Wall Street chiude con il Dow Jones in rialzo dello 0,5%, S&P500 dell’1%, il Nasdaq dell’1,9%. Un rialzo innescato dal dato sull’inflazione Pce core che si è attestata ai minimi da fine 2021 (leggi sotto), facendo sperare nella fine della stretta monetaria da parte della Fed. Prima del dato sull’inflazione, infatti, i mercati ritenevano che la banca centrale americana avrebbe alzato i tassi di ancora uno 0,25% (adesso i fed funds sono in un’intervallo tra il 5,25-5,5%) perché l’economia Usa rimane solida (il pil è balzato del 2,4% nel secondo trimestre, sopra le previsioni) e il mercato del lavoro è ancora surriscaldato.
Gli americani, però, sembrano vederla in maniera un po’ più cupa. L’indice di fiducia dei consumatori statunitensi, misurato dall’Università del Michigan, sale da 64,4 a 71,6, ma rimane sotto il consenso (72,6) nella lettura finale di luglio. L’indice sulle aspettative passa da 61,5 a 68,3, mentre quello sulla situazione attuale arriva a 76,6. Le aspettative di inflazione a un anno salgono invece da 3,3% a +3,4% e quelle a cinque anni rimangono stabili al 3%.
Wall Street apre la seduta in rialzo dopo il dato sull’inflazione Pce. Alle 15:30 il Dow Jones sale dello 0,4%, l’S&P 500 dello 0,6% e il Nasdaq dell’1,1%. A giugno l’inflazione Pce, che misura l’indice dei prezzi della spesa per consumi personali, cresce al 3% su base annua dal 3,8% di maggio, in linea con le aspettative del mercato. L’indice annuale dei prezzi core Pce, la metrica di riferimento per l’inflazione della Fed, sale al 4,1% su base annua dal 4,6% di maggio, battendo il consenso fermo al 4,2% e raggiungendo i minimi da fine 2021. Su base mensile, invece, sia l’inflazione Pce che quella core aumentano dello 0,2%, in linea con le attese.
Se da un lato i prezzi scendono, dall’altro l’economia americana resta tonica (il pil è balzato del 2,4% nel secondo trimestre, sopra le previsioni). La spiegazione sta nella crescita della spesa personale, salita dello 0,5% rispetto a maggio, sopra le previsioni (+0,4%). Negli Stati Uniti, però, i redditi personali crescono solo dello 0,3% mensile, contro un’attesa dello 0,5%. Mentre da aprile a giugno il costo del lavoro aumenta dell’1% rispetto al trimestre precedente, contro un’attesa di +1,1%.
L’inflazione Pce core ai minimi da fine 2021 - e quindi la possibilità di un nuovo stop della Fed a settembre - ridà vigore all’euro, che torna sopra quota 1,1 dollari (+0,25%). E con una banca centrale americana vista in pausa anche il rendimento del Treasury si lima al ribasso: quello del decennale è al 3,977% (-0,035%). Per il petrolio invece la seduta resta piatta, sia per il Brent che per il Wti. Ecco cinque titoli da tenere sotto controllo venerdì 28 luglio.
Alle 15:30 il titolo Intel sale del 4,6%. Da aprile a giugno la società che produce chip registra un risultato migliore delle attese e torna alla redditività dopo due trimestri in perdita: gli utili rettificati per azione di Intel toccano i 13 centesimi su ricavi di 12,95 miliardi. Anche le previsioni per tre mesi da luglio a settembre superano le aspettative degli analisti.
Alle 15:30 le azioni Exxon Mobile cedono il 2,5%. Nel secondo trimestre il gigante petrolifero registra risultati contrastanti: l’utile per azione di 1,94 dollari è inferiori ai 2,01 dollari indicati dagli analisti, secondo Refinitiv, ma i ricavi di 82,91 miliardi battono gli 80,19 miliardi del consenso.
Alle 15:30 il titolo Chevron perde l’1,7%. Nel secondo trimestre il gruppo petrolifero americano va incontro a un forte calo dell’utile netto, ridottosi a 6 miliardi dagli 11,62 miliardi dell’aprile-luglio 2022 per via del calo dei prezzi degli idrocarburi e della riduzione dei margini nella raffinazione. Così l’utile per azione raggiunge i 3,2 dollari invece dei 5,95 dollari dello stesso periodo del 2022. Anche il fatturato scende a 48,8 miliardi (68,78 miliardi un anno prima).
Alle 15:30 le azioni Tesla salgono del 2%. In un video un ex dipendente mostra la supercar di Elon Musk, in modalità guida autonoma, attraversare un incrocio con il rosso. L’auto era in modalità Full Self-Driving Beta, cioè il pacchetto che include le funzioni avanzate di guida assistita. Musk vorrebbe rendere la nuova versione di guida autonoma disponibile su tutte le Tesla entro la fine del 2023. Ma il sistema Full Self-Driving è finito sotto la lente di diverse istituzioni governative.
Alle 15:30 il titolo Ford perde il 4,4%. Secondo la casa automobilistica americana l’adozione dei veicoli elettrici procede più lenta delle previsioni. Di conseguenza, nel 2023 Ford prevede un rosso di 4,5 miliardi nel business dell’elettrico, che accrescerebbe la perdita di 3 miliardi del 2022. Per il resto, gli utili della società automobilistica superano le attese di Wall Street, così Ford ha alzato la guidance per il 2023. (riproduzione riservata»)