1Quali le origini del progetto del fondo Amendola?
R. L'idea nasce dalla convinzione che il ruolo di una sgr è di gestire gli immobili di un fondo non solo attraverso le tradizionali attività di manutenzione, asset e property management, e magari sviluppo o riqualificazione. In quest'ambito infatti un ruolo importante può essere svolto anche da servizi messi a disposizione degli inquilini. Per fare un esempio, a parità di location, dimensioni, stato, un ufficio ad alta efficienza energetica avrà costi di riscaldamento inferiori rispetto a uno tradizionale, e quindi, a parità di canone, il cliente lo preferirà. Certo si può rendere il secondo più competitivo riducendo il canone di locazione, ma in tempi a inflazione zero, dove quindi il prezzo dell'immobile non aumenta nel tempo, la bassa redditività riduce anche il valore dell'immobile. Per valorizzare gli immobili occorro quindi idee nuove.
2Tutto questo come viene declinato nel bando per il fondo Amendola? E perché si è pensato a servizi per gli anziani?
R. Siamo partiti da alcune constatazioni. In primo luogo, la popolazione italiana invecchia, e il trend è destinato a continuare. In cifre: gli ultrasessantacinquenni rappresentano oggi il 21,4% della popolazione, contro il 18,1% del resto d'Europa, e per il 2030 si prospetta un'ulteriore al 27,9%, pari a 17 milioni di italiani. Le Residenze sanitarie esistenti non sono in grado di rispondere alle esigenze connesse a una popolazione anziana né in termini numerici né sotto il profilo culturale, senza contare che non si tratta solo di esigenze di tipo sanitario. Da qui l'idea di arricchire le caratteristiche del complesso residenziale strutturando dei servizi a supporto appunto della popolazione meno giovane. E abbiamo deciso di partire col complesso che fa capo al fondo Amendola perché conta un numero di utenti potenziali adeguato, 500 famiglie, per oltre la metà in età avanzata. Lo stesso discorso potrà essere replicato in altri edifici magari adattandolo ad altre tipologie di abitanti come famiglie, studenti, giovani coppie.
3Ma in che cosa consiste esattamente il progetto e che cosa prevede il bando?
R. Intanto una premessa: per aiutare a strutturare il servizio abbiamo messo a disposizione di chi vincerà la cara due appartamenti del complesso sfitti da tempo, a pianterreno e quindi facilmente accessibili. Il bando chiede ai partecipanti di individuare soluzioni, idee e progettualità finalizzate a integrare la locazione dei due spazi con l'offerta di servizi diretti agli inquilini del complesso immobiliare. La natura dei servizi dovrà tenere in speciale considerazione le esigenze degli over 65, e quindi servizi socio-assistenziali, sanitari e medici, nonché servizi di assistenza alla gestione e alla somministrazione delle cure, ma anche servizi di assistenza e di supporto pratico ai bisogni di tutti i giorni. Nel bando peraltro, visto che si tratta di un progetto pilota, non siamo voluti entrare troppo nel dettaglio proprio per non mettere limiti alle idee che potranno arrivare.
4Chi potrà partecipare alla gara? Rsa, cooperative di assistenza o anche i privati?
R. Pensiamo sicuramente a entità strutturate sia per la complessità delle esigenze cui dovranno rispondere sia perché il solo valore di avviamento del progetto è di 500-800 mila euro. Noi mettiamo a disposizione gli immobili a canone zero per due o tre anni, fermo restando che l'offerente potrà puntare un'offerta più bassa e un periodo free rent più breve e viceversa. I servizi verranno poi erogati agli inquilini a tariffe agevolate.
5Parla di replicare il progetto in altri complessi, ma ormai più nessun operatore istituzionale, enti previdenziali a parte, ha in portafoglio immobili residenziali...
R. È vero, ma il trend potrebbe cambiare, e trovare la strada giusta per valorizzare gli asset abitativi potrebbe dare una spinta al settore. Tra l'altro gli italiani, specie i giovani, oggi sono più propensi ad affittare casa invece che comprarla, quindi parliamo di una platea potenziale in crescita. Il resto dovrebbero farlo da un lato i fondi pensione, che per ora non puntano sul mattone, e il governo dall'altro, attraverso sgravi fiscali agli operatori che offrono case in affitto, per esempio la cedolare secca, oggi riservata solo ai privati. Investire sgr in ogni caso, proprio perché gestisce il patrimonio di diverse casse di previdenza, ha due miliardi di euro di asset di tipo residenziale in gestione. Mi sembra un buon punto di partenza. (riproduzione riservata)