Il Dow Jones ha chiuso in ribasso dell’1,1% mentre sia l’S&P 500 e il Nasdaq sono scesi dello 0,8% e il Nasdaq perdono l’1%. Il rosso degli indici americani – che si è esteso anche alle borse europee – è legato ai forti dati sull’occupazione Usa (leggi sotto) che denotano un mercato del lavoro tonico e, di conseguenza, non scongiurano nuovi rialzi dei tassi da parte della Fed.
Inoltre, l’economia Usa inizia a mostrare i primi segnali di rallentamento. Così, per foraggiare le casse del Tesoro ridotte all’osso dallo scontro tra repubblicani e democratici sul tetto del debito, il governo ha collocato 70 miliardi di Bill con scadenza 4 settimane a un rendimento del 5,15%. A questi si aggiungono 60 miliardi di Bill a 8 settimane al 5,2%.
Le tensioni geopolitiche tra Cina e Stati Uniti sono un altro motivo di tensione per i mercati. La segretaria al Tesoro Usa, Janet Yellen, è atterrata a Pechino dando il via alla sua visita di quattro giorni. L’ex presidente della Fed sarà in Cina fino al 9 luglio e tenterà di stabilizzare le relazioni segnate dalla questione Taiwan e soprattutto dal dossier tecnologico. Pechino ha da poco approvato nuove restrizioni all’export di alcuni metalli critici per i semiconduttori e Washington pensa di rispondere con delle limitazioni sul cloud.
Wall Street accresce le perdite. Alle 17:00 il Dow Jones cede l’1,5%, l’S&P 500 l’1,3% e il Nasdaq quasi l’1,6%. Il forte balzo del mercato del lavoro Usa a giugno (leggi sotto) sembra cancellare tutte le speranze di un nuovo stop da parte della Fed dopo quello deciso nell’ultima riunione. I nuovi rialzi vengono pronosticati anche dalle minute diffuse nella serata del 5 luglio (leggi sotto).
Una conferma ulteriore sulle prossime mosse della banca centrale Usa arriva dalla presidente della Federal Reserve di Dallas, Lorie Logan: «Rimango molto preoccupata sulla possibilità che l’inflazione torni all’obiettivo del 2% in modo sostenibile e tempestivo. Penso che sarà necessaria una politica monetaria più restrittiva per raggiungere gli obiettivi del Fomc di stabilità dei prezzi».
Ecco spiegato il deciso rosso delle borse americane, che temono anche per la contrazione dell’economia evidenziata dai dati macro dei giorni passati. Il 6 luglio si aggiunge un dato in controtendenza, l’indice Ism non manifatturiero, che a giugno si attesta a 53,9 punti, in aumento dai 50,3 punti di maggio e al di sopra del consenso degli economisti (50,5 punti). Sempre a giugno, il sotto-indice sull’occupazione sale a 53,1 punti dai 49,2 di maggio e quello relativo ai nuovi ordini tocca i 55,5 punti dai 52,9 del mese precedente. Infine il sotto-indice dei prezzi scende a 54,1 punti rispetto ai 56,2 di maggio.
Wall Street apre la seduta in rosso. Alle 15:30 il Dow Jones cede lo 0,9%, l’S&P 500 l’1% e il Nasdaq l’1,1%. Dai verbali della Fed di giugno emerge che quasi tutti i funzionari della Banca Centrale concordano su ulteriori aumenti dei tassi nel 2023. I membri della Fed, inoltre, ritengono probabile una recessione (anche i dati macro dei giorni passati spingono in questa direzione). I verbali, quindi, offrono pochi spunti positivi agli investitori che non vorrebbero assistere a un nuovo rialzo dei tassi nella riunione del 25-26 luglio.
Negli Usa giornata ricca di dati macro. A maggio il deficit della bilancia commerciale diminuisce del 7,3% rispetto al mese precedente, a 68,98 miliardi, in linea con le stime. Le esportazioni scendono dello 0,8% a 247,10 miliardi, mentre le importazioni calano del 2,3% a 316 miliardi. Salgono invece le nuove richieste settimanali di sussidi di disoccupazione. Le domande si attestano a 248 mila, contro le 245 mila attese dagli analisti e le 236 mila della settimana precedente. Ma a giugno il mercato del lavoro cresce ben oltre le stime. Il settore privato crea 497 mila nuovi occupati, contro i 228 attesi dagli analisti e i 267 mila di maggio.
All’apertura di Wall Street il dollaro perde terreno nei confronti dell’euro: il cambio è a 1,0884 (+0,3%). I tagli all’offerta di greggio da parte di Russia e Arabia Saudita non riescono invece a rinvigorire il petrolio: il prezzo del Brent e del Wti si riduce dello 0,6%. Infine, il rendimento del Treasury decennale supera il 4% con i timori di recessione sempre più accentuati: è al 4,029% (+0,084%). Ecco cinque titoli da tenere sotto controllo giovedì 6 luglio.
Alle 15:30 il titolo Meta sale dello 0,2%. Il ceo Mark Zuckerberg lancia il social network rivale di Twitter, Threads, che in sole sette ore raggiunge 10 milioni di registrazioni. L’app è una versione testuale di Instagram, e consente di pubblicare brevi post e seguire altri profili secondo dinamiche simili a quelle di Twitter. Threads, però, non verrà lanciato in Europa per via della politica restrittiva sull’utilizzo dei dati da parte dell’Ue: è disponibile solo negli Stati Uniti, nel Regno Unito e in altri 100 Paesi.
Alle 15:30 le azioni Fis cedono l’1,7%. La maggioranza di Worldpay, gigante dei pagamenti che nel 2022 ha gestito transazioni per 2 trilioni, passa a Gtcr. Il gruppo Fidelity National Information Services (Fis) accetta l’offerta del fondo di private equity di Chicago per la cessione del 55% di Worldpay. La valutazione complessiva può spingersi fino a 18,5 miliardi, comprensiva di un miliardo aggiuntivo in base ai rendimenti della società target. Fis riceverà 11,7 miliardi di dollari cash e manterrà il 45% del capitale.
Alle 15:30 il titolo JetBlue Airways perde il 2,9%. La compagnia aerea chiude la partnership negli Stati Uniti nord-orientali con American Airlines per concentrarsi sull’acquisizione del vettore low cost Spirit Airlines. La mossa è anche una conseguenza della richiesta di un giudice federale di sciogliere l’alleanza JetBlue-American. All’apertura le azioni di American Airlines scendono dell’1,7%, mentre quelle di Spirit Airlines guadagnano l’1,5%.
Alle 15:30 le azioni Bank of America cedono il 2,2%. La banca aumenterà il dividendo del quarto trimestre a 24 centesimi per azione da 22 centesimi. La crescita di circa il 9% porta il rendimento da dividendi a circa il 3,3%. La decisione arriva pochi giorni dopo il confronto con la Fed: i risultati interni di Bank of America sullo stress test hanno mostrato delle differenze rispetto ai test condotti dalla banca centrale americana.
Alle 15:30 il titolo Microsoft è piatto. La Big Tech si gode la promozione degli analisti di Morgan Stanley, che hanno alzato il target price sulle azioni del gigante della tecnologia. Il motivo? Secondo la banca americana l’Intelligenza Artificiale potrebbe portare la valutazione di mercato dell’azienda a oltre i 3 trilioni, una capitalizzazione record raggiunta nei giorni passati da Apple. (riproduzione riservata)