L’Asia si muove positiva, martedì 20 maggio, sostenuta dal taglio dei tassi in Cina e Australia. Sullo sfondo resta la guerra commerciale Usa-Cina, mentre il presidente Xi Jinping sta rivedendo alcune posizioni importanti nell’esercito e fra gli economisti. Alle ore 7:40 italiane, il Nikkei sale dello 0,27%, Hong Kong dell’1,2%, Shanghai dello 0,5%. I futures sul Nasdaq viaggiano in calo dello 0,3% dopo che Moody’s ha tagliato il rating degli Usa per la prima volta dal 1919, togliendo la mitica tripla A al Paese.
La Banca Popolare Cinese ha tagliato i tassi portandoli a nuovi minimi a maggio, in linea con le attese del mercato, la prima riduzione dallo scorso ottobre. La decisione rientra nel più ampio pacchetto di misure di stimolo monetario varate da Pechino per sostenere la crescita economica e mitigare i possibili effetti negativi della guerra commerciale con gli Stati Uniti. Il Loan Prime Rate (LPR) a 1 anno è stato abbassato di 10 punti base, portandosi al 3,0%, mentre il tasso a 5 anni è sceso al 3,5%, anch’esso in calo di 10 punti base.
La Reserve Bank of Australia (RBA) ha ridotto il costo del denaro di 25 punti base, portandolo al 3,85% nella riunione di maggio, in linea con le previsioni del mercato. Si tratta del primo taglio da gennaio e riporta il costo del denaro ai livelli più bassi degli ultimi due anni, grazie al rientro dell’inflazione—sia headline che core—nel target del 2–3% della banca centrale.
Il board ha riconosciuto che i rischi inflattivi si sono riequilibrati, pur restando l’incertezza sull’evoluzione del contesto globale, in particolare a causa della volatilità delle politiche commerciali. L’indebolimento dello scenario economico estero, in parte dovuto all’inasprimento dei dazi statunitensi, ha spinto la Rba a considerare uno scenario negativo più severo. La banca centrale ha ribadito la propria disponibilità ad agire subito in caso di impatti significativi sull’attività economica o sull’inflazione.
La crescita del Pil australiano è attesa in ripresa, seppur graduale, frenata dalla debole domanda estera e dal rallentamento dei consumi interni. Il mercato del lavoro rimane solido, con il tasso di disoccupazione stabile al 4,1%.
Il ministro della Difesa cinese non dovrebbe partecipare al forum sulla sicurezza Shangri-La Dialogue in programma a Singapore la prossima settimana, un’assenza inusuale considerando la presenza costante della Cina negli anni passati.
Secondo fonti del FT, Pechino ha comunicato a Singapore che l'ammiraglio Dong Jun non sarà presente all’annuale conferenza organizzata dall’IISS, think tank con sede a Londra. Il Shangri-La Dialogue è considerato il principale forum di difesa in Asia e un canale importante per i colloqui tra i ministri della Difesa di Stati Uniti e Cina, soprattutto considerando che da oltre un decennio nessuna delle due nazioni ha inviato i propri vertici militari nel Paese concorrente.
Il presidente francese Emmanuel Macron sarà tra i relatori principali del forum il 30 maggio. Negli ultimi anni, la delegazione cinese ha spesso affrontato pressioni durante il Shangri-La Dialogue, con funzionari statunitensi e di altre nazioni indo-pacifiche che hanno criticato le attività sempre più pressanti dell’Esercito Popolare di Liberazione (Pla), in particolare attorno a Taiwan e nel Mar Cinese Meridionale. Il Segretario alla Difesa Usa, Pete Hegseth, dovrebbe intervenire al forum. L’ambasciata cinese negli Stati Uniti non ha rilasciato commenti in merito alla possibile assenza dell’ammiraglio cinese.
L’eventuale mancata partecipazione di Dong avviene in un contesto delicato per le forze armate cinesi: il presidente Xi Jinping ha recentemente rimosso diversi alti ufficiali dalla Commissione Militare Centrale (CMC), organo decisionale di vertice dell’esercito. Secondo il Financial Times, Xi ha destituito il generale He Weidong (numero due del PLA) e ha sospeso l’ammiraglio Miao Hua, entrambi membri della Cmc. Sempre l’FT aveva riportato che anche Dong era stato oggetto di un’indagine interna, dalla quale tuttavia sarebbe uscito senza conseguenze.
Gao Shanwen, capo-economista del gruppo statale Sdic Securities di Hong Kong, già consigliere di alti funzionari governativi e con esperienze lavorative nella Banca centrale cinese, aveva messo in dubbio i dati della crescita della Cina e quelli relativi alla disoccupazione giovanile, a suo avviso rispettivamente meno della metà e più del doppio rispetto ai valori diffusi. Risultato? L'economista è finito sotto indagine.
Secondo il Wall Street Journal, Gao ha sollevato dubbi sulla gestione economica di Pechino durante un forum tenutosi lo scorso gennaio a Washington. L'economista di Xi Jinping aveva dichiarato che la Cina potrebbe essere cresciuta a un ritmo inferiore alla metà di quello del 5% circa dichiarato dalle autorità. Questo avrebbe irritato i vertici del partito alle prese con un rapporto molto teso con gli Stati Uniti sul fronte dei dazi. (riproduzione riservata)