Asia positiva, venerdì 2 maggio, grazie alla conferma della Cina che sono effettivamente in corso negoziati con gli Usa sul fronte dei super dazi. Alle ore 7:30 italiane, il Nikkei sale dell’1,2%, Hong Kong dell’1,65%, Shanghai è chiusa per festività. I futures sul Nasdaq, invece, viaggiano in rialzo dello 0,5% circa.
La Cina ha annunciato di stare valutando le recenti aperture da parte degli Stati Uniti per avviare negoziati mirati a risolvere la guerra commerciale in corso. Il conflitto, che dura da mesi, ha provocato turbolenze nei mercati finanziari e ha inciso negativamente sulla crescita economica. Secondo quanto riferito da un portavoce del Ministero del Commercio cinese, esponenti di alto livello dell’amministrazione statunitense hanno contattato Pechino «più volte attraverso canali appropriati» con l’intento di discutere della questione tariffaria.
Pechino ha ribadito che qualsiasi forma di dialogo sarà possibile solo se gli Stati Uniti dimostreranno «vera sincerità» revocando i dazi unilaterali imposti. In caso contrario, secondo le autorità cinesi, verrebbe a mancare la fiducia reciproca necessaria. «Se gli Stati Uniti vogliono negoziare, devono dimostrare la buona fede correggendo le pratiche scorrette e cancellando i dazi unilaterali», riporta la nota ufficiale.
Nel corso dell’anno, il presidente Usa, Donald Trump, ha imposto dazi fino al 145% sui beni importati dalla Cina. Pechino ha risposto con misure simmetriche, applicando tariffe del 125% sui prodotti statunitensi. Entrambe le parti hanno comunque concesso alcune esenzioni su prodotti critici per mitigare gli impatti economici.
L’iniziativa cinese giunge in un contesto di messaggi contrastanti da parte dei due governi. Entrambe le amministrazioni sembrano voler evitare di essere percepite come le prime a cedere. Il Segretario di Stato Usa, Marc Rubio, ha dichiarato che «la Cina vuole incontrarsi e discutere», suggerendo che i colloqui potrebbero iniziare a breve.
Secondo gli analisti, un accordo commerciale appare improbabile nel breve termine, soprattutto a causa dell’imprevedibilità dell’amministrazione Trump. «Avviare un negoziato è complicato perché Trump è caotico. La Cina non vuole perdere il controllo solo per iniziare una trattativa», il commento di Dan Wang, direttore di Eurasia Group.
Wang ritiene più probabile uno scenario di tregua prolungata, con un allentamento progressivo delle misure tariffarie ma senza concessioni formali pubbliche, potenzialmente per tutta la durata del mandato presidenziale di Trump.
«Entrambe le parti sono restie a fare concessioni su temi che considerano strategici per la sicurezza economica nazionale», la spiegazione di Alfred Montufar-Helu, consulente del China Center del think tank The Conference Board.
Uno dei principali obiettivi cinesi nei negoziati sarà il ripristino dei dazi ai livelli pre-conflitto, fatto che potrebbe fornire sollievo alle imprese di entrambi i Paesi, anche se non è chiaro se l’amministrazione Trump accetterà questa condizione.
Alcuni funzionari statunitensi, tra cui il Segretario al Tesoro Scott Bessent, hanno suggerito che una riduzione delle tensioni con la Cina è possibile. In un’intervista a Fox Business, Bessent ha detto che i dazi attuali «non sono sostenibili per la Cina» e che esistono margini per un «grande accordo. Tutto è sul tavolo. Prima dobbiamo allentare le tensioni, poi potremo lavorare su un accordo più ampio», ha dichiarato.
Il consigliere economico della Casa Bianca, Kevin Hassett, ha parlato di «discussioni informali» in corso tra le due amministrazioni, notando che le recenti esenzioni da parte della Cina su alcuni prodotti Usa indicano una certa volontà di cooperazione.
«Occorre prendere queste dichiarazioni con cautela», il commento di Tianchen Xu, economista per conto dell’Economist Intelligence Unit. Secondo Xu, entrambi i governi attendono che sia l’altro a fare il primo passo. Xu ipotizza una riduzione delle tariffe ai livelli del 40-50% nei prossimi due trimestri, in linea con le esenzioni recentemente introdotte da entrambe le parti.
La Cina ha esentato dai dazi alcuni prodotti statunitensi strategici, tra cui farmaci, semiconduttori, apparecchiature aerospaziali ed etano. Tuttavia, sul piano politico, Pechino mantiene una posizione ferma: nessuna trattativa significativa potrà iniziare senza il ritiro totale delle misure tariffarie da parte di Washington.
«Anche se in pratica i dazi si stanno riducendo, la posizione ufficiale cinese resta immutata. Pechino non vuole cadere nella trappola statunitense e sta gestendo in modo attivo il processo di decoupling», ha concluso Dan Wang. (riproduzione riservata)