Wall Street chiude debole la prima seduta del secondo trimestre: Dow Jones - 0,6%, S&P 500 -0,2%, Nasdaq +0,1%. Tra i titoli peggiori sulle borse Usa si distingue Trump Media & Technology Group, che cede il 21,5%. La società dietro Truth, il social media dell’ex presidente Usa, ha registrato una perdita di oltre 58 milioni di dollari nel 2023 che ha fiaccato le azioni in borsa dopo l’ipo record dell’ultima settimana di marzo.
Wall Street prosegue la seduta in rosso. Alle 17:15 il Dow Jones cede lo 0,6%, S&P 500 lo 0,4% e il Nasdaq lo 0,2%. Le borse americane prendono fiato dopo un primo trimestre con l’acceleratore. In settimana verranno diffusi importanti dati macro sull’occupazione, che indirizzeranno le scelte future della Fed (leggi sotto). L’economia americana intanto continua a reggere: a marzo l’indice Ism manifatturiero è salito a 50,3 punti dai 47,8 di febbraio. Il dato ha superato le previsioni degli analisti, ferme a 48,4 punti. Ancora di più: si tratta della prima espansione del settore manifatturiero Usa dopo 16 mesi di contrazione.
I mercati continuano ad aspettarsi che la banca centrale Usa inizi a tagliare i tassi a giugno. Così il cambio euro-dollaro scende a quota 1,0738 (-0,5%). Sui bond invece tornano le vendite e il rendimento del Treasury decennale sale al 4,32% (+0,1%). La seduta sorride al petrolio in attesa della riunione Opec+, che potrebbe estendere i tagli alla produzione fino alla fine del 2024: il prezzo del Brent sale allora dello 0,9% e quello del Wti dell’1,3%.
Wall Street apre la seduta contrastata. Alle 15:30 il Dow Jones cede lo 0,2%, S&P 500 sale dello 0,1% e il Nasdaq cresce lo 0,6%. Le borse americane iniziano il secondo trimestre del 2024 con prudenza. Il primo è stato da record: l’indice S&P 500 ha guadagnato il 10,2% nel suo miglior primo trimestre dal 2019, mentre il Dow Jones Industrial Average ha chiuso i tre mesi migliori dal 2021 grazie a una performance del +5,6%.
Marzo era finito con un’inflazione (quella pce di febbraio) in linea con le attese, un dato che però non ha smosso il presidente della Fed. Jerome Powell ha invitato ancora una volta alla cautela, ma i mercati restano convinti che a giugno arriverà il primo taglio dei fed fund, ora al 5,25-5,5%, ai massimi da oltre venti anni. Maggiori certezze potranno arrivare in settimana grazie ai dati sul mercato del lavoro americano. Ecco cinque titoli da monitorare lunedì 1 aprile.
Alle 15:30 il titolo Tesla cede lo 0,3%. La casa automobilistica di Elon Musk ha aumentato i prezzi della Model Y negli Stati Uniti di mille dollari: la versione base costerà 44.990 dollari. Dopo aver tagliato i listini - anche a costo di sacrificare i margini - per sconfiggere la concorrenza dei rivali cinesi, Tesla cambia strategia e prova così a rassicurare gli investitori: nell’ultimo mese le azioni hanno perso il 13%.
Alle 15:30 le azioni Microsoft salgono dell’1%. La big tech venderà Office e Teams in due pacchetti diversi in tutto il mondo per scongiurare multe antitrust. Lo scorporo è iniziato in Europa sei mesi fa, dopo che la Commissione Europea ha avviato un’indagine sulla big tech: per Bruxelles la commercializzazione insieme dei due prodotti avrebbe potuto procurare un vantaggio ingiusto rispetto ai competitor.
Alle 15:30 il titolo Barrick Gold cresce dell’1,3%. La società attiva nel settore dell’estrazione dell’oro si gode il nuovo record storico del metallo prezioso. In mattinata la materia prima ha superato i 2.283 dollari l’oncia, grazie alle crescenti aspettative su un taglio dei tassi a giugno da parte della Fed e il conseguente impatto sul doollaro.
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Alle 15:30 le azioni Microstrategy perdono il 3,8%. La società di business intelligence e di servizi cloud subisce le conseguenze delle scelte di investimento del suo presidente esecutivo, Michael Saylor, e risente del calo del prezzo del bitcoin sceso sotto 70 mila dollari. Nei giorni passati il manager ha venduto quasi 4 mila azioni MicroStrategy e così ha tagliato le gambe al titolo della società.
Alle 15:30 il titolo Micron Technology sale del 4,8%. L’azienda di semiconduttori corre grazie alla promozione di Bank of America. Gli analisti hanno alzato il target price del produttore di chip convinti dalle prospettive future della tecnologia di memoria a elevata larghezza di banda: entro il 2027 la domanda crescerà fino a superare i 20 miliardi. (riproduzione riservata)