L'Asia viaggia in rosso tranne la Cina, dove il governo sta dimostrando il suo sostegno alla popolazione nella crisi del colosso immobiliare Evergrande. Gli altri listini cedono il passo davanti ad un default controllato di un gruppo da 304 miliardi di dollari di debiti che, a quanto pare, non andrà a proteggere gli investitori esteri e per paura che la crisi energetica in Cina freni la crescita mondiale. Alle ore 7:20 italiane il Nikkei cede lo 0,35%, Hong Kong balza dell'1,5% e Shanghai sale dello 0,58%, con l'Asx/200 australiano in perdita per l'1,4% e il Kospi in calo per l'1%. L'oro scambia laterale a 1.751 dollari per oncia, corre il petrolio Wti americano dello 0,8% a 76 dollari il barile, continua a volare il gas naturale, +6,2% a 6,07 dollari.
L'euro passa di mano a 1,1701, la sterlina a 1,3711, lo yen cede lo 0,15% a 118,18, con il T bond Usa in decisa vendita. Il rendimento del decennale passa dall'1,48% di inizio sessiona asiatica all'1,5%. I futures sul Nasdaq sono in rosso, piatti quelli su S&P 500 e Dow Jones.
Shanghai balza dopo la dichiarazione della PBoC secondo cui la banca centrale proteggerà i consumatori esposti al mercato immobiliare. Nel frattempo, sempre la banca centrale cinese ha iniettato oggi nel sistema altri 15,5 miliardi di dollari (100 miliardi di yua), così come ha fatto ieri, per un totale di 460 miliardi di yuan nel corso dell'ultima settimana.
Il governo di Shenzhen ha iniziato a indagare sull'unità di gestione patrimoniale di Evergrande, un segnale che le autorità potrebbero muoversi per contenere i rischi di contagio. Passando ai dati, gli utili delle imprese industriali cinesi sono aumentati del 49,5% su base annua nel periodo gennaio-agosto, rallentando per il sesto mese consecutivo. A Hong Kong, il mercato risente in positivo dai segnali di migliori relazioni sino-americane sul caso Huawei e dalla dichiarazione di un alto dirigente dell'autorità bancaria della città secondo cui i rischi per le banche di Hong Kong dal default di Evergrande sono gestibili.
Sul fronte energetico, mentre una grave crisi sta paralizzando il cuore industriale del Nordest della Cina, alti funzionari affrontano pressioni crescenti da parte di cittadini allarmati per aumentare le importazioni di carbone in modo consistente e rapido in modo da mantenere le luci accese, le fabbriche aperte e persino le forniture di acqua.
Con la carenza di elettricità innescata dalla scarsa fornitura di carbone che paralizza ampie sezioni dell'industria, il governatore della provincia di Jilin, una delle più colpite nella seconda maggiore economia al mondo, ha chiesto un aumento delle importazioni di carbone. I media e locali scrivono che la mancanza di energia nel Nordest ha spento i semafori, gli ascensori e la copertura dei telefoni cellulari 3G, scrive oggi Reuters, oltre a innescare la chiusura delle fabbriche. Una società di servizi pubblici a Jilin ha persino avvertito che la carenza di energia potrebbe interrompere le forniture d'acqua in qualsiasi momento, prima di scusarsi per aver causato l'allarme.
Il Nikkei 225 sta viaggiando in rosso fra le preoccupazioni del debito irrisolto del Evergrande (che oggi sale del 4% a 2,65 dollari locali) e il potenziale impatto di una crescente carenza di energia in Cina, con molte fabbriche chiuse. Nel frattempo, dai verbali della riunione monetaria della BoJ di luglio è emerso che alcuni politici hanno avvertito del rischio di un ritardo nella ripresa economica del Paese. Per quanto riguarda la pandemia, un panel giapponese ha concluso lunedì che il numero di pazienti gravemente malati di Covid è in calo, ma richiede vigilanza contro una recrudescenza delle infezioni. (riproduzione riservata)