di Tesla, attesi dopo la chiusura di Wall Street, saranno probabilmente il punto focale della giornata.
Dopo aver registrato vendite record di veicoli nel trimestre, Tesla dovrebbe annunciare ricavi per 26,5 miliardi di dollari (+5,4% su base annua), un utile netto di 1,88 miliardi e un utile operativo rettificato di 1,85 miliardi, secondo le stime degli analisti. Le vendite globali di veicoli elettrici sono salite del 7,4% nel trimestre, invertendo sei mesi di cali, spinte dalla corsa dei consumatori americani a comprare prima della scadenza del credito d’imposta federale da 7.500 dollari.
Il titolo Tesla è salito del 33% negli ultimi tre mesi, portando la capitalizzazione di mercato a circa 1.470 miliardi di dollari.
Il rimbalzo del terzo trimestre rafforza la posizione di Elon Musk in vista dell’assemblea del 6 novembre, quando gli azionisti voteranno su un nuovo pacchetto retributivo pluriennale da oltre mille miliardi di dollari.
Gli analisti osserveranno anche quanto Tesla ricaverà dalla vendita di crediti ambientali regolamentari, che vengono ceduti a case automobilistiche rivali per aiutarle a rispettare i limiti sulle emissioni. Nel trimestre precedente, la riduzione di questi ricavi aveva pesato sulla redditività del gruppo.
Ecco cinque titoli da monitorare.
Le azioni del servizio di streaming sono scese di circa l’8% all’apertura di Wall Street, dopo la pubblicazione di risultati trimestrali inferiori alle attese degli analisti, a causa di una spesa legata a una controversia con le autorità fiscali brasiliane.
Il produttore di auto elettriche pubblicherà i conti dopo la chiusura dei mercati. Le azioni hanno registrato un lieve rialzo dello 0,2% in avvio di seduta.
L’operatore di scommesse sportive, minacciato dall’ingresso di piattaforme come Kalshi e altri mercati predittivi nel settore, ha annunciato martedì una nuova acquisizione. Le azioni hanno guadagnato oltre il 3% all’apertura di Wall Street.
La banca con sede a Phoenix, le cui azioni avevano registrato vendite la scorsa settimana per timori legati a esposizione ai prestiti deteriorati, ha rassicurato gli investitori martedì comunicando un aumento dell’utile trimestrale. Le azioni sono salite dello 0,8% in apertura di Wall Street.
Le azioni del produttore di Barbie hanno perso il 5% nei primi minuti di contrattazione, dopo la diffusione di conti deludenti. L’utile trimestrale non ha rispettato le previsioni degli analisti, con le vendite in Nord America penalizzate dai dazi.(riproduzione riservata)