Wall Street chiude in profondo rosso, con l’indice Dow Jones (-2,5%) in calo di oltre 950 punti, mentre il dollaro tocca nuovi minimi pluriennali contro l’euro e le altre principali valute. I rendimenti dei Treasury a lungo termine sono invece aumentati al 4,4% e l’oro è salito a un nuovo massimo storico oltre 3.430 dollari.
I mercati sono preoccupati per la guerra tariffaria del presidente Trump e per le sue minacce di licenziare il capo della Fed Jerome Powell.
I crolli dei Magnifici Sette hanno trascinato al ribasso gli indici principali, con Tesla e Nvidia in calo rispettivamente del 5,7% e del 4,5%, mentre Amazon ha perso il 3%, così come Meta (-3,3%).
Partenza di settimana da dimenticare per Wall Street. Alle 19:00 il Dow Jones cede il 2,6%, l’S&P 500 il 2,8% e il Nasdaq il 3,1%. Le borse americane pagano le tensioni commerciali con la Cina e l’assenza di progressi nei negoziati con gli altri Paesi colpiti dai dazi, Europa in testa.
I mercati sono preoccupati anche per il possibile licenziamento del presidente della Fed, Powell, da parte di Trump (leggi sotto). Se ciò accadesse l’indipendenza della banca centrale americana sarebbe messa in dubbio.
Tra i titoli più in difficoltà ci sono Tesla (-7%), Nvidia (-5,7%), Chevron (-3,7%), Amazon (-3,6%), Apple (-3,1%) e Boeing (-2,75%), in una seduta dominata quasi ovunque dal segno meno. La forte volatilità (il vix è schizzato a 34 punti) e l’incertezza hanno messo le ali all’oro, che ha realizzato l’ennesimo record a 3.420 dollari l’oncia. Tra le materie prime soffre anche il petrolio (Brent e Wti -3%) per i timori di un rallentamento economica causato dai dazi.
Mentre tra le valute il cambio euro-dollaro è salito a quota 1,15 (+1%), soglia che ha portato il biglietto verde ai minimi da tre anni. L’incertezza ha scatenato anche le vendite sui titoli di Stato americani e portato il rendimento dei Treasury decennali a un passo dal 4,4%. Il rischio di una frenata economica dopo il calo del super indice (leggi sotto), le tensioni con la Cina e lo scontro Trump-Powell sono tali da spingere gli investitori a liberarsi anche di un bene rifugio come i bond sovrani Usa.
Wall Street peggiora durante la seduta. Alle 17:30 Dow Jones e S&P 500 cedono il 2,8% e il Nasdaq il 3,1%. Con le borse europee chiuse per via delle festività pasquali, quelle americane restano in balia della tensione scatenata da Trump con i dazi. Il clima di incertezza ha riportato l’indice della volatilità Vix a 34 punti (+15%), ben sopra i 20 punti che segnalano l’inizio del panico sui mercati.
Le vendite sono legate all’escalation tra Usa e Cina, che continuano a colpirsi a vicenda con nuove restrizioni. La situazione è peggiorata da quando il presidente americano ha intensificato gli attacchi sul capo della Fed, Jerome Powell, definito un «grande perdente» perché si rifiuta di tagliare i tassi (leggi sotto gli effetti sul dollaro).
Trump lo chiede da tempo, convinto che il pil statunitense rallenterà se la banca centrale americana manterrà i fed fund al 4,25-4,5%. Powell invece ha paura che i dazi risveglino l’inflazione e preferisce restare fermo in attesa di nuovi dati. Le prime crepe in America sono già visibili: a marzo il superindice (anticipa l’andamento dell’economia) è sceso a 100,5 punti (-0,7%) dopo il -0,2% di febbraio. Il calo è peggiore delle attese (-0,5%). Intanto, in attesa dei conti che saranno diffusi domani a borsa chiusa, Tesla perde il 7%.
Wall Street apre la seduta in rosso dopo la chiusura per il venerdì santo. Alle 15:30 il Dow Jones cede l’1%, l’S&P 500 l’1,3% e il Nasdaq l’1,5%. I tre principali indici statunitensi hanno scambiato in calo per tre delle ultime quattro settimane per colpa della guerra commerciale tra Stati Uniti e Cina. L’ultima mossa è arrivata da Pechino, che minaccia di punire i Paesi che proveranno a isolarla per essere esentati dai dazi americani.
Il trend sembra proseguire, aggravato dalle tensioni tra Donald Trump e Jerome Powell: i mercati temono che il presidente americano decida di licenziare il capo della Fed perché non vuole tagliare i tassi. Secondo Powell i dazi imposti da Trump rischiano di risvegliare l’inflazione.
La lite ha avuto conseguenze anche sul biglietto verde, sceso ai minimi da tre anni, e ora l’euro è salito a quota 1,1518 dollari (+1,11%). Il clima di incertezza continua invece a spingere l’oro, che ha aggiornato un nuovo record sopra 3.400 dollari l’oncia, e adesso punta i 4 mila dollari secondo gli analisti. Ecco cinque titoli da monitorare lunedì 21 aprile.
Alle 15:30 il titolo Nvidia cede il 3,4%. Il produttore di chip per l’intelligenza artificiale continua a pagare l’escalation delle tensioni commerciali tra Stati Uniti e Cina. La notizia già nota è che i nuovi controlli imposti da Washington sui chip esportati in Cina potrebbero provocare 5,5 miliardi di extracosti a Nvidia. La nuova è la concorrenza del rivale Huawei: il big cinese ha lanciato la sfida con il nuovo chip AI 910C, in arrivo già a maggio, che sarà in grado di sostituire l’H20 di Nvidia.
Alle 15:30 le azioni Netflix salgono del 2,5%. Giovedì 17 aprile il gigante dello streaming ha diffuso i conti del primo trimestre, chiuso con un utile per azione di 6,61 dollari, ben oltre i 5,57 dollari attesi. Andrà ancora meglio nel secondo trimestre, periodo in cui Netflix spera di raggiungere un utile per azione di 7,03 dollari, sopra i 6,25 dollari stimati dagli analisti. La società non teme impatti significativi dai dazi e di recente diversi analisti hanno alzato il target price sul titolo.
Alle 15:30 il titolo Alphabet perde il 2%. Secondo un giudice federale, la big tech ha creato un monopolio illegale per dominare il mercato della pubblicità online. La holding di Google sta affrontando accuse simili anche su un secondo fronte, quello dei motori di ricerca. Il rischio è che l’autorità giudiziaria possa chiedere ad Alphabet di vendere alcuni rami/business della società, che giovedì 24 aprile diffonderà i conti.
Alle 15:30 le azioni Capital One Financial (Cof) salgono dell’1,7%. La società specializzata nell’emissione di carte di credito sale a Wall Street dopo che la Federal Reserve e l’Office of the Comptroller of the Currency hanno approvato l’acquisizione da 35 miliardi di dollari della rivale Discover. Attraverso l’operazione Cof prenderà il controllo anche di Discover Bank.
Alle 15:30 il titolo Tesla perde il 5,3%. Sale l’attesa per i conti della casa automobilistica di Elon Musk, previsti per domani, martedì 22 aprile. Secondo Reuters è possibile che Tesla rinvii al 2026 il lancio del suo modello economico, fondamentale per vincere la sfida delle consegne con il rivale cinese Byd. Gli analisti si attendono un calo delle vendite, che potrebbe rallentare ancora il titolo, sceso del 40% nel 2025. Così Barclays ha abbassato il target price su Tesla da 325 a 275 dollari.(riproduzione riservata)