Gli indici azionari statunitensi chiudono intorno alla parità. Nel dettaglio il Dow Jones scende dello 0,1%, risentendo del crollo (-8%) del titolo Intel dopo l’annuncio della perdita operativa, mentre l'S&P 500 guadagna lo 0,1% e il Nasdaq Composite sale dello 0,2%.
Amazon (+0,95%) annuncia il taglio di centinaia di posti di lavoro nella divisione cloud computing (Aws). Il ceo Bob Iger di Walt Disney (-3,2%) vince la battaglia contro il fondo attivista di Nelson Peltz, ottenendo il 94% dei voti. Netflix sale del 2,6% e Meta dell’1,9%. Nvidia lascia invece sul terreno lo 0,5%.
Gli investitori digeriscono quanto emerso dagli interventi di tre banchieri Fed nel giro di poche ore. Parlando da Stanford, il presidente della Fed Jerome Powell non ha però fornito spunti di riflessione rilevanti in merito alle decisioni di politica monetaria della banca centrale, ribadendo che l'inflazione rimane sopra il target del 2% e che l'indipendenza del Fomc è un requisito fondamentale per garantire una libertà d'azione tale da adottare una politica monetaria in grado di correggere il trend dell'inflazione.
Wall Street resta sopra la parità. Alle 19:00 il Dow Jones sale dello 0,2%, S&P 500 dello 0,3% e il Nasdaq dello 0,5%. Le borse americane reggono nonostante la doccia fredda arrivata dal presidente della Fed. Jerome Powell ha spiegato che la banca centrale americana ha bisogno di maggiori prove del rallentamento dell’inflazione prima di tagliare i tassi. Insomma, la Fed non ha fretta e così allontana la normalizzazione monetaria, che gli investitori speravano iniziasse a giugno (i fed fund sono al 5,25-5,5%, ai massimi da oltre venti anni).
Wall Street però sembra non sentire. Tra i migliori titoli ci sono Caterpillar (+2%), Goldman Sachs (+0,9%), Apple (+0,85%), Ibm (+0,8%) e American Express (+0,5%). Amazon invece sale dell’1% dopo aver licenziato centinaia di dipendenti nel settore del cloud computing. Tra le azioni peggiori spiccano Intel (-7%), J&J (-1,4%), Walt Disney (-0,6%), Home Depot (-0,5%), Visa (-0,5%) e McDonald’s (-0,3%).
Wall Street prosegue la seduta in rialzo. Alle 17:00 il Dow Jones sale dello 0,2%, S&P 500 dello 0,4% e il Nasdaq dello 0,6%. Le borse americane provano il recupero dopo due giorni in difficoltà: i mercati temono che la Federal Reserve possa rinviare il taglio dei tassi, come confermato dal presidente della Fed di Atlanta, Raphael Bostic (leggi sotto).
Fronte macro, nella lettura finale di marzo il pmi servizi degli Stati Uniti si è attestato a 51,7 punti, sopra la soglia dei 50 punti che separa la crescita dal rallentamento economico. Il dato però è in lieve calo rispetto ai 52,3 punti di febbraio ed è coerente con il preliminare e il consenso di Bloomberg. Anche l’indice Ism non manifatturiero è sceso, arrivando a 51,4 punti, cifra inferiore ai 52,6 di febbraio e al di sotto delle previsioni (52,8 punti).
Il mercato del lavoro americano resta invece tonico: a marzo i nuovi posti di lavoro nel settore privato sono saliti a 184 mila unità, valore superiore alle 150 mila unità attese. Infine, nella settimana al 29 marzo l’indice che misura il volume delle richieste di mutui è sceso dello 0,6%, un calo che segue quello dello 0,7% della settimana precedente.
Wall Street apre la seduta debole. Alle 15:30 il Dow Jones è piatto, S&P 500 cede lo 0,1% e il Nasdaq lo 0,3%. Le borse Usa hanno sofferto nelle prime due sedute del nuovo trimestre e ora cercano di riprendere fiato. Dopo i record del primo trimestre del 2023, i mercati temono che la Fed possa rinviare il taglio dei tassi d’interesse (ora al 5,25-5,5%, ai massimi da oltre 20 anni) oltre giugno. Il motivo? L’economia Usa resta forte e l’inflazione fatica a compiere l’ultimo miglio verso il 2%. La conferma arriva dal presidente della Fed di Atlanta, Raphael Bostic, che prevede un solo taglio dei tassi nel quarto trimestre del 2024.
Tassi alti più a lungo spingono i rendimenti del Treasury: quello del decennale è al 4,3%. Il dollaro però non beneficia dell’effetto Fed: il cambio euro-dollaro è salito a quota 1,08 (+0,3%). Sui mercati continua a dominare l’oro, che mette a segno un nuovo record (ora vale 2.296 dollari l’oncia). Infine continua il trend positivo per il petrolio in attesa della riunione dell’Opec+: il prezzo del Brent sale dello 0,85% e quello del Wti dello 0,75%. Ecco cinque titoli da monitorare mercoledì 3 aprile.
Alle 15:30 il titolo Intel cede il 7%. Il colosso Usa ha rivelato che la divisione specializzata nella produzione di chip ha subito una perdita operativa di 7 miliardi. Il ceo Pat Gelsinger ha spiegato che la colpa è di una serie di decisioni sbagliate, tra cui quella di non utilizzare le macchine a ultravioletti estremi dell’azienda olandese Asml, più costose ma anche più produttive. Intel adesso ha deciso di servirsene.
Alle 15:30 le azioni Microsoft perdono lo 0,4%. La big tech e Quantinuum hanno fatto dei passi avanti nella meccanica quantistica. Le due società vogliono creare delle macchine che possiedano una velocità molto più elevata dei tradizionali computer basati sul silicio. Questi strumenti potrebbero effettuare dei calcoli scientifici che altrimenti richiederebbero milioni di anni.
Alle 15:30 il titolo Walt Disney cede lo 0,5%. La battaglia per il cda del colosso dell’intrattenimento volge al termine. Gli azionisti stanno votando per decidere se i candidati indicati dall’investitore azionista Nelson Peltz meritino un posto nel consiglio di amministrazione. Per adesso resta in vantaggio il ceo Bob Iger, criticato dal rivale Peltz che lo incolpa di non aver generato un rendimento significativo.
Alle 15:30 le azioni Humana salgono dello 0,5% dopo il -13% del giorno prima. La società che offre servizi di assicurazione sanitaria soffre a causa delle scelte dell’amministrazione Biden. Il governo degli Stati Uniti ha confermato che i tassi di premio delle compagnie private rimarranno invariati rispetto a quanto annunciato a gennaio. Le assicurazioni, che guadagnano vendendo alternative private al piano sanitario governativo, speravano in un aumento delle tariffe più consistente.
Alle 15:30 il titolo Tesla perde l’1,5%. La casa di Elon Musk ha subito il primo calo delle consegne dal 2020. Nel primo trimestre le vendite di Tesla sono scese a 386.810 unità (-8,5% su base annua). Gli analisti si aspettavano invece 457 mila consegne. Il gigante dell’automotive è riuscito comunque a superare nuovamente la rivale cinese Byd. (riproduzione riservata)