La carta stampata raggiunge sempre meno persone e sempre meno persone raggiungono le edicole: è questo il ritratto dipinto dal report di Stampa Romana e DataMediaHub, «Le edicole del futuro, il futuro delle edicole».
Per avere un’idea della situazione, basti pensare che la riduzione negli ultimi 20 anni è stata del 42,8%: da 35 mila a 20 mila unità. Tra queste, solo 10 mila edicole sono «pure», quindi dedicate unicamente a prodotti editoriali.
Il giro d’affari, dai 4,53 miliardi di euro del 2005, è calato a 1,11 miliardi a fine del 2024. Un tonfo drastico del 76% che incide naturalmente anche sui ricavi dei giornalai, ciascuno dei quali fattura in media 55 mila euro l’anno, con un aggio medio del 23,11% e un margine lordo annuo di circa 12.710 euro, pari a 1.059 euro lordi al mese. Considerando circa 13 ore di lavoro al giorno, ciò corrisponde a 2,94 euro all’ora.
Da 18,4 a 9,5 milioni di lettori in dieci anni: la carta stampata non è più attrattiva e tra chi ne fruisce prevalgono gli over 65 che vivono nei centri più piccoli, sotto i 10 mila abitanti.
Ma su 7.896 comuni, 4.974 (il 63%) sono già privi di edicole. Le situazioni più critiche si registrano in Molise, dove il 94,11% dei comuni è senza punti vendita, seguito da Trentino-Alto Adige (85,91%) e Valle d’Aosta (82,43%). Secondo Confesercenti, quasi 3,5 milioni di persone non possono più acquistare giornali o riviste nel proprio Comune.
Molte chiusure si sono verificate nel decennio 2014-2024 nei comuni fino a 15mila abitanti: -36,90% in quelli tra 15 e 50mila, -38% nei centri tra 60 e 250mila residenti e -34,20% nelle grandi città oltre i 250mila abitanti.
Il Lazio riflette in maniera emblematica questa tendenza: su 361 comuni, 212 (58,72%) non hanno più un’edicola pura. A Roma il fenomeno è particolarmente evidente, con molte edicole riconvertite in altre tipologie di negozi. Il Municipio I, quello del Centro Storico, è il più esposto: qui le edicole si trasformano sempre più in bancarelle generaliste. (riproduzione riservata)