Wall Street chiude in rosso: Dow Jones -1,2%, S&P 500 -1,5%, Nasdaq .1,6%. Poco prima della fine delle contrattazioni, il presidente degli Stati Uniti Joe Biden ha dichiarato di attendersi un attacco dell'Iran contro Israele in tempi rapidi. Sollecitato dai giornalisti su quanto potrebbe essere imminente un attacco di rappresaglia iraniano contro Israele, il capo della Casa Bianca ha detto che non vuole entrare nel dettaglio di informazioni classificate, ma che la sua attesa è «prima piuttosto che dopo».
Ai timori su guerra, inflazione e tassi si è aggiunto un altro fattore di preoccupazione: nel primo giorno della stagione delle trimestrali sono emerse le prime crepe nei bilanci delle banche Usa (leggi sotto). La più colpita è Jp Morgan, che cede il 6%. Ma in generale quasi tutta Wall Street è tinta di rosso.
Le perdite sono dovute anche al possibile rinvio del taglio dei tassi da parte della banca centrale americana (leggi sotto). Sulla politica monetaria arriva un’opinione d’eccezione. È quella del ceo di BlackRock, Larry Fink. Secondo l’ad del più grande asset manager al mondo la Fed ridurrà i tassi due volte nel 2024, ma mancherà l’obiettivo di portare l’inflazione al 2%.
Wall Street prosegue la seduta in rosso. Alle 17:30 il Dow Jones cede lo 0,8%, S&P 500 l’1% e il Nasdaq l’1,1%. Le borse americane soffrono per il possibile (in realtà quasi certo) rinvio del taglio dei tassi d’interesse da parte della Fed, ora al 5,25-5,5%, ai massimi da oltre 20 anni. La prima sforbiciata era prevista a giugno, ma la crescita sopra le attese dell’inflazione a marzo potrebbe aver allungato i tempi. Il quadro è peggiorato dopo l’apertura della stagione delle trimestrali, che ha iniziato a far dubitare sulla tenuta dei maxi utili che nei mesi passati hanno alimentato la corsa dei listini (leggi sotto).
La fiducia non si è ridotta solo sui mercati. Ad aprile è peggiorata anche quella dei consumatori sempre a causa della ripresa dell’inflazione. Secondo la stima preliminare dell’Università del Michigan l’indice è sceso a 77,9 punti dai 79,4 di marzo, deludendo gli analisti che si aspettavano un leggero miglioramento (79,9). Altro fattore negativo, i prezzi dell’import sono cresciuti dello 0,4% a marzo, in linea con febbraio ma sopra le attese (+0,3%), mentre su base annua l’aumento è del +0,4%. I prezzi dell’export invece sono saliti dello 0,3%, in linea con le stime e in diminuzione rispetto al +0,7% del mese precedente. Il calo è emerso anche su base annua: -1,4%.
Wall Street apre la seduta in rosso. Alle 15:30 il Dow Jones cede lo 0,5%, S&P 500 lo 0,7% e il Nasdaq lo 0,8%. Se a inizio settimana era l’inflazione appiccicosa a mettere sotto pressione le borse americane, ora sugli indici si abbattono anche i timori sui profitti delle società statunitensi. Le stime inferiori alle attese di Jp Morgan sul margine d’interesse del 2024 (leggi sotto) pesano come un macigno su Wall Street, che nella seduta precedente si era risollevata grazie al colpo di coda dei titoli tecnologici. L’effetto è durato una seduta, fino all’apertura della stagione delle trimestrali.
Del resto, anche ad allontanare lo sguardo dagli utili non c’è molto per cui gioire. Gli investitori prevedono che la Fed taglierà i tassi più tardi del previsto: non più a giugno, quindi, ma forse a settembre, se non addirittura a novembre dopo le elezioni Usa. La Bce invece sembra pronta a partire a giugno, così il cambio euro-dollaro è scivolato a quota 1,0635 (-0,83%), cioè ai livelli più bassi del 2024. I veri vincitori sono i Treasury, che con il ritorno dello scenario «tassi alti più allungo» vedono i rendimenti correre: quello del decennale è arrivato al 4,5%, ai massimi da novembre. Balza infine il petrolio grazie alle tensioni geopolitiche in Medio Oriente: il prezzo del Brent è aumentato del 2,15% e quello del Wti del 2,5%. Ecco cinque titoli da monitorare venerdì 12 aprile.
Alle 15:30 il titolo Jp Morgan cede il 3,7%. Nel primo trimestre il gigante guidato da Jamie Dimon ha battuto le attese sui profitti e sui ricavi grazie alla spinta dei tassi d’interesse e all’acquisizione di First Republic. Nello specifico Jp Morgan ha raggiunto un utile per azione di 4,44 dollari (+6%), sopra i 4,11 dollari stimati dagli analisti, mentre il fatturato è salito a 42,55 miliardi (+8%), oltre i 41,85 miliardi previsti. Inoltre, la più grande banca Usa per asset ha ridotto gli accantonamenti per perdite su crediti a 1,88 miliardi, ben al di sotto dei 2,7 miliardi attesi. È un segno di fiducia nella tenuta dell’economia. Il titolo però fatica perché le previsioni sul margine di interesse del 2024 (89 miliardi) si sono rivelate inferiori alle stime degli analisti (90,68 miliardi).
Alle 15:30 le azioni Wells Fargo perdono lo 0,7%. La banca americana ha registrato un calo dei profitti (-7%) nel primo trimestre, dovuto al minor margine da interessi (-8%). In particolare l’utile netto di Wells Fargo è sceso a 4,62 miliardi (1,2 dollari per azione) dai 4,99 miliardi (1,23 dollari per azione) del primo trimestre del 2023. I ricavi di 20,86 miliardi, invece, hanno superato i 20,2 miliardi previsti. Se si esclude però un addebito della Federal Deposit Insurance Corporation da 284 milioni legato ai fallimenti bancari del 2023, Wells avrebbe guadagnato 1,26 dollari per azione, dato superiore al consenso (1,11 dollari per azione).
Alle 15:30 il titolo Citigroup sale dell’1,5%. La ceo Jane Fraser ha concluso il suo progetto di ristrutturazione aziendale, che ha portato a migliaia di licenziamenti. I bilanci però ne hanno giovato: la banca ha chiuso il primo trimestre con un utile per azione di 1,58 dollari e con un fatturato di 21,1 miliardi, sopra i 20,4 miliardi attesi. In sostanza, Fraser ha semplificato la struttura gestionale e ha ridotto i costi della terza banca statunitense per asset. Con successo, a guardare l’andamento del titolo.
Alle 15:30 le azioni BlackRock cedono lo 0,6%. Nel primo trimestre il più grande asset manager al mondo ha riportato un patrimonio in gestione di circa 10,5 trilioni (+15%): si tratta di un record. BlackRock, inoltre, ha registrato un aumento dell’utile netto (1,57 miliardi, +36%) e dei ricavi (4,73 miliardi, +11%) grazie al rimbalzo dei mercati azionari, che ha spinto al rialzo anche le sue commissioni (3,63 miliardi, +8,8%), collegate agli asset in gestione. Nota dolente, gli afflussi netti sono scesi a 57 miliardi dai 110 miliardi del primo trimestre 2023. Il calo è legato alla prudenza degli investitori, rimasti fermi in attesa di capire come si muoveranno le banche centrali.
Alle 15:30 il titolo Globe Life balza del 15,8%. La compagnia assicurativa è rimbalzata dopo il tonfo di oltre il 50% della seduta precedente. Il crollo è arrivato dopo che Fuzzy Panda Research, in un report, ha dichiarato di aver assunto una posizione corta sul titolo Global Life perché la compagnia ha ignorato una serie di segnalazioni su delle possibili frodi assicurative. (riproduzione riservata)