L’Asia chiude la settimana positiva, venerdì 9 maggio. Bene il Nikkei, che alle ore 7:40 italiane sale dell’1,5%, Hong Kong e Shanghai, invece, viaggiano attorno alla parità nonostante i dati macro buoni. Resta sullo sfondo il tema delle complesse contrattazioni fra Usa e Cina per cercare di tagliare i dazi a tripla cifra. L’oro sale dello 0,6% a 3.326 dollari l’oncia, in crescita anche il petrolio Wti americano a 60,26 dollari il barile. I futures sul Nasdaq, intanto, si muovono positivi (+0,13%).
Le esportazioni cinesi sono cresciute dell’8,1% su base annua ad aprile 2025, ben oltre le attese del consenso (+1,9%), segnando il dodicesimo mese consecutivo di miglioramento. Tuttavia, il ritmo si è ridotto rispetto al +12,4% registrato a marzo, riflettendo l’impatto delle pesanti tariffe statunitensi introdotte dall’amministrazione Trump. Le importazioni sono invece calate dello 0,2%, una flessione più contenuta rispetto al -4,3% di marzo e migliore delle aspettative degli analisti (-5,9%).
Secondo i dati elaborati dalla CNBC, le esportazioni cinesi verso gli Stati Uniti sono crollate di oltre il 21% su base annua, mentre le importazioni dalla stessa area si sono ridotte di quasi il 14%. Parte del rimbalzo delle esportazioni complessive potrebbe essere attribuito al transito via paesi terzi e a contratti siglati prima dell’annuncio delle nuove tariffe, secondo Zhiwei Zhang, presidente e capo economista di Pinpoint Asset Management. Zhang prevede un progressivo indebolimento dei dati commerciali nei prossimi mesi.
Le esportazioni cinesi verso i paesi dell’area Asean (Associazione delle Nazioni del Sudest Asiatico) sono aumentate del 20,8% ad aprile, accelerando rispetto all’11,6% di marzo. Le importazioni sono cresciute del 2,5%. Verso l’Unione Europea, invece, le esportazioni sono salite dell’8,3%, mentre le importazioni sono crollate del 16,5%.
L’amministrazione Trump starebbe valutando un’importante riduzione dei dazi durante i colloqui previsti nel weekend con la Cina, nel tentativo di allentare le tensioni e ridurre l’impatto economico reciproco. Secondo quanto scrive Bloomberg, i negoziati, che si terranno a Ginevra con la guida del segretario al Tesoro Scott Bessent e del vicepremier cinese He Lifeng, gli Usa puntano a ridurre i dazi sotto al 60%, con la speranza che Pechino possa fare lo stesso. Tali tagli potrebbero essere implementati già dalla prossima settimana in caso di progressi.
Tra le richieste principali degli Stati Uniti vi è anche la rimozione delle restrizioni cinesi all’export di terre rare, essenziali per la produzione di magneti in vari settori industriali. I progressi sarebbero stati fatti anche sul tema del fentanyl, con la possibilità di aprire un canale di dialogo per ridurre l’export cinese di precursori chimici utilizzati nella sintesi di questa droga che ha causato migliaia di morti negli Usa.
Il principale ostacolo è rappresentato dal fatto che i dazi tra le due maggiori economie mondiali sono ormai a livelli estremi: le tariffe statunitensi su molte importazioni cinesi raggiungono il 145%. Anche una significativa riduzione rischia di non avere effetti immediati sui consumatori americani, che potrebbero comunque affrontare prezzi più alti e scaffali vuoti nei prossimi mesi.
Il presidente Usa, Donald Trump, ha dichiarato giovedì che le tariffe «scenderanno», aggiungendo di aspettarsi «un buon weekend con la Cina». Il Segretario al Commercio Howard Lutnick ha ribadito che l’obiettivo è una de-escalation e che anche la delegazione cinese condivide questo intento. Le dichiarazioni hanno alimentato l’ottimismo sui mercati: giovedì l’S&P 500 ha recuperato i livelli precedenti all’annuncio dei dazi reciproci, che a inizio aprile avevano scatenato la peggiore seduta per Wall Street dal 2020. (riproduzione riservata)