Wall Street chiude la seduta e la settimana in rosso, con le vendite sugli indici che hanno accelerato in chiusura mentre i prezzi del petrolio registrano un moderato rialzo e il conflitto in Medio Oriente, giunto alla terza settimana, non mostra segnali di de-escalation.
Il Nasdaq guida le perdite e cade del 2,01%, seguito dall'S&P500 (-1,51%) e dal Dow Jones (-0,96%). Si tratta della terza chiusura giornaliera di fila negativa per gli indici, nonché della quarta settimana consecutiva al ribasso.
Il petrolio Brent, benchmark internazionale del greggio, chiude in rialzo del 3,1% a 107,8 dollari al barile. Su base mensile l'aumento è di oltre il 48%, mentre da inizio anno il rialzo si attesta al 71,8%.
Gli Usa hanno inviato ulteriori contingenti di Marines in Medio Oriente, mentre l'Iran ha ribadito una linea di sfida: la nuova guida suprema ha dichiarato che «la sicurezza deve essere tolta» ai nemici del Paese. Il presidente Donald Trump è tornato inoltre a criticare i membri della Nato per il mancato sostegno agli sforzi statunitensi per riaprire lo Stretto di Hormuz.
L’oro arretra del 3,1% a 4.504 dollari l’oncia, chiudendo la settimana con un ribasso del 10,9%, il più marcato dal 2011.
In rialzo i rendimenti dei Treasury insieme al dollaro. Gli operatori sui tassi iniziano ora a prezzare la possibilità di un rialzo dei tassi da parte della Fed, attribuendo circa il 30% di probabilità ad almeno un aumento entro ottobre, rispetto al 6% del giorno precedente, secondo i dati del Cme Group.
Giovedì 19 marzo le autorità Usa avevano tentato di rassicurare i mercati: il segretario al Tesoro Scott Bessent ha affermato che Washington sta valutando la rimozione delle sanzioni sul petrolio iraniano già in navigazione, misura che potrebbe liberare circa 140 milioni di barili e offrire un parziale sollievo agli alleati.
Dow Jones -0,6%, S&P500 -0,9%, Nasdaq -1,3%.
Dopo due sedute consecutive di cali, si apprestano a chiudere la quarta settimana di fila in rosso, mentre il governo statunitense intensifica gli sforzi per riaprire lo Stretto di Hormuz ed evitare una crisi energetica su larga scala. Il Nasdaq guida i ribassi e arretra dello 0,8%, seguito dall’S&P500 (-0,4%) e dal Dow Jones (-0,3%).
Il petrolio Brent, benchmark internazionale del greggio, è in rialzo dell’1,1% a poco più di 105 dollari al barile. Nelle ore iniziali della seduta di giovedì 19 maggio aveva toccato quota 113 dollari per poi ripiegare nel corso della seduta.
Giovedì le autorità Usa hanno cercato di rassicurare i mercati: il segretario al Tesoro Scott Bessent ha affermato che Washington sta valutando la possibilità di rimuovere le sanzioni sul petrolio iraniano già in navigazione. Una mossa che potrebbe liberare circa 140 milioni di barili e offrire un parziale sollievo agli alleati degli Stati Uniti.
Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha inoltre dichiarato che Israele sospenderà eventuali nuovi attacchi contro un impianto di gas iraniano su richiesta del presidente Donald Trump.
L’oro è in lieve calo una fase di vendite che lo ha visto chiudere in ribasso in sei delle ultime sette sedute. Rendimenti dei Treasury in rialzo inseme al insieme al dollaro.
Il gruppo della logistica ha alzato le previsioni dopo l’aumento dei ricavi nel terzo trimestre fiscale. Il titolo guadagna il 3,4% in avvio di seduta.
La società tecnologica ha sospeso due dipendenti e licenziato un contractor per il presunto coinvolgimento in uno schema volto a dirottare server assemblati negli Usa verso la Cina, in violazione delle normative sull’export. Il titolo crolla di oltre il 27% al suono della campanella.
Il gruppo televisivo ha annunciato il completamento della fusione da 6,2 miliardi di dollari con Tegna, dopo aver ottenuto il via libera delle autorità federali. Tegna perde l’1,28% all’apertura di Wall Street, mentre Nexstar guadagna il 7,8%.
Il colosso dei beni di consumo, produttore tra l’altro dei deodoranti Dove e della maionese Hellmann’s, sarebbe in trattative per separare il business alimentare e combinarlo con il produttore di spezie McCormick, secondo quanto riportato dal Wall Street Journal. Il titolo Unilever avanza dell’1,1% a Londra, mentre McCormick è in lieve calo nel premarket.
La casa editrice lancerà un’opa per riacquistare fino a 200 milioni di dollari di azioni, finanziata con la vendita di asset immobiliari. Il titolo sale dell’ 11% nei primissimi minuti di contrattazione. (riproduzione riservata)