Le borse Usa chiudono in calo, penalizzate dal riacutizzarsi delle tensioni commerciali dopo le dichiarazioni del presidente Trump. L’S&P 500 perde l’2,7%, il Nasdaq il 3,6% e il Dow Jones l’1,9%. Male anche l’indice Cnbc Magnificent 7, che raggruppa le performance di Nvidia, Microsoft, Apple, Amazon, Alphabet, Tesla e Meta, in calo del 3,8%. Queste sette società pesano più del 35% dell’S&P 500 e oltre il 45% del Nasdaq, accentuando l’impatto negativo sui listini.
Il rosso è generalizzato: tutti i settori dell’S&P 500 chiudono in negativo, ad eccezione dei beni di consumo essenziali (+0,3%). Tra i peggiori i tecnologici (-3,5%), penalizzati dall’esposizione al mercato cinese, gli energetici, colpiti dal crollo del petrolio del 4,4% a 58,78 dollari al barile, e i beni di consumo discrezionali (-1,8%). Il ritorno di una retorica commerciale aggressiva ha innescato paura e una corsa all’acquisto di coperture, come dimostra il balzo del 31,5% dell’indice di volatilità Vix a 21,61 punti. Scende anche il dollaro: il Dollar Index (Dxy) perde lo 0,47% a 98,93 punti, mentre il rendimento del decennale scende al 4,06%.
Sul fronte materie prime, i futures sul rame avevano segnato rialzi in mattinata, prima della risposta di Trump alle nuove restrizioni cinesi sulle esportazioni di terre rare, per poi chiudere in calo del 4,5% a 4,8485 dollari la libbra, il peggior risultato dal crash dei prezzi a fine luglio. L’oro chiude al rialzo dell’1% superando i 4000 dollari l’oncia e l’argento segue con un +1,6% a 50 dollari. Tra le singole azioni, Amazon perde circa il 5%. La maggior parte dei prodotti venduti su Amazon proviene da terzi, molti dei quali importano dalla Cina.
Sul fronte macroeconomico, il Bureau of Labor Statistics conferma che il report sull’inflazione di settembre sarà pubblicato venerdì 24 ottobre alle 14:30 ora italiana, nonostante lo shutdown federale che aveva sospeso le attività dell’agenzia. Lo shutdown ha già ritardato altri indicatori economici chiave, incluso il report sull’occupazione di settembre.
S&P500, Nasdaq e Dow Jones perdonono rispettivamente l’1,7, il 2,3 e l’1,2%.
Le tensioni commerciali tra Stati Uniti e Cina hanno travolto i titoli tecnologici e accresciuto la volatilità sui mercati. I chipmaker americani hanno registrato forti ribassi, con Amd in calo del 5,6%, Broadcom del 3,7%, Nvidia del 2,3%, mentre Qualcomm ha perso il 5% dopo l’apertura di un’indagine antitrust da parte di Pechino. La Cina ha inoltre annunciato nuove restrizioni all’export di terre rare e l’introduzione di una tassa speciale sui porti per le navi statunitensi.
Le crescenti tensioni hanno penalizzato anche i titoli bancari regionali, più vulnerabili agli effetti economici di un’eventuale escalation: l’indice Kbw Nasdaq Regional Banking ha perso il 2,4%, contro il -1,9% del Kbw Bank Index, con forti vendite su Fifth Third Bancorp, Citizens Financial e Truist Financial.
L’indice di volatilità (Vix), considerato il “termometro della paura” di Wall Street, è balzato del 31% a 21,5 punti.
Intanto a Washington cresce l’incertezza politica: secondo i mercati predittivi, lo shutdown federale potrebbe protrarsi per tutto ottobre, mentre il Senato – chiuso fino a martedì – cerca un’intesa sul rifinanziamento della sanità.
Sul fronte macro, alle 16 è stato rilasciato l’ultimo sondaggio sui consumatori dell’Università del Michigan. I dati preliminari indicano un indice mensile in lieve calo a 55, rispetto a 55,1 di settembre, meglio delle attese degli economisti intervistati dal Wall Street Journal, che prevedevano quota 54. Il dato finale di ottobre sarà pubblicato tra due settimane.
Le preoccupazioni per l’inflazione restano elevate, ma non sono peggiorate: le aspettative a lungo termine sono rimaste stabili, mentre quelle a un anno sono leggermente scese al 4,6% dal 4,7% di settembre.
«Questioni pratiche come i prezzi alti e la debolezza delle prospettive occupazionali restano al centro delle preoccupazioni dei consumatori», ha commentato Joanne Hsu, direttrice del sondaggio.
S&P500, Nasdaq e Dow Jones perdono rispettivamente l’1,6, il 2,4 e l’1,1%.
Il tycoon, riporta il Financial Times, ha dichiarato che sta considerando un «massiccio aumento» dei dazi sulla Cina e ha lasciato intendere che potrebbe cancellare il summit previsto con Xi Jinping, attaccando duramente la politica commerciale di Pechino.
L’indice Cnbc Magnificent 7 perde il 2,4% e l’indice di volatilità (Vix) è in aumento del 13,5% a 18,65 punti, segno che gli investitori stanno aumentando le coperture.
S&P500 e Nasdaq guadagnano lo 0,3%, mentre il Dow Jones sale dello 0,5%.
Tra i principali market mover di giornata, Nvidia ha aperto a 193,80 dollari, in rialzo dello 0,1%, dopo aver guadagnato l’1,8% ieri, quando ha raggiunto un massimo storico a 192,57 dollari. Stando a quanto riporta Barron’s, gli analisti di Cantor Fitzgerald hanno alzato il loro target price sul titolo a 300 dollari, rispetto ai precedenti 240, confermando il rating overweight, sottolineando che la crescita legata all’intelligenza artificiale è solo all’inizio. Quest’anno le azioni Nvidia hanno messo a segno un rialzo di oltre il 43%.
Secondo Bloomberg, gli Usa hanno approvato l’esportazione di chip Nvidia per miliardi di dollari a clienti americani, tra cui Oracle (+1,3%), destinati agli Emirati Arabi Uniti.
In rialzo anche la società di analisi di dati Elastic, che ha guadagnato il 12,6% dopo aver rivisto al rialzo la guidance sui ricavi e annunciato un riacquisto di azioni proprie per 500 milioni di dollari. Per l’anno fiscale 2026, Elastic prevede un fatturato tra 1,697 e 1,703 miliardi di dollari, in aumento rispetto alla precedente stima di 1,679-1,689 miliardi.
Infine, Amcor è salita del 2,6% dopo la nomina di Stephen Scherger a nuovo direttore finanziario, in sostituzione di Michael Casamento, rientrato in Australia. La società di soluzioni di imballaggio ha confermato la guidance per l’anno fiscale 2026, prevedendo un utile rettificato tra 80 e 83 centesimi per azione, con una crescita a valuta costante dal 12% al 17%.
I prezzi dell’oro crescono dello 0,35% a 3988 dollari l’oncia facendo un massimo intraday oltre i 4.000 dollari. Il dollaro si mantiene stabile, con il dollar Index (Dxy) sostanzialmente invariato a 99,35 punti. Il petrolio Wti crolla del 2,8% a 59,8 dollari al barile, sfondando il supporto strategico di 60 dollari. L’allentamento delle tensioni geopolitiche a Gaza riduce la minaccia per le rotte marittime del Mar Rosso e del Canale di Suez, fattore che aveva sostenuto i prezzi del greggio negli ultimi mesi.
Sul fronte interno, lo shutdown federale entra nel suo decimo giorno.
Il Senato ha concluso i lavori giovedì sera e tornerà in aula martedì; non è chiaro quando riprenderà l’attività la Camera dei Rappresentanti. I senatori stanno scambiando informalmente idee sul finanziamento della sanità per trovare un accordo. I mercati di scommesse prevedono sempre più che lo shutdown possa protrarsi fino a ottobre.
L’assenza di dati ufficiali rende particolarmente atteso l’indice preliminare di fiducia dei consumatori della University of Michigan per ottobre, atteso per le ore 16.
Ecco cinque titoli da monitorare nel corso della seduta.
Il developer di data center ha pubblicato risultati trimestrali migliori delle attese e ha annunciato la finalizzazione di un nuovo contratto di locazione con la società di cloud computing AI CoreWeave. Le azioni sono salite del 26% all’apertura di Wall Street.
L’esportatore statunitense di gas naturale ha subito una sconfitta a sorpresa in un arbitrato contro il cliente BP. Le azioni hanno perso il 17% in avvio di seduta.
Il Senato ha approvato giovedì sera una legge che garantisce alle aziende statunitensi accesso prioritario ai chip per l’intelligenza artificiale rispetto alla Cina. Le azioni di Amd aprono a -0,3%.
La Cina ha annunciato un’indagine antitrust sulla società americana di semiconduttori per l’acquisto della startup israeliana Autotalks. Le azioni sono scese dell’1,2% all’apertura dei mercati.
Il produttore di jeans ha alzato le stime per l’utile e i ricavi annuali dopo aver pubblicato risultati trimestrali migliori delle previsioni. Le azioni hanno perso però circa il 9% nei primi minuti di contrattazione.(riproduzione riservata)