Wall Street chiude in lieve rialzo una seduta all’insegna dell’incertezza: Dow Jones +0,4%, S&P500 +0,1%, Nasdaq +0,2%. Il dato sulle nuove offerte di lavoro, al di sotto delle attese, supporta l’ipotesi di un taglio dei tassi di interesse della Federal Reserve nei prossimi mesi. Ora i i mercati prezzano come più probabile un primo taglio ai tassi d'interesse da parte della Fed a settembre (al 55,3% contro il 41,7% di una settimana fa) rispetto a dicembre (al 31,8% dal 43,5% di sette giorni fa), come dimostrano i dati di Cme Group.
Il Bitcoin, intanto, torna sopra quota 70.000 dollari, toccando il massimo post halving a 71.071 dollari per poi ripiegare alle 22:00 ora italiana a 70.254 dollari (+1,7%). La criptovaluta è comunque vicina al record di tutti i tempi toccato lo scorso 14 marzo a 73.737 dollari. Da notare che ieri gli Etf spot sul bitcoin quotati negli Stati Uniti hanno segnato 15 sessioni consecutive di afflussi netti, un’ondata di denaro che ha portato l'iShares Bitcoin Fund (Ibit) di BlackRock a superare per la prima volta i 20 miliardi di dollari di asset in gestione.
Dopo il giro di boa di metà seduta i listini statunitensi sono contrastati. Alle 19:40 il Dow Jones guadagna lo 0,1%, mentre l’S&P 500 e il Nasdaq perdono rispettivamente lo 0,1% e lo 0,2%. Sul fronte corporate occhio a Tesla (-0,5%), dopo che l’amministratore delegato Elon Musk avrebbe deciso di dirottare una significativa parte dei chip di intelligenza artificiale di Nvidia, destinati al produttore di veicoli elettrici, al social media X e alla startup di xAI.
Alle 17:30 il Dow Jones cede lo 0,1%, l’S%P 500 perde lo 0,4% e il Nasdaq è in calo dello 0,4%. I dati macro di giornata restituiscono un calo delle offerte di lavoro negli Stati Uniti: secondo i dati del dipartimento del Lavoro il numero di offerte ad aprile è stato di 8,1 milioni, al di sotto delle stime degli analisti che si aspettavano un dato a 8,4 milioni. Rispetto allo stesso periodo dello scorso anno il calo è di 1,8 milioni di posti. Poco mosso il dato delle assunzioni, pari a 5,6 milioni, mentre il numero di persone che hanno lasciato il lavoro è cresciuto a quota 3,5 milioni. Stabili i licenziamenti è rimasto a 1,5 milioni, come a marzo.
Gli ordini alle fabbriche statunitensi ad aprile sono cresciuti per il terzo mese consecutivo. Il dipartimento del Commercio rileva un rialzo dello 0,7% a 588,2 miliardi di dollari, in linea con le attese degli analisti.
I mercati aspettano la prossima riunione della Fed, in programma l’11 e il 12 giugno, con la banca centrale che dovrebbe mantenere i tassi invariati. Intanto il presidente Joe Biden in un’intervista a Time commenta l’andamento dell’inflazione americana, attribuendola alle aziende americane più che a dazi o fattori esogeni: «Ora abbiamo la Corporate America che deruba il pubblico», ha detto il presidente, spiegando che le società stanno spingendo «artificialmente» i prezzi «per aumentare i loro profitti. Non è la stessa cosa dell'inflazione. Questo è un aumento dei prezzi».
Alle 15:30 il Dow Jones cede lo 0,1%, S&P 500 lo 0,2% e il Nasdaq lo 0,3%. Anche la seconda seduta di giugno si tinge di rosso dopo un mese di maggio in cui gli indici americani hanno aggiornato ancora i massimi storici. Questa volta però non c’entra la Fed, ma i timori sull’economia Usa dopo i dati deboli sul settore manifatturiero: i mercati si stanno chiedendo se il pil riuscirà a reggere alle scelte della banca centrale americana.
La Fed si riunirà l’11 e il 12 e dovrebbe mantenere i tassi d’interesse al 5,25-5,5%, ai massimi da oltre vent’anni. Il presidente Jerome Powell ha bisogno di maggiori prove prima di tagliare (nel 2024 i mercati prevedono un solo taglio dopo l’estate) perché l’inflazione fatica a compiere l’ultimo miglio, quello verso il target del 2%.
Le danze saranno aperte dalla Bce giovedì 6 giugno. La prima sforbiciata influenza già il cambio euro-dollaro, sceso a quota 1,087 (-0,3%). Anche il rendimento del Treasury decennale continua a limarsi e oggi si è abbassato al 4,35%. Infine, il petrolio soffre per la seconda seduta di fila (Brent e Wti -1,4%): l’Opec+ ha esteso i tagli al 2025 ma ha anche previsto una strategia per poi riespandere la produzione. Ecco cinque titoli da monitorare martedì 4 giugno.
Alle 15:30 il titolo Paramount cede l’1,6%. Il gigante dell’intrattenimento ha trovato un accordo con la casa di produzione Skydance per proseguire nel progetto di fusione. L’operazione ha un valore di 8 miliardi e potrebbe essere annunciata nei prossimi giorni. Il condizionale è d’obbligo perché l’azionista principale di Paramount, Shari Redstone, deve ancora concedere il suo ok. A far ben sperare è il sì di Skydance e dei suoi alleati, RedBird Capital e Kkr, alle condizioni avanzate da Paramount.
Alle 15:30 le azioni GameStop perdono il 6%. Possibili prese di profitto dopo che Keith Gill - in arte Roaring Kitty - ha rimesso le ali al rivenditore di videogiochi. L’investitore influencer ha condiviso uno screenshot in cui svelava di essere in possesso di 5 milioni di azioni GameStop, per un valore di circa 116 milioni. Così Gill ha scatenato un nuovo rally e la sua posizione si è apprezzata fino a 140 milioni. Ma Roaring Kitty non ne ha approfittato per vendere e ha pubblicato un secondo screen in cui mostra il suo portafoglio invariato. Il rally del 3 giugno ha spinto le azioni GameStop anche del 90%, poi il titolo ha perso slancio perché E-Trade, il broker di Morgan Stanley utilizzato da Gill, potrebbe bandirlo per timore che l’influencer manipoli il mercato.
Alle 15:30 il titolo Microsoft cede lo 0,6%. Per qualche ora ChatGpt, il chatbot ideato da OpenAI, si è bloccato. Il malfunzionamento ha coinvolto gli utenti di diversi Paesi - dagli Stati Uniti all’Europa, Italia inclusa - che non hanno più potuto inserire le loro richieste. La causa dello stop momentaneo dovrebbe essere un problema del server. OpenAI, sturtup di AI in cui Microsoft ha investito circa 13 miliardi, ha dichiarato di aver risolto il problema.
Alle 15:30 le azioni Intel perdono lo 0,5%. Il gigante americano dei semiconduttori ha sfidato Nvidia e Amd e ha lanciato i suoi nuovi chip per l’intelligenza artificiale. Il processore Xeon 6 garantirà prestazioni migliori dei predecessori e una maggiore efficienza energetica. Così Intel prova a colmare il gap con i rivali: da gennaio il titolo ha perso quasi il 40%, mentre le azioni Nvidia e Amd sono salite del 132% e dell’11%.
Alle 15:30 il titolo Alphabet classe A cede lo 0,4%. La holding di Google ha licenziato almeno cento dipendenti sparsi nei diversi team dell’unità cloud. La big tech continua a tagliare da inizio 2023 per cercare di contenere i costi dopo anni di grande espansione. Del resto investire in AI costa parecchio, così Google ha deciso di sottoporsi a una cura dimagrante. E questo nonostante la divisione cloud abbia più che quadruplicato l’utile operativo nell’ultimo trimestre. (riproduzione riservata)