Le borse Usa chiudono la seduta in rialzo, con tutti e tre principali indici rappresentativi dell’economia statunitense che disegnano nuovi massimi storici: l’S&P500, il Nasdaq e il Dow Jones guadagnano rispettivamente lo 0,4, lo 0,7 e lo 0,1%.
Si segnala che per l’S&P500 si tratta del ventiquattresimo massimo storico registrato nel corso dell’anno borsistico. Considerando che, al netto di weekend e festività ufficiali (Capodanno, Mlk Day, Presidents’ Day, Good Friday, Memorial Day, Juneteenth, Independence Day e Labor Day), fino al 22 settembre 2025 sul mercato Usa si sono svolte 181 sedute di borsa, il paniere composto dalle 500 aziende statunitensi più capitalizzate ha registrato un nuovo record nel 13,3% delle sedute di mercato svoltesi nell’anno. Continua il rialzo, seppur contenuto, del rendimento del Treasury decennale che sale a 4,15%.
La “corsa all’oro” spinta dalle tensioni geopolitiche e dall’instabilità dei deficit delle potenze occidentali traina le quotazioni del future sul metallo prezioso, in aumento dell’1,66% a 3745 dollari l’oncia. Il dollaro, invece, perde forza dopo il rimbalzo di settimana scorsa conseguente alla conferenza di Powell post decisione sui tassi: il Dollar Index (Dxy) scivola dello 0,32% a 97,332 punti contro un paniere composto dalle principali valute dei Paesi sviluppati.
La settimana appena iniziata si preannuncia densa di dati sia sul fronte corporate sia sul fronte macroeconomico.
Si inizia domani con i conti trimestrali di AutoZone e Micron Technology, ma gli investitori guarderanno anche agli indici preliminari dei direttori degli acquisti di S&P Global relativi a settembre. Nella stessa giornata, la vicepresidente per la vigilanza Michelle Bowman interverrà sulle prospettive economiche, seguita da un discorso di Powell a Rhode Island. In Europa, invece, l’attenzione sarà sulla Riksbank svedese, chiamata a decidere se tagliare il tasso di riferimento, oggi al 2%, o attendere fino alla riunione di novembre.
Mercoledì 24 i riflettori saranno puntati sui dati sulle vendite di nuove abitazioni negli Stati Uniti e sulla trimestrale di Cintas. In serata parlerà Mary Daly, presidente della Fed di San Francisco, che discuterà delle prospettive economiche all’Università dello Utah.
Giovedì 25 sarà caratterizzato da una raffica di pubblicazioni societarie, con i conti di Accenture, CarMax, Costco e Jabil. Sul fronte macroeconomico arriveranno gli ordini di beni durevoli di agosto, le nuove richieste di sussidi di disoccupazione, le vendite di case esistenti e la terza stima del Pil del secondo trimestre. Sul versante istituzionale, i governatori Bowman e Michael Barr interverranno sulla supervisione bancaria e regolamentare, mentre Williams parteciperà a una conferenza sul ruolo del dollaro. All’estero, è attesa la decisione della Banca nazionale svizzera, che a giugno aveva già azzerato i tassi di riferimento.
La settimana si concluderà venerdì 26 con una serie di dati chiave per il mercato: il sondaggio finale di settembre dell’Università del Michigan sulla fiducia dei consumatori, il Pce - l’indice d’inflazione seguito dalla Fed - insieme ai numeri su redditi personali e spese per consumi. Nella stessa giornata Bowman tornerà a parlare, questa volta a New York, focalizzandosi sulla politica monetaria.
L’S&P500, il Nasdaq e il Dow Jones guadagnano rispettivamente lo 0,4%, lo 0,6% e lo 0,1%.
Prosegue la competizione tra i giganti della tecnologia nella corsa all’intelligenza artificiale. Il colosso dell’AI Nvidia e OpenAI hanno presentato una lettera di intenti per una partnership strategica, al fine di implementare almeno 10 gigawatt di chip Nvidia per l’infrastruttura intelligente di Open AI.
Di tutta risposta, le azioni del competitor Broadcom hanno cancellato i guadagni conseguiti dall’apertura del mercato e registrano un calo dell’1,6%. Viceversa, Nvidia ha reagito positivamente con un rialzo del 3%, aggiungendo circa 133 miliardi di dollari capitalizzazione in meno di un’ora di contrattazione.
L’S&P500 guadagna lo 0,2%, il Nasdaq lo 0,4% e il Dow Jones tratta nei pressi della parità.
Una serie di esponenti della Federal Reserve è intervenuta oggi sullo scenario economico e sull’orientamento furuo dei tassi d’interesse, a pochi giorni dal taglio deciso la scorsa settimana.
Il governatore Stephen Miran ha sostenuto la necessità di una riduzione significativa dei tassi per evitare danni inutili al mercato del lavoro, allineandosi così alle pressioni del presidente Trump per un abbassamento più deciso del costo del denaro. Secondo Miran, intervenuto nel pomeriggio all’Economic Club of New York il tasso dei fed funds dovrebbe collocarsi nella fascia bassa-media del 2%, ben al di sotto dell’attuale livello del 4%-4,25%. Una politica così restrittiva, ha avvertito, rischia di provocare «licenziamenti non necessari e un aumento della disoccupazione».
Di segno opposto l’intervento del presidente della Fed di St. Louis, Alberto Musalem, che ha espresso scetticismo su ulteriori allentamenti, respingendo le aspettative diffuse nei mercati finanziari di nuovi tagli entro l’anno. Entrambi siedono nel Federal Open Market Committee, il comitato incaricato di decidere la politica sui tassi.
Più prudente si è mostrato invece il presidente della Fed di Atlanta, Raphael Bostic, che non fa parte del board votante: in un’intervista al Wall Street Journal ha spiegato che le persistenti preoccupazioni sull’inflazione lo rendono al momento riluttante a sostenere un nuovo intervento espansivo già a ottobre, quando la Fed tornerà a riunirsi.
L’S&P500 e il Nasdaq guadagnano lo 0,1% e il Nasdaq registra un +0,3%. Il cambio euro dollaro è a +0,26%, ma si mantiene sotto 1,18. L’oro continua a brillare: il future si approccia al livello dei 3670 dollari l’oncia. Per rimanere nell’ambito del mercato forex, si segnala che il peso argentino è salito del 2%, interrompendo una forte fase di ribasso, dopo che il segretario del Tesoro statunitense Scott Bessent ha dichiarato che il suo dipartimento «è pronto a fare quanto necessario, nei limiti del suo mandato, per sostenere l’Argentina».
Quest’anno il peso ha perso circa il 40% rispetto al dollaro, risentendo in parte delle preoccupazioni sugli sviluppi elettorali per il presidente pro-mercato Javier Milei, dopo la sconfitta del suo partito registrata questa estate.
L’S&P500 e il Dow Jones viaggiano sotto la parità, mentre il Nasdaq sale dello 0,1%. Il cambio euro dollaro si apprezza dello 0,3% a 1,178 e cerca di sfidare la resistenza psicologica a 1,18. Si tratta di un livello importante, in quanto ha rappresentato la resistenza principale per il cambio nel periodo immediatamente successivo alla creazione della moneta unica.
Sul fronte dei metalli preziosi, i futures sull’oro guadagnano un 1% a 3750 dollari l’oncia. A sostenere le quotazioni del metallo prezioso sono le prospettive di una politica monetaria più accomodante, le costanti e crescenti tensioni geopolitiche e i continui acquisti delle banche centrali.
Il rendimento del decenale Usa rimane stabile al 4,13%. Rispetto a mercoledì 17 settembre, data del taglio da 25 punti base da parte della Fed, lo yield richiesto dal mercato per i titoli di Stato con scadenza a dieci anni è aumentato dal 4,03% al 4,13%. Sebbene si tratti di un aumento di soli 10 punti base, ciò rappresenta una contraddizione rispetto alla mossa di allentamento implementata dalla Fed. Potrebbe significare che gli operatori nel mercato dei bond temano ancora lo spettro dell’inflazione. A proposito di questo tema, si ricorda quello che è successo lo scorso settembre: a fronte di un taglio da 50 punti base da parte della banca centrale del tasso di finanziamento di overnight, sia il rendimento del decennale sia del due anni sono aumentati. Chiaramente non è per niente assicurato che si verifichi ancora uno scenario di questo tipo, ma è un fattore a cui prestare attenzione.
Sul fronte macro, venerdì 26 sarà pubblicato l’indice Pce di settembre sull’inflazione. Un dato debole potrebbe aumentare le già alte probabilità che la Fed decida di tagliare i tassi a ottobre.
Questa settimana sono previste anche nuove dichiarazioni da parte di diversi esponenti della banca centrale, tra cui oggi Stephen Miran. Il presidente della Fed di Atlanta Raphael Bostic ha dichiarato in giornata di non vedere al momento motivi sufficienti per ulteriori tagli.
Sul fronte politico, gli investitori guardano con preoccupazione al rischio di uno shutdown. I repubblicani hanno tentato di far passare una misura provvisoria per finanziare il governo oltre il 30 settembre, ma il disegno di legge è stato bocciato venerdì, aumentando le probabilità di una chiusura parziale.
Intanto, cresce l’attesa per l’avvio della stagione delle trimestrali, propedeutica a valutare l’impatto dei dazi e del rallentamento del mercato del lavoro. Secondo FactSet, gli utili complessivi dell’S&P 500 sono attesi in crescita del 7,7% su base annua, segnando il nono trimestre consecutivo di risultati positivi.
Ecco cinque titoli da monitorare nel corso della seduta.
La società di intermediazione immobiliare ha raggiunto un accordo per acquisire Anywhere Real Estate per 1,6 miliardi di dollari. I titoli Compass hanno perso l’11% in avvio di seduta, mentre le azioni della società target sono balzate di circa il 50%.
L’operatore mobile ha nominato come prossimo amministratore delegato Srini Gopalan, attuale coo e manager di lunga esperienza nel gruppo madre Deutsche Telekom. Le azioni T-Mobile hanno ceduto lo 0,2% all’inizio delle contrattazioni.
La software house ha nominato due co-ceo che prenderanno il posto della storica guida Safra Catz. Il titolo apre la seduta segnando +0,2%.
Il presidente Trump ha dichiarato che Lachlan e Rupert Murdoch potrebbero entrare nel gruppo di investitori interessati alle attività statunitensi di TikTok. Una fonte vicina alla vicenda ha precisato che un eventuale investimento avverrebbe tramite Fox. Lachlan è presidente di News Corp, che controlla il Wall Street Journal, e ceo di Fox. Il titolo è salito di circa lo 0,7% nei primi minuti di contrattazione.
Il colosso farmaceutico Pfizer ha accettato di pagare fino a 7,3 miliardi di dollari per acquisire il produttore di farmaci anti-obesità. Le azioni Metsera hanno guadagnato oltre il 60% all’apertura dei mercati, mentre Pfizer è salita dello 0,8%.(riproduzione riservata)